NOA E ISRAELE: “Se Netanyahu sarà rieletto chiederò asilo all’Italia”

La cantante israeliana Noa ha diffuso una lettera in cui affronta la difficile situazione del suo Paese che a ottobre andrà alle urne per le elezioni politiche: “Sono sionista, ma mi vergogno di quello che sta accadendo. Se Benjamin Netanyahu sarà riletto chiederò asilo al governo italiano”. Noa sta organizzando a Firenze un festival (Re-Imagine Peace) con artisti israeliani e palestinesi. La cantante affronta anche la polemica che ha investito Erri De Luca dopo che lo scrittore italiano aveva rifiutato il suo invito a partecipare al festival di Firenze. Lo ha fatto in una lunga intervista a Vanity Fair nel numero 24-25  in edicola fino al 16 giugno.

CASO ERRI DE LUCA

Stefania Saltamacchia chiede a Noa: “Hanno fatto discutere le parole di Erri De Luca che, dopo aver ricevuto il suo invito, ha dichiarato: Sono un sionista e non prenderò parte a eventi in cui si parla di genocidio a Gaza. Che cosa risponde?

“Prima di tutto, Erri De Luca aveva accettato di venire al festival. Poi non è stato possibile per via dei suoi impegni. A me ha detto una cosa diversa: “La gente dice che sono sionista”. E qui bisogna capire cosa significa davvero questa parola. Perché oggi, quando si dice “sionista”, ognuno sente qualcosa di diverso. È diventata una parola divisiva, tossica, usata come un’arma. Per me il sionismo è un’idea molto semplice: che il popolo ebraico abbia diritto a una patria. E questa idea la sostengo completamente. Molti oggi identificano il sionismo con il colonialismo. Non sono d’accordo. Penso invece che il sionismo sia stato sequestrato dagli estremisti. E gli estremisti ebrei hanno creato un mostro. Persone come Ben-Gvir o Netanyahu sono nemici del popolo ebraico. Lo dico da anni. Sono una vergogna per Israele. Quando Erri De Luca dice “sono sionista”, credo che stia dicendo una cosa molto semplice: che Israele ha il diritto di esistere. E anch’io lo credo. Questo significa che non abbia critiche verso il mio Paese? Ne ho moltissime. Da decenni sono contro Netanyahu, contro l’occupazione, contro gli insediamenti e contro il trattamento riservato al popolo palestinese. Ma Israele resta la mia casa. E continuo a lottare per renderla un posto migliore».

LA LETTERA DI NOA SU ISRAELE

Mi chiamo Achinoam Nini, ma tutti mi conoscono come Noa. Sono figlia di ebrei yemeniti, sono madre, sono israeliana e mi definisco sionista. Ho servito il mio Paese, ho cantato nei luoghi più importanti del mondo e ho sempre creduto nel diritto del popolo ebraico ad avere una patria.
Proprio per questo oggi critico Israele con tutta la forza che ho. Perché amare il proprio Paese non significa restare in silenzio davanti agli errori, all’ingiustizia e alla violenza. Significa lottare per cambiarlo.

In Israele mi hanno chiamata traditrice. L’estrema destra mi accusa di essere un’amante dei palestinesi. Dall’altra parte, invece, c’è chi pensa che io non faccia abbastanza per Gaza. Ma io non ragiono in questo modo. Non amo i palestinesi più degli ebrei e non odio i palestinesi più degli ebrei. Se una persona è un criminale, non importa se sia un jihadista di Hamas o un colono estremista.

La situazione è gravissima. E davanti al male abbiamo due possibilità: arrenderci oppure provare a creare il bene. È da questa idea che nasce Re-Imagine Peace, il festival che sto costruendo a Firenze insieme alla cantante palestinese Mira Awad. Sarà uno spazio in cui israeliani e palestinesi potranno salire sullo stesso palco, parlare, cantare e lavorare insieme in un ambiente sicuro.
Non dobbiamo essere d’accordo su tutto. Ma dobbiamo esserlo sulle cose fondamentali: trovare una via d’uscita, riconoscere il dolore dell’altro, piangere insieme se un giorno vogliamo tornare a ridere insieme.

