Periodo difficile per i conti pubblici del nostro Paese. Mentre lo spread (la differenza di rendimento tra i BTP italiani e i Bund tedeschi, serve a capire il sentimento degli investitori verso il nostro Paese) vola a 131 punti, il governo si appresta a decidere lo scostamento di bilancio. “Se si sfora si rischia la fine della Grecia” ha detto il viceministro Leo. Il tutto in un quadro dell’aumento dei prezzi preoccupante: l’inflazione è al 4,2%. Stamani, alcune dichiarazioni dei ministri, fanno chiarezza sullo stato reale delle nostre finanze e fanno capire fino a che punto alcune spese controverse – come quelle per gli armamenti – il 5% del “nostro amico Donald Trump” o per il Ponte sullo Stretto – stiano schiacciando la finanza pubblica.
Maurizio LEO, viceministro dell’Economia: “Non possiamo permetterci sforamenti, altrimenti rischiamo un tracollo come quello vissuto dalla Grecia – ha detto durante un incontro con la giunta esecutiva di Confartigianato – la manovra sarà difficile“. E ha citato gli effetti dell’inflazione, il peso del debito pubblico e la necessità di mantenere sotto controllo lo spread. Per questo, ha spiegato, l’Italia deve procedere con particolare prudenza sul fronte dei conti pubblici, anche se ciò limita la possibilità di finanziare nuovi interventi. Il viceministro ha auspicato che l’Unione europea conceda maggiori margini di flessibilità, offrendo “un po’ di ossigeno” per misure più mirate. Tra le priorità del governo figura il sostegno al ceto medio attraverso un ulteriore taglio dell’Irpef. ” Parlando dei bonus edilizio, il viceministro ha però messo in guardia dal ripetere gli errori del passato. “Siamo rimasti un po’ scottati dal meccanismo del credito d’imposta”, ha osservato, ricordando che il peso del superbonus sui conti pubblici sarà ancora pari a 23 miliardi di euro nel prossimo anno. “Per questo motivo, eventuali nuovi incentivi dovranno essere calibrati con attenzione, evitando il ripetersi delle distorsioni che hanno caratterizzato la misura”.
Antonio TAJANI, ministro degli Esteri: “Già oggi al Consiglio dei Ministri decideremo lo scostamento di bilancio e come è noto, avendo ottenuto la possibilità di maggiore flessibilità delle spese in materia di difesa ed energia, potremo già oggi dire che ci sarà lo scostamento. Credo che staremo attorno ai 7 miliardi per quest’anno. Dovremmo presentare a Bruxelles una serie di proposte e, una volta approvate, potremo essere operativi. Mi auguro che a Francoforte si mettano una mano sulla coscienza e si rendano conto che l’inflazione che c’è oggi è un’inflazione esogena, non endogena. Aumentare il costo del denaro non farebbe che peggiorare la situazione, proprio perché non è un’inflazione provocata da noi. Quindi mi auguro che non ci sia un incremento dei tassi”.
Giancarlo GIORGETTI, ministro dell’Economia, prima del Consiglio dei ministri che aggiornerà le stime del Pil (+1%) e traccerà il perimetro dei saldi del bilancio statale, ha detto: “E’ necessario difendere il potere d’acquisto dei cittadini. Lo scostamento sarà ripartito in quote uguali tra interventi per l’energia e spese per la difesa”.
Nello MUSUMECI, ministro per la Protezione Civile: “Lo Stato non può più permettersi di coprire l’intero costo delle ricostruzioni a seguito di terremoti e disastri causati da eventi meteorologici estremi. Non c’è più il denaro per finanziare tutte le ricostruzioni e ovunque, è finita quella stagione. Il cambiamento climatico ha reso più esasperata una realtà che già esisteva, ma non deve essere un alibi. Dovremmo necessariamente convivere con il rischio, ma lo Stato non resterà a guardare, il peso verrà diviso in parti uguali“.
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