Meta ha accettato di pagare 16,7 miliardi di dollari nell’ambito del patteggiamento con gli Stati americani che l’hanno accusata di aver creato dipendenza dai social media nei ragazzi. Lo riporta l’agenzia Bloomberg. E’ cominciato a Oakland, in California, e si è subito concluso con un patteggiamento il processo federale intentato da California, Colorado, Kentucky e New Jersey contro Meta, accusata di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori, di aver ingannato il pubblico sui rischi e raccolto illegalmente dati di bambini sotto i 13 anni. I quattro Stati, – ma altri 24 hanno citato il colosso dei social – avevano chiesto sanzioni fino a 1.400 trilioni di dollari e modifiche ai prodotti in base alle leggi a tutela dei consumatori che, a loro dire, Meta Platforms, la società madre di Facebook e Instagram, avrebbe violato. Le autorità affermano inoltre che l’azienda abbia violato il Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA) raccogliendo indiscriminatamente dati sui minori. Determinante nel patteggiamento la testimonianza del ceo di Instagram che ha ammesso la violazione delle misure per la protezione dei minorenni.

Come si era difesa Meta. “Nella nostra denuncia, e siamo pronti a dimostrarlo in tribunale, sosteniamo che stiano ingannando i consumatori sui pericoli di Facebook e Instagram”, ha dichiarato il procuratore generale del New Jersey, Jennifer Davenport. “Stanno anteponendo i profitti alla salute di una generazione di giovani.” Questa causa rappresenta un indicatore chiave in quello che viene definito contenzioso multidistrettuale, i quanto riunisce migliaia di cause simili per creare uniformità ed evitare la duplicazione di attività come la raccolta delle prove. Uno dei punti centrali della denuncia è che Meta ha progettato e implementato funzionalità per catturare l’attenzione dei giovani utenti e prolungare il loro tempo sui social media, tra cui il pulsante “Mi piace”, la funzione di scorrimento infinito e gli algoritmi di raccomandazione che “incoraggiano l’uso compulsivo”. L’azienda avrebbe tratto profitto da tali attività, perché guadagna con la pubblicità. Più a lungo i ragazzi rimangono sui siti di Meta, più efficacemente la pubblicità può essere indirizzata, e più denaro entra nelle casse della società.

L’accusa sosteneva inoltre che Meta abbia privilegiato il coinvolgimento degli utenti rispetto alla sicurezza dei giovani, creando prodotti che interferivano con la loro istruzione e il loro sonno e che, nel caso dei filtri visivi, erano noti per favorire disturbi alimentari e dismorfismo corporeo. Ciò è accaduto, affermano gli Stati, nonostante le dichiarazioni pubbliche di Meta secondo cui le sue piattaforme erano state progettate per supportare il benessere dei giovani utenti. Le autorità statali affermano che l’azienda era a conoscenza della presenza di minori di 13 anni su Instagram e Facebook, e che avrebbe raccolto informazioni personali su di loro senza il consenso dei genitori, in violazione del COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act).

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