di Piero Di Antonio
— Il trito e ritrito ritornello di queste settimane post-Venezia e post-Reggio Calabria obbliga a prendere atto del raffreddamento degli entusiasmi generati dall’esito del referendum. Si discute fino allo sfinimento dell’insignificante definizione di Campo Largo, che evoca più un cimitero che un laboratorio politico.
Ci tocca sorbire il coro dei finti preoccupati, delle anime belle sempre pronte e scattanti nel day-after elettorale, con i ripetuti interrogativi che fanno fare bella figura: “Come si muove la sinistra?“. Poi: “Perché i leader non si chiudono in una stanza a elaborare un programma elettorale e di governo?“. E ancora: “Perché la sinistra non ha saputo intercettare il voto dei giovani che tanto si sono spesi nella consultazione sulla giustizia?“. Per finire: “Come farà, sempre la sinistra, a far tornare alle urne chi preferisce starsene sul divano?” Quest’ultima inesattezza merita una smentita immediata: battere l’astensionismo non equivale a battere la Destra. Con affluenze massicce al voto, la sinistra tanto rimpianta non ha mai vinto. Arrivava prima la Democrazia Cristiana. O il pentapartito. O Berlusconi e i finti liberali. Tuttalpiù si vinceva grazie ad alchimie di Palazzo che evaporavano al primo scossone capriccioso di qualche capopartito.
Il punto centrale resta che cosa dire in quella stanza dove i leader della coalizione dovrebbero riunirsi e uscire con la tavola dei comandamenti. Come la busta gialla di Edgar Allan Poe che custodiva la soluzione di un giallo e che nessuno aveva mai pensato di aprire, la parola da pronunciare è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno, statene certi, proverà a farla diventare strategica: sinistra. Parola calda, necessaria, che strappa un sorriso, per molti disillusi una parola quasi magica se abbinata a concetti semplici e affascinanti che un certo capitalismo ha reso irrilevanti e una Destra aggressiva impronunciabili.
I punti di rottura diventerebbero comprensibili e condivisibili. Il motore devono essere principi non intercambiabili. Definirebbero una sinistra nuova, accogliente e tranquillizzante. Chiari, sintetici, di rottura, privi di retorica e non ridondanti. Potrebbero rivelarsi le leve in grado far sollevare il mondo. Un mondo non apatico, ma inascoltato e deluso. Ecco in estrema sintesi le nove proposte che potrebbero incontrare il favore di chi dovrebbe tornare alle urne. Senza ostracismi.
L’Informazione. Dalla propaganda alla cittadinanza digitale. L proposta è l’obbligo di trasparenza totale sugli algoritmi che governano i social, per combattere la notizie false alla radice, e il finanziamento pubblico diretto alle testate giornalistiche giovanili indipendenti e non di partito. Il Parlamento affronti e discuta il problema della proprietà dei mezzi di informazione e dei conflitti d’interesse.
L’Emigrazione. Dalla gestione dell’emergenza alla gestione dei talenti. Non solo accoglienza umanitaria, ma una “legge di cittadinanza” che valorizzi chi in Italia studia e lavora. Trasformare l’immigrazione da peso a risorsa strategica per il welfare.
La Sanità. La salute è un diritto, non un privilegio di ceto. La proposta è l’assunzione di giovani medici e infermieri, con un “Patto per la Salute Territoriale” che porti la medicina di prossimità nei quartieri e gli atenei, abbattendo le liste d’attesa che spingono verso il privato.
La Sicurezza. Sicurezza è vivere senza paura, non militarizzare. Più presidio umano (agenti di quartiere, educatori di strada) in contesti urbani degradati. La sicurezza si costruisce con l’illuminazione, gli spazi di socialità e il contrasto alla marginalità, non con la retorica dell’ordine.
Il Lavoro. Basta con la precarietà cronica. Salario Minimo legale e indicizzazione automatica dei contratti all’inflazione. Abolizione degli stage gratuiti o sottopagati: ogni ora di lavoro deve essere retribuita con dignità. Il tempo è vita, non merce.
La Scuola. Scuole aperte e connesse. Quindi, classi con un tetto massimo di 20 alunni. Scuola che resta aperta il pomeriggio per attività creative e di supporto, trasformandola nel cuore pulsante della vita comunitaria e non solo in un “parcheggio” per le mattine.
L’Università. Saperi accessibili, non elitari. Diritto allo studio effettivo: alloggi pubblici diffusi (recupero edifici abbandonati) per abbattere i costi degli affitti. Abolizione del numero chiuso selettivo in favore di un orientamento serio e potenziamento dei laboratori di ricerca. La legislatura affronti e approvi la grande riforma dell’accesso gratuito agli studi universitari.
L’Ambiente e la Casa. Il diritto di abitare il futuro. C’è bisogno di un Piano nazionale di rigenerazione urbana e di “affitto calmierato” garantito dallo Stato per i giovani under 35. Perché non c’è sinistra se il futuro è ostaggio del caro-affitti o del disastro climatico
La Guerra e i prepotenti. Diplomazia, non solo armi. Una politica estera basata sulla mediazione attiva. L’Italia deve essere la “nazione dei ponti”, promuovendo la pace non come assenza di guerra, ma come presenza di giustizia internazionale.
Ecco la busta gialla che la sinistra deve aprire davanti a tutti. Non c’è bisogno di una tavola dei comandamenti scritta dai soliti noti in una stanza buia. C’è bisogno di queste 9 urgenze. Se la sinistra avrà il coraggio di scriverle a caratteri cubitali, non dovrà più temere di parlare ai giovani: saranno i giovani a cercare la sinistra.
