La Svezia sta vivendo un momento critico per quanto riguarda l’inverno demografico. Il tasso di natalità è precipitato, infatti, a 1,42 figli a persona – il livello più basso dal 1749, vale a dire da ben 277 anni – nonostante il Paese possa vantare un avanzato e invidiato sistema di welfare soprattutto quando si tratta di sostenere le famiglie. Il dato preoccupante ha costretto il primo ministro Ulf Kristersson, leader del governo di centrodestra, a proporre come pilastro della campagna elettorale per le Politiche di settembre la fecondazione assistita di Stato per tutti. Ne dà notizia il sito RivistaStudio.com.
Una scelta annunciata dopo la pubblicazione del dato che prelude a un minaccioso inverno demografico e che costringerà il futuro governo a varare una radicale riforma dell’attuale legislazione. Oggi in Svezia il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi di fecondazione assistita per tutte le persone che ancora non hanno figli. Kristersson ha detto che se dovesse vincere lui le elezioni il Servizio Sanitario Nazionale coprirà i costi per tutti i tentativi di fecondazione assistita, per i primi figli, i secondi, i terzi, i quarti, i quinti… Il messaggio di Kristersson si può sintetizzare in “più siamo e meglio stiamo”.
Se la proposta diventasse legge, sarebbe un cambiamento enorme per la Svezia. Al momento, avere un figlio tramite procreazione assistita costa in media 4.500 euro, un costo che il centrodestra punta ad azzerare per «sbloccare il desiderio di famiglia». Un obiettivo condiviso anche dalla Ministra della Salute, la cristiano-democratica Elisabet Lann, che ricorda come in Svezia una coppia su sei soffra di infertilità involontaria.
Ma ci sono anche i critici che sottolineano come una simile proposta finirà per ridurre il calo demografico a una semplice questione economica, ignorando i cambiamenti socioculturali che hanno contribuito e contribuiscono ancora a questa trasformazione della società svedese. I sociologi dell’Università di Stoccolma sostengono che la scelta di non avere figli è ormai legata a una transizione culturale in cui la genitorialità è considerata soltanto uno dei possibili stili di vita tra i quali l’individuo può scegliere, all’interno di un mondo in cui la realizzazione professionale, i viaggi, le amicizie e la cura di sé occupano uno spazio identitario sempre maggiore rispetto al passato e rispetto alla famiglia.
