Sta facendo molto discutere il programma del Festival delle “Città identitarie” che si terrà a Ferrara il 2, 4 e 5 luglio. Gli organizzatori, in piena era di revisionismo storico, hanno infilato tra i personaggi da ricordare che hanno dato lustro a Ferrara anche Italo Balbo, un fascista a tutto tondo che viene presentato come un uomo coraggioso e, solo marginalmente, come figura di primo piano del fascismo. Balbo avrebbe dato un’identità culturale alla città con una storia – secondo la filosofia di Edoardo Sylos Labini, organizzatore del festival – scomoda e allo stesso tempo riflessa in una vita straordinaria.
A riportare la personalità di Balbo alla sua esatta e bassa dimensione è la risposta che il professor Romeo Farinella dell’Università di Ferrara dà a un utente dei social che lo accusava di aver detto “una stupidaggine anche se è un urbanista con la cattedra universitaria” affermando che Balbo aveva avallato i mitragliamenti dei civili.
“La mia affermazione – è la replica del professor Farinella – si basa sul fatto che Balbo ha scritto la prefazione nel 1933 al libro memorialistico dell’aviere Vincenzo Biani, “Ali italiane sul deserto” dove l’aviere con tono compiaciuto scrive: “Gli equipaggi, navigando a pochi metri da terra, poterono seguire le piste dei fuggiaschi e trovarono finalmente sotto di sé un formicolio di genti in fermento; uomini, donne, cammelli, greggi; con quella promiscuità tumultuante che si riscontra solo nelle masse sotto l’incubo di un cataclisma; una moltitudine che non aveva forma, come lo spavento e la disperazione di cui era preda; e su di essa piovve, con gettate di acciaio rovente, la punizione che meritava. Quando le bombe furono esaurite, gli aeroplani scesero più bassi per provare le mitragliatrici. Funzionavano benissimo. Nessuno voleva essere il primo ad andarsene, perché ognuno aveva preso gusto a quel gioco nuovo e divertentissimo. E quando finalmente rientrammo a Sirte (in Libia), il battesimo del fuoco fu festeggiato con parecchie bottiglie di spumante” (V. Biani, Ali italiane sul deserto, Firenze, Bemporad, 1933, p. 25).“
Sarà interessante verificare se durante il festival delle città identitarie verrà ricordata questa testimonianza sulla figura di chi avrebbe dato prestigio a Ferrara, trasformata da culla del Rinascimento e delle Arti a città di chi avallava e prendeva gusto nel gioco divertentissimo di sparare a una moltitudine di fuggiaschi nel deserto. E la prefazione di Balbo a un libro che vorrebbe parlare di eroi ma che finisce per descrivere la ferocia colonialista, e che conferma una vergogna storica che qualcuno oggi vorrebbe sotterrare. Balbo era un criminale. E qui, visto che il fascismo non si faceva mancare nulla, si tralascia di ricordare l’uso dei gas nelle guerre coloniali da parte di quel glorioso (sic) esercito di eroi.
