Il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar chiede la revoca della cittadinanza dei registi del film Naza, Yuval Abraham e Rachel Szor, premiati alla Mostra del Cinema di Venezia (25 minuti di applausi) accusandoli di “tradimento”. Lo riporta Times of Israel. “L’odio viscerale che anima i produttori, disposti a infangare la propria patria pur di ottenere l’applauso degli antisemiti di tutto il mondo, è inconcepibile e rappresenta un tradimento nei confronti del Paese”, afferma Zohar.
Naza, documentario sui danni collaterali
C’è un termine militare, Nezek Agavi, che nel gergo dell’esercito israeliano definisce il “danno collaterale”. Ridotto nel linguaggio burocratico all’acronimo Naza, definisce il numero calcolato di vite umane innocenti che è possibile sacrificare per eliminare un singolo bersaglio. È proprio intorno a questa spaventosa contabilità dell’orrore che ruota il documentario Naza, firmato da (nella foto) Yuval Abraham e Rachel Szor (già tra i quattro autori del documentario premiato con l’Oscar No Other Land) e presentato in Concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia. Naza svela i sistemi israeliani alla base dell’uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza.
Il film sceglie una via formale rigorosa e spiazzante: rinuncia al sensazionalismo visivo per concentrarsi sulle testimonianze segrete di ventiquattro tra soldati e ufficiali dell’intelligence di Israele. Le loro voci e i loro volti, resi irriconoscibili per motivi di sicurezza, emergono dal buio della notte sui tetti di Tel Aviv. A pochi chilometri di distanza si consuma la tragedia di Gaza, ma sul grande schermo la distruzione appare principalmente come un “fuori campo” morale, dove a parlare è l’ingranaggio freddo, algoritmico e disumanizzante della guerra moderna. Attraverso i racconti dei testimoni, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szordi scopre come la tecnologia e i sistemi di Intelligenza Artificiale abbiano trasformato la vita e la morte in un’operazione basata sui numeri: codici che tracciano i bersagli e attendono che rientrino nelle proprie abitazioni per colpirli, ben sapendo che insieme a loro moriranno intere famiglie. Quante “vittime collaterali” sono ammissibili? Dieci? Cinquanta? Trecento? In questa macabra aritmetica, l’altro smette di essere un individuo e diventa una cifra da sottrarre.
Quegli applausi a Venezia che scuotono il governo di Netanyahu
Il ministro della sicurezza nazionale, Ben Gvir, rivolgendosi ai due registi ha detto: “Vergogna e disonore, andatevene!”, cancellando di colpo tutte le feroci e scioccanti dichiarazioni contro Gaza, la Cisgiordania e i palestinesi che lo stesso Ben Gvir ha diffuso al mondo in questi mesi. Parole durissime. “A coloro che diffamano i nostri eroici combattenti, che rischiano la loro vita affinché possiamo vivere in pace e sicurezza, io dico: voi siete una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele. Andatevene”. In un post su X ben Gvir ha parlato di “danno collaterale, diretto contro il popolo d’Israele”. “Sono sicuro che i vostri amici, i nostri nemici di Hamas a Gaza, vi accoglieranno a braccia aperte!”, ha aggiunto.
A gennaio, lo stesso Ben-Gvir aveva invocato l’eliminazione di Barghouti, il leader della resistenza palestinese, definendolo una figura da “far fuori”. Nello stesso momento, Israele ha approvato una legge che consente l’esecuzione di detenuti, soprattutto palestinesi, se condannati per “terrorismo contro israeliani“. Barghouti di recente sarebbe stato picchiato in carcere in tre occasioni. Il suo avvocato parla di una strategia di Israele per ucciderlo. Che il governo di Bibi Netanyahu non vada troppo per il sottile lo dimostra anche un altro ministro, Bezalel Smotrich, sionista che si definisce fascista e omofobo, che più volte ha affermato la necessità di annientare Gaza, offrendosi addirittura come boia.
NOTA (PdA) — Lecito chiedersi: chi semina vergogna su Israele? Lecito chiedersi: perché coloro che criticano il governo Netanyahu, da sempre difensori di Israele al contrario dei veri antisemiti annidati nella Destra mondiale, dovrebbero sentirsi in colpa? Dovrebbero forse tacere e voltarsi dall’altra parte? Non l’hanno fatto nel denunciare i crimini del fanatismo islamico (vedi Isis, ayatollah iraniani…) né lo faranno ora nel rendere pubblici gli atti e le parole di fuoco di un governo di estremisti, questi sì i veri nemici dei nostri fratelli israeliani. Lecito chiedersi: ma si possono commettere atti di inaudita violenza con la Bibbia in mano? Se fanatismo e terrorismo islamici vanno combattuti ed estirpati, va altresì combattuto, poiché esiste in parallelo ed è in gran forma, il fanatismo di chi dice di agire in Cisgiordania per conto di Dio, perché così è scritto nella Bibbia. I due registi israeliani acclamati a Venezia sono persone coraggiose e di sicuro andranno incontro in patria, vista l’antifona, a seri problemi. Lecito chiedersi: che ne è dello Stato di Israele laico e democratico che tutto l’Occidente ha ammirato e difeso? Lecito sperare che le imminenti elezioni politiche riportino quel Paese alla normalità. Lecito augurarsi che il voto di fine ottobre scalzi dal potere tali ministri tracimanti ferocia. I sondaggi elettorali dicono che è possibile una sconfitta di Netanyahu. Lecito aggrapparsi, come veri amici di Israele e ammiratori dei due giovani registi di Tel Aviv, a questa speranza.






