Le Torri si trovano nel quartiere che ha fatto vincere per due volte le elezioni amministrative alla Lega, nel 2019. Il salviniano Alan Fabbri è ora al suo secondo mandato da sindaco. Un shock per una città guidata dal centrosinistra fin dall’immediato dopoguerra. Il quartiere in questione si chiama Gad (Giardino-Arianuova-Doro) e, come spesso accade alle zone vicino alla stazione ferroviaria, è problematico. La destra ha costruito la sua vittoria sul senso di insicurezza dei cittadini e ha continuato a sfruttarlo con la propaganda contro stranieri e persone a basso reddito. L’incendio di gennaio è sembrato offrire alle destre che guidano la città solo opportunità: uno sgombero senza l’uso della forza pubblica, tre palazzoni vuoti che il miglior offerente (e cioè qualche fondo d’investimento) può comprare con la scusa della riqualificazione.
Il sindaco Fabbri e la sua giunta – è l’accusa che gli rivolge parte dell’opinione pubblica ferrarese e delle forze progressiste – hanno deciso di ignorare 500 persone senza casa, ovviamente per colpa loro poiché inadempienti. Del resto è normale che lo siano, ripete la Lega, perché in quelle torri ci abitano delinquenti. «Nel 2012 c’è stata lì una festa con dj Boogy, poi risultato essere capo della mafia nigeriana», ha ricordato Fabbri durante il primo consiglio comunale in cui si è discusso dell’emergenza. Ha anche rivendicato di essersene occupato mettendo a disposizione un palazzetto dello sport per una settimana. Dopo il nulla. Non ha neanche dichiarato l’emergenza tarpando gli altri enti, come la Regione o la prefettura, che si erano dette disponibili a trovare soluzioni.
In Consiglio comunale al sindaco Fabbri – intervenuto con 53 noiosissime pagine di cronistoria della vicenda Grattacielo – gli esponenti della maggioranza hanno riversato lodi sperticate per il coraggio dimostrato nel firmare l’ordinanza di sgombero. Il suo vice Balboni, addirittura, ha fatto un “pippone” sul Pd senza fornire una benché minima traccia di soluzione.
Al centrodestra, in verità, non è parso vero sgomberare senza utilizzo della foeza pubblica le Torri sempre invise ai loro occhi. Un coraggio a buon mercato, indirizzato verso gli ultimi e i penultimi della società ferrarese, evitando perdippiù di affrontare il vero nodo della questione: che cosa fare per risolvere un’emergenza, e non solo abitativa, di tale portata? Cinquecento persone sono cinquecento cittadini, cinquecento persone sono un quertiere della tua città, cinquecento persone hanno bisogni ed esigenze di cinquecento persone. Che si arrangino, sembra la filosofia prevalente in municipio.
Il prefetto Massimo Marchesiello che aveva convocato un tavolo per la gestione dello sgombero delle torri A e C è stato criticato dal Comune. L’assessora alla Sicurezza, Cristina Coletti della Lega, prima ha dichiarato di non comprendere l’oggetto del tavolo e quali siano gli interventi di supporto socio-economico richiesti, poi ha invitato le autorità e i giornali a non parlare di sfollati, è inappropriato: siamo in presenza di un condominio e di proprietari ben consapevoli delle gravi criticità del complesso.
L’emergenza Grattacielo ha avuto risonanza nazionale anche sulla stampa e tv. Il regista lelevisivo Paolo Bertazza ha raccolto nella sua piattaforma “Nodi” volti e storie, e al Manifesto ha spiegato che “il sindaco sfrutta il fatto che la cittadinanza non conosce chi abita nel Grattacielo per convincerla che non si possono spendere soldi pubblici per risolvere i problemi privati di un gruppo di persone. Sotto c’è una logica punitiva: dà per scontato che dentro il Grattacielo ci siano solo immigrati irregolari, che sia un covo di spacciatori approfittatori che ora pretendono assistenza: è una totale esasperazione della questione in chiave razzista”.
I commenti sui social hanno però toni diversi e preoccupanti a dinostrazione che il concetto di solidarietà è andato perso: “Peccato che non siano bruciati dentro” si è letto. E ancora “Non vi manterremo con i soldi nostri”. Una conferma che le persone che vivono nel Grattacielo sono state disumanizzate.
Gli abitanti hanno poco tempo per andare via. Un trasloco sotto il segno della sofferenza e fragilità. Nella Torri vivono anziani che non hanno aiuti, famiglie con disabili, persone fragili senza assistenza, bambini e lavoratori il cui permesso di soggiorno è legato alla residenza. Da settimane i volontari delle varie associazioni aiutano le famiglie con bambini sotto un anno d’età: “La situazione è disperata – dicono – e il Comune se ne sta lavando le mani. A Ferrara è molto difficile trovare un alloggio in affitto, anche per gli studenti universitari. E le banche pretendono il pagamento dei mutui. Una situazione a dir poco drammatica. Con un’ulteriore spada di Damocle che pende sulla testa degli immigrati: senza protezione e senza una casa, dormendo per strada, il Comune può togliere loro la residenza. Con la mancata proclamazione dell’emergenza ogni residente dovrà provvedere a sè stesso, a staccare le utenze o a farsi rimodulare il mutuo. Situazione al limite della sostenibilità. Dopodomani, martedì 10 febbraio, sotto il Grattacielo si terrà un presidio degli abitanti e dei volontari che li assistono e aiutano. Poi in corteo verso il Comune. Servirà? Per ora si può dire che Ponzio Pilato avrebbe fatto meglio.
