Che il potere non si fa processare è una verità nota dalla notte dei tempi. La conferma di queste ore arriva dal Senato della Repubblica che ha vissuto momenti di autentica bagarre. La Giunta delle autorizzazioni a procedere ha negato, infatti, la richiesta della Procura della Repubblica di Roma di accedere alle chat dell’ex sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro, costretto alle dimissioni dopo la coperta delle sue frequentazioni e rapporti d’affari con il prestanome di un clan mafioso della capitale. Durante i lavori dell’Aula, i senatori M5S hanno occupato i banchi del governo e alzato cartelli con la scritta ‘Fuori le chat’. La presidente di turno, la senatrice M5S Mariolina Castellone, ha quindi sospeso la seduta.

Insulti e tensione. Dopo l’occupazione dei banchi del governo da parte dei senatori M5s alcuni colleghi della maggioranza sono scesi dai loro scranni per strappare i cartelli dalle mani dei pentastellati. Tra i più ‘attivi’ il senatore di Frateli d’Italia, Roberto Menia, che si dirige verso il capogruppo 5 Stelle Pirondini per togliergli il foglio con la scritta ‘fuori le chat‘. A seguire, lo stesso Menia, tornato nella sua postazione, si è rivolto ai senatori di opposizione con insulti e minacce. “Vergognati tu – dice probabilmente rivolgendosi a Marco Croatti – vieni qui che ti faccio un…“.
Il caso Delmastro nasce dalla scoperta di una sua partecipazione societaria nella “Le 5 Forchette Srl”, società costituita nel dicembre 2024 a Biella per la gestione di un ristorante nella zona Tuscolana di Roma, la “Bisteccheria d’Italia”. Nella compagine figuravano anche altri esponenti locali del partito, ma a suscitare polemiche è stata la presenza, come amministratore unico, di una giovane imprenditrice risultata essere figlia di un uomo ritenuto vicino al clan camorristico dei Senese, realtà criminale da anni radicata nella Capitale. Delmastro avrebbe ceduto la propria quota tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dopo che la posizione giudiziaria del padre della giovane socia era diventata chiara con la sentenza della Cassazione. A rendere ancora più delicata la situazione hanno contribuito alcune fotografie pubblicate sui quotidiani che lo ritraggono insieme all’uomo in un ristorante della famiglia già nel 2023, quindi prima della nascita della società, e in altre occasioni conviviali nel locale romano tra il 2025 e l’inizio del 2026.






