CARO OMBRELLONI / Indagine in 10 località top: una settimana ad Alassio 340 euro, Lignano la più economica

Spiagge sempre più care in Italia: nell’estate 2026 i prezzi sono in aumento in media del 6%; del 24% negli ultimi cinque anni. Lo rivela un’indagine di Altroconsumo, che indica Alassio (nella foto) come località più cara d’Italia, mentre Lignano è la più economica.  Il sito internet ha contattato per telefono 222 stabilimenti balneari, chiedendo i prezzi per le prime quattro file di ombrelloni nella prima settimana di agosto. L’indagine prende in esame 10 località: Lignano, Rimini, Senigallia, Viareggio, Palinuro, Alassio, Gallipoli, Alghero, Taormina e Giardini Naxos, Anzio.  Il risultato dell’analisi è che il prezzo di una settimana in uno stabilimento balneare a inizio agosto aumenta in media del 6%, ma può arrivare fino a +16% nel caso di Giardini Naxos.  Sostanziosi gli aumenti anche ad Alghero (14%) e Gallipoli (10%). Alassio è, in assoluto, la città in cui il mare costa di più (368 euro per la prima fila di ombrelloni), mentre Lignano è la più economica, con un prezzo settimanale di 164 euro. In altri casi, i rincari variano tra il 2 e il 7%.

Altroconsumo fa i conti anche sul lungo periodo, concludendo che la tariffa media delle prime quattro file di ombrelloni negli stabilimenti italiani è aumentata dai 182 euro del 2021 ai 225 del 2026, con un incremento del 24%.  Questo l’esito completo dell’indagine sui costi delle spiagge private italiane:  Alassio: 340 euro, in linea con il 2025 Viareggio: 232 euro (+7%) Alghero: 274 euro, con un incremento del 14% Anzio: 179 euro, +2% Palinuro: 188 euro (+0,5) Lignano: 157 euro (+2%) Rimini: 158 euro (+5%) Senigallia: 159 euro (+0,6%) Gallipoli: 324 euro (l’incremento è del 10%) Taormina e Giardini Naxos: 237 euro (+16%).

Spiagge libere: poche e senza servizi

Per combattere un’inflazione sempre più pressante, anche sui litorali italiani, l’alternativa è laspiaggia libera. Con molti limiti, però: in numerose località, infatti, la spiaggia libera è davvero poca e presa d’assalto, magari in posizioni non proprio ideali. Raramente è dotata di servizi.  Altroconsumo menziona un caso controcorrente: Spotorno, dove il sindaco Mattia Fiorini si è speso per aumentare le spiagge libere a disposizione dei turisti, ribaltando il modello tradizionale. La parte principale dei litorali viene lasciata libera e gestita dal Comune, che mantiene servizi minimi quali la pulizia, le docce, i bagni e i servizi di salvataggio. Il modello si ripaga con la concessione di chioschi il cui ricavato entra in parte nelle casse comunali. Un modello replicabile anche altrove?

La Bolkenstein e le concessioni balneari

Dopo 16 anni di proroghe, le concessioni degli stabilimenti balneari scadranno a settembre 2027. Entro giugno deve iniziare la selezione di nuovi gestori, in osservanza della direttiva europea Bolkenstein. Ma non c’è chiarezza sui criteri che le amministrazioni comunali dovranno rispettare nella redazione dei bandi. Un “bando tipo” era atteso a marzo dal Ministero delle Infrastrutture, che avrebbe dovuto presentarlo alla conferenza Stato-Regioni. Ma al momento non ve n’è traccia. Alcuni Comuni si stanno portando avanti, pubblicando bandi redatti dalle amministrazioni locali, ma il rischio di contenzioso è alto.

C’è poi il nodo delle compensazioni per gli esercenti che non verranno confermati: i gestori uscenti, in base alla riforma approvata a settembre 2024 dal governo, avranno diritto a indennizzi pari agli investimenti non ancora ammortizzati degli ultimi cinque anni. Ma non è chiaro chi debba pagarli: la riforma del cdm aveva previsto che fosse il subentrante a indennizzare l’azienda uscente per gli investimenti sostenuti. Ma sia la Commissione, sia il Consiglio di Stato hanno bocciato questa ipotesi.

 

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