Conto pesante per le famiglie italiane a settembre. Al rientro dalle vacanze tornano infatti a concentrarsi numerose spese: il pieno dell’automobile per chi riprende gli spostamenti quotidiani, le bollette, la spesa alimentare, la scuola, gli abbonamenti ai trasporti e tutte quelle uscite che accompagnano la ripresa delle attività lavorative e scolastiche. A rendere ancora più difficile il quadro è la nuova accelerazione dell’inflazione. Secondo le stime preliminari dell’Istat, ad agosto 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% rispetto ad agosto dello scorso anno, in accelerazione dal +2,9% registrato a luglio. Un dato che riporta in primo piano il problema del caro-vita e della progressiva erosione del potere d’acquisto.
AUMENTA IL TASSO DI SCONTO
Ad aggravare la già difficile situazione delle famiglie è arrivata oggi la decisione della Banca Centrale Europea di alzare di un quarto di punto il tasso di sconto. La Bce ha portato il costo del denaro al 2,5% con la conseguente nuova stangata sui mutui e i finanziamenti. Decisione dovuta, secondo la presidente della Bce, Christine Lagarde, per rischi d’inflazione imn seguito alla guerra Usa-Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz, e con un quadro molto incerto della crescita dell’area euro. La risposta della Banca centrale rischia di frenare investimenti e consumi. Per un mutuo variabile la rata può salire di circa 17 euro al mese, mentre sulle piccole imprese incombe una nuova stretta del credito. Il prezzo di questa strategia rischia di essere pagato da famiglie e imprese, soprattutto in un Paese come l’Italia, caratterizzato da una crescita debole e da una struttura produttiva composta in larga parte da attività di piccole dimensioni. La conseguenza più immediata riguarda chi sta rimborsando un mutuo a tasso variabile. L’aggravio ipotizzato può sembrare limitato, ma si aggiunge agli aumenti già accumulati nel corso dell’anno, che portano il totale a 53 euro in più al mese.
LE BOLLETTE
Un’altra mazzata per i consumatori italiani arriva con le bollette del gas che salgono ad agosto del +6,9%. Lo afferma Assoutenti, associazione del Terzo Settore, commentando l’aggiornamento tariffario disposto da Arera. “Le tariffe del gas per gli utenti vulnerabili registrano il quarto aumento consecutivo, e aggravano la spesa energetica dei soggetti più fragili – spiega il presidente Gabriele Melluso – Si tratta di un pessimo segnale in vista dei prossimi mesi, quando cioè aumenteranno i consumi di gas. “Crediamo – afferma Assoutenti – che in questa delicata situazione il governo debba intervenire con misure più efficaci e mirate sul fronte della tassazione che pesa sulle bollette degli italiani, riducendo l’Iva sul gas al 10% e tagliando gli oneri di sistema che pesano in bolletta, allo scopo di calmierare l’effetto Iran sulla spesa per le forniture energetiche delle famiglie. Serve poi una misura strutturale sul prezzo dell’energia che non può più essere determinato né con il PSV né con il TTF ma con una reale relazione tra costi e ricavi, ed è indispensabile procedere all’atteso disaccoppiamento tra energia e gas, che altera i prezzi finali ai consumatori”.
A incidere sulla nuova accelerazione dell’inflazione è soprattutto l’energia. Ad agosto i prezzi dei beni energetici registrano un incremento del 17% su base annua, accelerando rispetto al +11,6% del mese precedente. Un andamento delicato perché l’energia non pesa soltanto direttamente sulle famiglie attraverso bollette e rifornimenti, ma può produrre effetti a cascata sui costi di produzione, trasporto e distribuzione delle merci. Proprio alla luce dei nuovi dati sull’inflazione, Assoutenti ha chiesto un ulteriore sforzo per ridurre i prezzi, in particolare nel comparto dei carburanti e degli energetici. Come evidenziato dal presidente di Assoutenti, Melluso, le tensioni internazionali continuano a produrre conseguenze sulle tasche degli italiani, con aumenti che interessano direttamente le bollette del gas e della luce e i prezzi di benzina e gasolio.