Oggi la parola “sionista” è diventata tossica, divisiva, usata come un’arma. Per me, invece, significa una cosa semplice: il diritto del popolo ebraico ad avere una patria. Questo non vuol dire giustificare tutto ciò che fa il governo israeliano. Io sono contro Netanyahu, contro l’occupazione, contro gli insediamenti e contro il trattamento riservato al popolo palestinese. Penso che il sionismo sia stato sequestrato dagli estremisti. Persone come Netanyahu e Ben-Gvir sono una vergogna per Israele e nemici del popolo ebraico. Non uso personalmente la parola “genocidio”, ma non chiudo la bocca a chi sente il bisogno di usarla. Ognuno è responsabile delle parole che sceglie. Io rispetto chi vede le cose in modo diverso da me, purché l’obiettivo resti la pace.

Amare il proprio Paese, quando non ci si riconosce nella sua leadership, significa lottare per cambiarla. E significa chiedere al mondo di non confondere il governo israeliano con il popolo israeliano. Milioni di persone scendono in piazza contro la guerra e contro Netanyahu. Si può condannare il governo israeliano e sostenere il popolo israeliano. Sono due cose diverse.
Per questo non credo nel boicottaggio della cultura israeliana. Se dicessimo che l’Italia è Mussolini, allora tutti gli italiani sarebbero Mussolini. Se dicessimo che la Russia è Putin, tutti i russi sarebbero Putin. Se dicessimo che l’America è Trump, allora tutti gli americani sarebbero Trump. È assurdo.

Israele oggi è un posto terribile, ma la cultura non è il luogo dove sfogare la propria rabbia. Gli artisti sono spesso i più vulnerabili e i più coraggiosi. Molti dicono esattamente quello che dico io. Allora perché attaccarli? Attaccate il governo, attaccate le imprese, ma non l’arte.

Vivere a Tel Aviv oggi è strano. Da fuori può sembrare tutto normale: il sole, la spiaggia, i ristoranti aperti, la gente che continua la propria vita. Ma sotto questa normalità c’è una tensione enorme. Le elezioni dominano ogni conversazione, le manifestazioni sono continue, la paura per la guerra e per il futuro è ovunque.

Io guardo Netanyahu e vedo un uomo che non dovrebbe guidare un Paese. Lo considero un criminale, una persona malata nella testa e nel corpo. Mi vergogno profondamente di ciò che sta accadendo nel mio Paese. Non dimentico mai che a poca distanza da qui c’è l’inferno. Ho raccolto fondi per i miei amici a Gaza, ci ho messo anche i miei soldi, ne ho parlato al Parlamento europeo. Continuo a credere che non si possa costruire nulla sull’odio.

Penso ai giovani israeliani e mi chiedo che cosa stiano vivendo. Molti sono cresciuti passando da una crisi all’altra, da una guerra all’altra. Forse vogliono soltanto essere lasciati in pace. Guardano gli adulti e dicono: “Siete stati voi a creare tutto questo, risolvetelo voi”. Da madre, la sfida più difficile è proteggere i propri figli non solo fisicamente, ma anche emotivamente. Io provo a farlo parlando con loro, educandoli all’umanesimo, al rispetto, alla gentilezza, alla generosità. Li educo contro l’odio, contro il razzismo e contro la violenza.

Ma una cosa la so con certezza: se Netanyahu tornerà al governo, ci sarà un esodo di massa da Israele. E probabilmente me ne andrò anch’io. Non rimarrò in Israele se verrà rieletto. Per me sarebbe una catastrofe. Chiederò asilo al governo italiano.

Combatto da molti anni e continuo a dire a tutti la stessa cosa: se pensate che il mondo sia in un brutto posto, fate qualcosa. Oggi tutti hanno una voce. Ma quella voce va usata con responsabilità. Non basta condividere, urlare, schierarsi senza pensare.

Agli italiani dico: schieratevi per la pace. Anch’io sono filopalestinese, perché voglio per i palestinesi ciò che voglio per me stessa: uguaglianza. Ma non voglio che il mio Paese smetta di esistere. Questa non è pace, questa è guerra. Se non sapete dove stare, il posto più sicuro è la pace.La speranza la vedo sempre nelle persone. La vedo in chi ha perso tutto e sceglie comunque il dialogo.  La vedo nelle madri israeliane e palestinesi che hanno perso un figlio e continuano a parlare di riconciliazione. La vedo in chi, nonostante tutto, crede ancora che un altro futuro sia possibile.

Anche nella mia musica ho provato a raccontare questa idea. Nel mio album ho nascosto le parole “fiume” e “mare” in tutte le canzoni. Perché la frase “dal fiume al mare” è diventata uno slogan carico di significati opposti: per alcuni libertà, per altri cancellazione.
Io voglio dire il contrario.

Tra il fiume e il mare c’è spazio per tutti. C’è spazio per tutti noi”.

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