TRAGEDIA DELLE MALDIVE / Perde la vita anche un sub della squadra per il recupero dei corpi dei cinque italiani

Le operazioni di ricerca alle grotte di Alimatha, nell’atollo di Vaavu, sono riprese stamattina. L’unico corpo recuperato finora è quello dell’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti. Mancano all’appello Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. A quanto si apprende dai media locali uno dei sommozzatori impegnato nei soccorsi avrebbe avuto un malore e sarebbe morto. Si tratta – scrive il Corriere della Sera – di un sommozzatore delle Forze di Difesa Nazionali delle Maldive: il sergente scelto Mohammed Mahudhee. L’uomo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale ADK ma non c’è stato nulla da fare. Ci sarebbe stato un problema di depressurizzazione durante la fase di risalita.

LA CRONACA DELLA TRAGEDIA

Le Maldive sono state teatro di una tragedia che ha visto come vittime cinque italiani  impegnati in una escursione subacquea nell’atollo di Vaavu, vicino a Alimathaa (sotto, nella foto). Secondo le notizie fornite dalla Farnesina, i cinque esperti e studiosi del mare nostri connazionali sono morti durante l’esplorazione di alcune grotte a una profondità di 50 metri. Il gruppo di sub era partito dalla safari boat Duke of York per un’immersione che si è rivelata fatale.

Le vittime sono Monica Montefalcone, (nella foto sopra mentre riceve nel 2022 il Premio Atlantide),  51 anni, biologa marina, docente e ricercatrice dell’Università di Genova; la figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, studentessa di ingegneria biomedica; Gianluca Benedetti, originario di Padova e manager operativo della safari boat; Federico Gualtieri, 30 anni, di Omegna, nel Novarese, che si era laureato con la professoressa Montefalcone e che si trovava alle Maldive per una ricerca;  Muriel Oddenino, 31 anni, ricercatore dell’Università di Genova. Monica Montefalcone era una biologa ed ecologa nota anche come divulgatrice in tv,  e molto apprezzata negli ambienti scientifici internazionali per il suo contributo alla comprensione degli ecosistemi marini e per il suo impegno nella conservazione dell’ambiente marino e la protezione dei nostri mari.
Da sinistra Monica Montefalcone, Federico Gualtieri, Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti e Muriel Oddenino

Tra le cause della tragedia si fa l’ipotesi della tossicità da ossigeno o iperossia dovuta a un’esposizione prolungata o ad alta pressione ad elevate concentrazioni di ossigeno durante immersioni profonde. Il fenomeno provoca danni ai tessuti e colpisce il sistema nervoso centrale, causando perdita di coscienza, convulsioni e altri gravi effetti neurologici.

Su Repubblica.it, il direttore di Pneumologia dell’azienda ospedaliera di Verona, Claudio Micheletto,  spiega che “quando si respirano alte concentgrazioni di ossigeno, il gas diventa tossico per l’organismo e durante immersione si verificano vertigini, dolore, alterazione dello stato di coscienza e disorientamento che di fatto rendono quasi impossibile risalire in superficie. È probabile – aggiunge Micheletto –  che le bombole non abbiano funzionato e che chi le utilizzava non poteva accorgersene. I controlliqualcosa non abbia funzionato nelle bombole. Chi le utilizzava non poteva accorgersene: i controlli competono a chi produce e gestisce le attrezzature”.

Al momento, però, non ci sono conferme. Oltre alla profondità e alla complessità tecnica dell’immersione in grotta, un ruolo determinante potrebbe essere stato giocato dalle proibitive condizioni meteorologiche. Nell’area era infatti attiva unallerta gialla.

Restano quindi da chiarire le cause, ma secondo alcuni media locali una delle ipotesi più attendibile è proprio  quella della “tossicità dell’ossigeno”. A spiegare il fenomeno è anche Maurizio Uras, titolare del centro “L’Argonauta” di Cala Gonone, in Sardegna. “È un fenomeno che può verificarsi quando si scende molto in profondità. Se la miscela contenuta nella bombola non è adeguata, l’ossigeno può diventare tossico”, ha detto. Secondo l’esperto, oltre i limiti previsti per le immersioni  è necessario utilizzare miscele particolari, riducendo ossigeno e azoto e aumentando altri gas come l’elio. In caso contrario, i sub rischiano crampi, sofferenza muscolare e problemi cardiaci. Uras sottolinea inoltre come le forti correnti dell’Oceano Indiano possano aver rappresentato un ulteriore fattore di rischio. “Mi stupisce che possano essersi sentiti male tutti e cinque nello stesso momento, ma non sappiamo ancora cosa sia realmente accaduto”, conclude l’esperto.

“A 50 metri di profondità nel mare ci sono diversi rischi, è una vera tragedia – è il commento riportato dall’agenzia Adnkronos Salute di Alfonso Bolognini, presidente della Simsi, Società italiana di Medicina subacquea ed iperbarica – Le ipotesi che possiamo fare in questo momento – senza avere elementi concreti e diretti – sono diverse: una miscela respiratoria inadeguata che può creare una crisi di iperossia. Ma c’è anche l’aspetto psicologico, dentro una grotta a 50 metri di profondità basta un problema a un operatore o un attacco di panico a un sub, l’agitazione generà la torbidità dell’acqua e può peggiorare la visibilità. In questi casi – avverte il medico – la componente di panico potrebbe far commettere degli errori fatali”. Ma non solo, “ci sono stati decessi simili a questi dove è stata trovata la contaminazione della miscela respiratoria all’interno delle bombole, si sono registrati dei casi – prosegue – di intossicazione per contaminazione di idrocarburi quando queste non vengono caricate a regola d’arte. Non è facile dire ora – conclude Bolognini – cosa può essere accaduto con precisione in fondo al mare”.

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