Appena 51enne, volto televisivo, (forse troppo, ma quando lavorano se stanno sempre in tv?), ex direttore de Il Riformista e caporedattore de Il Messaggero, Cappellini ha avuto ragione sulla corrente della cosiddetta “vecchia Repubblica”, con l’ex direttore Ezio Mauro che avrebbe perorato, senza successo, la causa del vicedirettore Angelo Rinaldi. La nomina di Cappellini è ad interim, il che lascia supporre che alla fine il suo incarico potrebbe essere temporaneo. La stessa proprietà spiega che il suo incarico durerà fino al termine del processo di selezione del nuovo direttore responsabile.
Dal che si deduce che la nuova proprietà non sa ancora che cosa fare, temporeggia e si affidando a un professionista che poco si confà alla storia di un giornale prestigioso come La Repubblica che, con la scelta temporanea di Cappellini quasi un periodo di prova, inaugura una linea più rivolta al centro, quando in Italia c’è bisogno di una informazione che guardi ai grandi temi della sinistra liberal-progressista.
Nei giorni scorsi erano dati come possibili candidati Annalisa Cuzzocrea – che tuttavia avrebbe pagato l’eccessiva vicinanza con l’estrema sinistra – e l’ex direttore della Stampa Massimo Giannini, al quale tuttavia non avrebbero giovato le dichiarazioni sopra le righe all’annuncio della trattativa fra gli Elkann e i greci di antenna per vendere Repubblica. Si è giunti quindi alla nomina di Cappellini. Il suo nome è stato lambito negli ultimi giorni sulle cronache dei giornali tra le pieghe del caso del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, e del sondaggio che avrebbe commissionato Valter Lavitola per avvalorare la candidatura a presidente del Consiglio dello stesso Ranucci. Cappellini aveva confermato di essere stato contattato da Lavitola il quale aveva fatto riferimento a un profilo importante, spiegando l’intenzione di realizzare un sondaggio per testarne l’effettiva efficacia come leader della sinistra.