La guerra in Ucraina e la sua minaccia di escalation verso gli alleati, oppure un possibile cessate il fuoco dell’Iran: diverse sono le ipotesi emerse nell’ultime ore sui media statunitensi e russi, sul vero scopo della missione top secret di John Ratcliffe, numero uno della Cia, volato oggi a Mosca. L’aereo da trasporto militare statunitense atterrato questa mattina a Mosca è ripartito poi nel pomeriggio nella direzione opposta. Lo ha scritto a fine giornata, martedì 25 agosto, l’agenzia russa Tass, citando i sistemi di monitoraggio online del traffico aereo globale. Secondo quanto riferito, l’aereo è decollato dalla capitale e si è diretto verso il confine con la Lettonia.

Nel primo pomeriggio si era aperto un giallo internazionale sulla notizia che un aereo di trasporto miliare americano fosse atterrato in un aeroporto di Mosca, seguito da video diffusi sui social di una serie di mezzi diplomatici con targa statunitense sulle strade delle capitale. A svelare chi era a bordo del velivolo poche ore dopo è stata l’emittente americana CBS News che ha riportato la notizia che a recarsi i Russia per una serie di incontri non specificati era il direttore della Cia John Ratcliffe.

Né il Cremlino, né la Casa Bianca – e tanto meno la Cia – hanno voluto dare ulteriori informazioni sulla missione riservata del numero uno dell’agenzia di spionaggio americana nella capitale sovietica. L’agenzia sovietica Tass ha raccolto le principali dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sollecitato a dare chiarimenti sulla visita inaspettata: Peskov si è limitato a rispondete di non avere informazioni sull’aereo da trasporto militare statunitense atterrato a Mosca. “Non sono previsti incontri con rappresentanti dell’amministrazione statunitense al Cremlino questa settimana- ha aggiunto – non ci sono piani di questo tipo”.

Le indiscrezioni da parte sovietica sul motivo della missione sono arrivate dalla giornalista filo governativa Ksenia Sobchak: la sua ipotesi – non confermata – è che il viaggio di Ratcliffe avrebbe riguardato la possibile liberazione del cittadino statunitense Charles Wayne Zimmerman, condannato in Russia a cinque anni di reclusione per il possesso non dichiarato di armi e munizioni trovate sulla sua imbarcazione. Le principali testate Usa hanno invece guardato più alla pista ‘internazionale’.
Il Wall Street Journal suggerisce  che i colloqui potrebbero aver riguardato la guerra in Ucraina, un cessate il fuoco che coinvolge l’Iran e il continuo sostegno del Cremlino a Teheran. Il Washington Post calca la mano sulla particolarità della visita di un capo di agenzia di intelligence statunitense, evento piuttosto raro. “I portavoce della CIA, del Pentagono e dell’aeronautica militare statunitense si sono rifiutati di commentare. Si analizza quindi il contesto: “La visita di Ratcliffe a Mosca coincide con un periodo di forte tensione nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia. Russia e Ucraina hanno intensificato gli attacchi a lungo raggio reciproci sul territorio dell’altro Paese, senza che si intraveda una fine della guerra che sta creando parecchi problemi a Mosca.
Alcuni analisti hanno avvertito che Putin potrebbe inasprire interventi contro i Paesi baltici europei o altri membri della Nato, il che potrebbe innescare una nuova crisi”. Insomma, motivi piuttosto gravi che potrebbero aver spinto a questa visita. Poi c’è il fronte mediorientale: “Le due superpotenze si trovano su fronti opposti nel conflitto con l’Iran”, prosegue l’analisi del Washington Post. E, ciliegina sulla torta, “lunedì il Dipartimento del Tesoro americano ha varato una vasta campagna di sanzioni e pressioni diplomatiche volta a soffocare l’economia iraniana” e di chi commercia con Teheran. Altre testate, come Axios e il Financial Times, rivelano dettagli di contorno sul viaggio di Ratcliffe che è diventato un vero e proprio caso: entrambe le testate raccontano che gli Stati uniti hanno chiesto all’Ucraina di sospendere gli attacchi alla Russia durante la visita del proprio funzionario a Mosca. Secondo il Ft la richiesta risalirebbe addirittura alla settimana scorsa: “Esponenti dell’amministrazione Trump avrebbero chiesto a Kiev di non colpire Mosca, San Pietroburgo e le regioni settentrionali della Russia con missili a lungo raggio e droni ieri, oggi e domani – riporta – in concomitanza con l’invio a Mosca da parte degli Stati Uniti di un aereo con a bordo un alto funzionario. Secondo fonti a conoscenza della richiesta, l’Ucraina avrebbe accettato”, riferisce il quotidiano.

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