di Piero Di Antonio
— Lucio Dalla girando per Bologna dice all’uomo spaesato che si era perso in centro: “Qui non si perde neanche un bambino”. L’uomo lo guarda e gli dice: “Sono di Berlino”. A tanti, che non sono di Bologna e che arrivano dalle tante Berlino italiane, manca quella città e per estensione quell’Emilia dove non si è mai perso nessuno. Diversa da quella che traspare dai mezzi d’informazione, vecchi e nuovi. Terra un po’ ripiegata su se stessa, meno incline a soccorrere gli ultimi, dove fanno la voce grossa coloro che hanno sempre mal sopportato un modo di vivere e di organizzarsi che li esclude e li relega nel sottobosco della storia.
E’ utile, a questo punto, tracciare una breve storia sugli anni Settanta quando il viaggio verso l’Emilia era accompagnato da pregiudizi e da feroci luoghi comuni poiché si arrivava da regioni dove una incessante e strumentale retorica ti riempiva la testa con “i comunisti brutti, sporchi e cattivi”. Finanche crudeli, nemici di Dio e affamati di bambini. Era una seconda pelle che si toglieva a fatica di dosso, al pari di quel peccato originale che la furba chiesa cattollica ti affibbia fin dalla tua incolpevole nascita.
Storia che riemerge nei pensieri che ti frullano nella testa leggendo nella comoda carrozza di un treno la vicenda del Grattacielo di Ferrara, fatto sgomberare dal Comune dopo un principio d’incendio perché metteva a repentaglio la sicurezza e l’incolumità dei 500 abitanti. Il sindaco ha firmato un’ordinanza che suona più o meno così: lasciate subito gli appartamenti e trovatevi una sistemazione, siete dei privati e noi istituzione pubblica non possiamo farci nulla.
Persone che dovranno in breve tempo trovarsi un alloggio e traslocare, e che non sarebbero un problema per la comunità. “Sono privati, si arrangino” è la morale sottostante. E’ come dire a quel melting pot del Grattacielo “è il mercato bellezza, e voi non potete farci nulla”. Forse è proprio per quelle 32 nazionalità di immmigrati che viene detto tutto ciò. Sono loro, oggi, gli sporchi, i brutti e i cattivi, sono loro i delinquenti del Gad. Questo lo sbrigativo racconto che viene fatto fin dai tempi della “rivoluzione leghista in terra di sinistra” con la ruspa deell’assessore duro e puro che voleva ripulire la città.
Così facendo e sopportando, l’Emilia e Ferrara si sono allineate ad altre realtà italiane, meno baciate dal successo della politica progressista e di sinistra. L’indifferenza di vasti strati della popolazione che hanno proiettato la Destra al governo della città è la riprova che un muro è stato eretto tra chi percorre le stesse strade ma con destinazioni diverse, quasi contrapposte. Il senso di solidarietà e di comunità è scomparso, se non in alcune frange di volenterosi ancora legati al concetto che non si può vivere bene se circondati da chi vive male. Ecco il vero muro da abbattere per difendere un’idea dello stare assieme, un modello di sviluppo che non può prescindere dagli altri e che, nonostante innegabili sfilacciature, avrebbe potuto reggere alla prova dei tempi bui.
Non va dimenticato che è il tempo di ritrovarsi, con spirito laico e con intraprendenza, nella costruzione di un città tollerante come si è saputo fare con il lavoro, con l’ingegno, con l’attaccamento alla comunità e con l’invidiabile educazione civica. Un modo di essere al mondo che allevia le fatiche, che abbatte il conformismo, l’opportunismo, l’odio attraverso parole d’ordine diventate luoghi comuni, ma a tutti gli effetti sciocchezze necessarie a una dialettica povera che ha fatto presa su molti, troppi, ferraresi. Una terra che è sempre stata da ammirare, che si scontra oggi con un ostinato silenzio sui fatti (la famosa foresta che cresce senza far rumore) contro il rumoreggiare di gente avvelenata, che si sente trascurata, impoverita da chi arriva via mare con i barconi e che alloggia in un Grattacielo, non certo all’Hilton o nel residence con la spa.
Persone alle quali non si prova vergogna a pretendere un affitto esoso per una stamberga “altrimenti che dormano in strada”. D’altronde è la legge della domanda e dell’offerta. Il mercato, appunto. Una città che risponde con il disinteresse a chi l’aveva intuita e percepita in altro modo non è quella dell’accoglienza.
Alla domanda che cosa fare per quelle centinaia di persone che rischiano di finire in mezzo a una strada, pochissimi saprebbero rispondere. Il perché è abbastanza semplice: nella regione accogliente c’è stato oggi un innegabile scivolamento verso il basso, verso luoghi dove il genere umano dà il peggio di sè. E’ certo, però, per averlo incontrato e apprezzato, che quel mondo a noi non troppo lontano dell’Emilia delle opportunità e della solidarietà, che amava guardarsi intorno e dove non si perdeva mai un bambino, avrebbe saputo che cosa fare. Oggi, purtroppo, parecchie persone si perdono e vagano nell’incertezza.
Un tempo si diceva che l’Emilia non è l’Alabama. E’ ancora vero?
