La capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi (nella foto), ha chiesto all’Associazione nazionale magistrati di pubblicare l’elenco di tutte le persone che hanno fatto donazioni al Comitato per il No al referendum sulla giustizia che tocca e modifica ben sette articoli della nostra Costituzione. La richiesta nasce da una paradossale interrogazione contro possibili “conflitti di interessi” di Forza Italia, il partito nato da un colossale conflitto di interessi. Il Guardasigilli ha subito ubbidito.
Non si è fatta attendere la secca risposta a Nordio da parte dell’Associazione nazionale magistrati per bocca del presidente Cesare Parodi: “Il Comitato è soggetto del tutto autonomo. La sua richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini ritengo sia contrario alle salvaguardia della loro privacy. Come socio costituente, però, posso confermarle che al Comitato è possibile fare piccole donazioni, come privati cittadini. L’unica condizione è che non si si tratti di persone con incarichi politici, non essendo quello un Comitato di tipo politico, ma di servizio alla cittadinanza sui temi del referendum”.
Analoga richiesta di elenchi non è stata fatta al Comitato per il Sì. Critiche al ministro Nordio sono arrivate dal centrosinistra che parla di atteggiamento intimidatorio.
Giusi Bartolozzi, potente capo di gabinetto di Nordio, è stata al centro delle cronache politiche in quanto indagata per false dichiarazioni ai pubblici ministeri in un filone della vicenda Almasri, il militare libico ricercato per crimini contro l’umanità. Nel suo frettoloso rilascio – con tanto di viaggio con volo di Stato verso la Libia e non all’Aja, sede della Corte Penale – le opposizioni hanno sempre sospettato un “regalo” del Governo Meloni alla Libia con la quale l’Italia tratta da anni. L’ipotesi di reato ai danni di Bartolozzi appartiene a un’indagine separata da quella su Nordio. Il nome di Bartolozzi era emerso nelle cronache in estate: era stato pubblicato uno scambio di mail in cui appariva che la capo gabinetto del Giuardasigilli chiedesse ai magistrati competenti sul caso Almasri di mantenere il massimo riserbo.
Almasri era accusato dalla Corte penale internazionale ed è ritenuto responsabile di aver coordinato, ordinato e eseguito omicidi, violenze sessuali e torture nelle strutture carcerarie di Tripoli, in particolare nella tristemente nota struttura di Mitiga, dove vengono rinchiuse migliaia migranti che sperano di raggiungere l’Europa. La vicenda del rilascio di Almasri è ancora al vaglio della Procura di Roma.
