Scontri a Bologna dopo il presidio per la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne morto ieri al Pilastro dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti. Dopo un partecipatissimo presidio in piazza Nettuno, dove c’era la famiglia del 42enne, il sindaco Lepore e il presidente della Regione Emilia Romagna, De Pascale, una parte di manifestanti (guidati da zoccolo duro e collettivi) si è spostata in piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura di Bologna, presidiata da alcuni blindati della Polizia. Sono stati scanditi cori e slogan contro la Polizia, i manifestanti hanno gridato “assassini” e “Tout le monde deteste la Police”. Andata a fuoco anche una Fiat Panda parcheggiata nella zona degli scontri (foto)
GLI SCONTRI DAVANTI ALLA PREFETTURADI BOLOGNA (da Fb – Local Team)
È qui che a un certo punto si è arrivati agli scontri tra la Polizia e i manifestanti. Ci sono stati lanci di oggetti contro le forze dell’ordine (tra cui bombe carta, fumogeni, bottiglie e pure un cartello stradale) e cariche in risposta, prima tre e poi una quarta. Alla fine, la Polizia ha usato idranti e lacrimogeni per allontanare i manifestanti.
Nonostante l’invito alla calma da parte di uno dei manifestanti più anziani, che aveva anche proposto di ripartire in corteo verso la stazione, la frangia più avanzata dei manifestanti è avanzata verso il cordone di Polizia, e nel giro di pochi minuti si sono registrate tre cariche da parte degli agenti, durante le quali sono stati anche lanciati degli oggetti. In questo momento la situazione è in fase di stallo, anche se alcuni manifestanti continuano a gridare “Assassini” e “Tout le monde deteste la police” all’indirizzo degli agenti schierati in tenuta antisommossa.
Bombe carta, fumogeni, lacrimogeni e un nuovo lancio di oggetti, tra cui anche un cartello stradale. La Polizia ha effettuato una quarta carica della Polizia e poi, al termine, ha lanciato lacrimogeni e utilizzato gli idranti per allontanare i manifestanti che stavano fronteggiando gli agenti davanti alla Prefettura. I manifestanti sono arretrati, ma il lancio di oggetti prosegue, mentre l’idrante si è spostato in avanti di qualche metro. I manifestanti hanno lanciato fumogeni e bombe carta davanti alla Prefettura in piazza Roosevelt a Bologna dove si fronteggiano una parte dei manifestanti che ha preso parte alla manifestazione per Abderrahim Fakir e la Polizia. Gli idranti allontano i manifestanti alleggerendo la pressione sulla zona della porta di ingresso della Prefettura.
LA DIRETTA DEGLI SCONTRI da Local Team
Sarà l’avvocato Fabio Anselmo, che in passato si è già occupato di casi simili, come quelli di Stefano Cucchi, Riccardo Magherini e prima ancora di Federico Aldrovandi, a rappresentare i familiari di Abderrahim Fakir, il 42enne morto ieri nel quartiere Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra da due agenti di Polizia. L’avvocato, che nella vicenda di Riccardo Magherini si è occupato di una situazione molto molto simile a quella di ieri, chiede che le indagini siano “indipendenti, rigorose e trasparenti“. E che a farle non sia la Polizia, ovvero lo stesso corpo di cui fanno parte di agenti indagati per la morte del 42enne.
La morte di Riccardo Magherini avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Morì a Firenze nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014, immobilizzato da quattro Carabinieri, mentre con voce sempre più strozzata chiedeva aiuto e ripeteva che stava morendo. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha già condannato l’Italia per quella vicenda. Eppure siamo ancora qui”. Così aveva scritto questa mattina in un post l’avvocato Anselmo, che è anche consigliere comunale a Ferrara, prima di ricevere l’incarico per la difesa della famiglia di Abderrahim Fakir, deceduto dopo un intervento degli agenti di Polizia ieri al Pilastro.

Sulla vicenda la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e iscritto a modello 45-bis i due poliziotti e quattro sanitari del 118. Si tratta del nuovo registro di annotazione preliminare introdotto recentemente dal ministero della Giustizia che consente al pubblico ministero di annotare fatti di reato che risultano manifestamente commessi in presenza di una causa di giustificazione, evitando l’automatica iscrizione della persona nel registro degli indagati. Ad assistere i due agenti iscritti a modello 45-bis sarà l’avvocato Gabriele Bordoni.

“Adesso cominceranno le indagini, ci sarà l’autopsia, si parlerà delle condizioni di salute pregresse, dell’eventuale assunzione di sostanze, di ogni possibile causa alternativa. È giusto accertare tutto. Ma- puntualizza l’avvocato, già legale della famiglia di Federico Aldrovandi- esiste una domanda che non può essere cancellata: perché un uomo è morto proprio mentre veniva tenuto a terra in una posizione che, nelle immagini, appare impedirgli di respirare?
Chiedetevi in quale momento qualcuno si sia realmente preoccupato delle condizioni di Fakir. Chiedetevi cosa pensassero gli agenti mentre era immobilizzato a terra e cosa potessero fare, in quelle condizioni, i sanitari presenti”. Conclude quindi Anselmo (nella foto con la compagna Ilaria Cucchi): “La tutela della vita non viene sospesa nel momento in cui interviene la polizia. Ora servono indagini rigorose, indipendenti e trasparenti. Servono tutte le immagini disponibili, comprese quelle delle body cam, integralmente conservate e acquisite. Perché quando una storia già vista si ripete, non basta più parlare di fatalità, ma bisogna chiedersi cosa non abbiamo imparato“.
(In collaborazione con Vania Vorcelli e Andrea Mari dell’Agenzia Dire – www.dire.it)






