Tra le cause della tragedia si fa l’ipotesi della tossicità da ossigeno o iperossia dovuta a un’esposizione prolungata o ad alta pressione ad elevate concentrazioni di ossigeno durante immersioni profonde. Il fenomeno provoca danni ai tessuti e colpisce il sistema nervoso centrale, causando perdita di coscienza, convulsioni e altri gravi effetti neurologici.
Su Repubblica.it, il direttore di Pneumologia dell’azienda ospedaliera di Verona, Claudio Micheletto, spiega che “quando si respirano alte concentgrazioni di ossigeno, il gas diventa tossico per l’organismo e durante immersione si verificano vertigini, dolore, alterazione dello stato di coscienza e disorientamento che di fatto rendono quasi impossibile risalire in superficie. È probabile – aggiunge Micheletto – che le bombole non abbiano funzionato e che chi le utilizzava non poteva accorgersene. I controlliqualcosa non abbia funzionato nelle bombole. Chi le utilizzava non poteva accorgersene: i controlli competono a chi produce e gestisce le attrezzature”.
Al momento, però, non ci sono conferme. Oltre alla profondità e alla complessità tecnica dell’immersione in grotta, un ruolo determinante potrebbe essere stato giocato dalle proibitive condizioni meteorologiche. Nell’area era infatti attiva un’allerta gialla.
Restano quindi da chiarire le cause, ma secondo alcuni media locali una delle ipotesi più attendibile è proprio quella della “tossicità dell’ossigeno”. A spiegare il fenomeno è anche Maurizio Uras, titolare del centro “L’Argonauta” di Cala Gonone, in Sardegna. “È un fenomeno che può verificarsi quando si scende molto in profondità. Se la miscela contenuta nella bombola non è adeguata, l’ossigeno può diventare tossico”, ha detto. Secondo l’esperto, oltre i limiti previsti per le immersioni è necessario utilizzare miscele particolari, riducendo ossigeno e azoto e aumentando altri gas come l’elio. In caso contrario, i sub rischiano crampi, sofferenza muscolare e problemi cardiaci. Uras sottolinea inoltre come le forti correnti dell’Oceano Indiano possano aver rappresentato un ulteriore fattore di rischio. “Mi stupisce che possano essersi sentiti male tutti e cinque nello stesso momento, ma non sappiamo ancora cosa sia realmente accaduto”, conclude l’esperto.
“A 50 metri di profondità nel mare ci sono diversi rischi, è una vera tragedia – è il commento riportato dall’agenzia Adnkronos Salute di Alfonso Bolognini, presidente della Simsi, Società italiana di Medicina subacquea ed iperbarica – Le ipotesi che possiamo fare in questo momento – senza avere elementi concreti e diretti – sono diverse: una miscela respiratoria inadeguata che può creare una crisi di iperossia. Ma c’è anche l’aspetto psicologico, dentro una grotta a 50 metri di profondità basta un problema a un operatore o un attacco di panico a un sub, l’agitazione generà la torbidità dell’acqua e può peggiorare la visibilità. In questi casi – avverte il medico – la componente di panico potrebbe far commettere degli errori fatali”. Ma non solo, “ci sono stati decessi simili a questi dove è stata trovata la contaminazione della miscela respiratoria all’interno delle bombole, si sono registrati dei casi – prosegue – di intossicazione per contaminazione di idrocarburi quando queste non vengono caricate a regola d’arte. Non è facile dire ora – conclude Bolognini – cosa può essere accaduto con precisione in fondo al mare”.