LA SPESA SETTIMANALE
Per comprendere fino in fondo quanto il caro-vita abbia inciso sui consumatori non basta però osservare l’inflazione di un singolo mese. Una simulazione pubblicata dal Sole 24 Ore, realizzata su un paniere di 31 prodotti rappresentativi della spesa settimanale di una coppia con un figlio, mostra quanto sia cambiato il costo degli alimentari negli ultimi cinque anni. Il carrello considerato nella simulazione, che nel luglio 2021 costava 100 euro, nel luglio 2026 arriva a 129,50 euro: un aumento del 29,5%. Particolarmente rilevanti sono gli aumenti registrati per alcuni prodotti di uso quotidiano. Il caffè segna un incremento del 51%, l’olio extravergine di oliva del 47%, mentre per gli ortaggi più utilizzati in cucina l’aumento arriva al 39%. Numeri che raccontano in maniera molto concreta perché le famiglie continuino a percepire il caro-vita anche quando alcune componenti dell’inflazione rallentano. C’è infatti una distinzione fondamentale: il rallentamento dell’inflazione non significa che i prezzi tornino ai livelli precedenti, ma soltanto che crescono a un ritmo meno sostenuto.
Dopo anni di rincari, il livello raggiunto dai prezzi di molti beni essenziali rimane quindi superiore rispetto al passato. Si spende di più, si compra meno. Il caro-vita non si misura soltanto nell’aumento dei prezzi, ma anche nelle conseguenze concrete sulle quantità acquistate dalle famiglie. Da tempo viene denunciato un fenomeno che emerge anche dalle rilevazioni Istat sulle vendite al dettaglio: la distanza tra l’andamento delle vendite in valore e quello dei volumi acquistati.
ALLA CASSA SI SPENDE DI PIU’ PER MENO PRODOTTI
In diverse rilevazioni degli ultimi anni, infatti, a fronte di una crescita o di una maggiore tenuta della spesa in termini monetari, i volumi delle vendite hanno registrato un andamento più debole o una contrazione. Un paradosso solo apparente: le famiglie possono trovarsi a spendere di più alla cassa, ma a portare a casa una quantità inferiore di prodotti. È uno degli effetti più concreti dell’inflazione sul potere d’acquisto. Quando aumentano i prezzi dei beni di uso quotidiano, e in particolare quelli difficilmente rinunciabili, i consumatori reagiscono modificando le proprie abitudini: cercano promozioni e offerte, confrontano i prezzi, scelgono prodotti più convenienti e, quando questo non basta, riducono le quantità acquistate o rinunciano ad alcune spese. Una dinamica sulla quale Assoutenti ha richiamato più volte l’attenzione e che assume ancora maggiore rilevanza alla luce della nuova accelerazione dell’inflazione: il problema per le famiglie non è soltanto quanto spendono, ma quanto riescono effettivamente ad acquistare con la stessa disponibilità economica.
Alla spesa quotidiana e alle bollette si aggiungono infatti molte uscite legate alla ripresa delle normali attività: carburanti e trasporti per il ritorno al lavoro, libri e materiale scolastico, abbonamenti, attività sportive e altre spese familiari che tendono a concentrarsi proprio dopo la pausa estiva. Il problema diventa particolarmente rilevante quando ad aumentare sono le cosiddette spese obbligate, ossia quelle difficilmente comprimibili. Mangiare, spostarsi, pagare l’energia e sostenere le spese necessarie per la scuola non sono consumi facilmente rinviabili. Quando il loro costo cresce, alle famiglie rimangono meno risorse per tutte le altre voci del bilancio domestico, dal tempo libero all’abbigliamento fino ai risparmi.
COME RISPARMIARE
Fare la spesa alimentare senza una lista è come partire per un viaggio senza meta: si finisce per comprare prodotti superflui e dimenticare quelli essenziali. Creare un menu settimanale permette di organizzare i pasti in modo equilibrato e acquistare solo ciò che serve davvero. Inoltre, consultare le offerte prima di recarsi al supermercato consente di sfruttare promozioni vantaggiose e programmare gli acquisti in base ai prodotti scontati. Anche evitare la spesa a stomaco vuoto riduce gli acquisti impulsivi.
Bello poter fare la spesa solo nella bottega sotto casa di qualità o al mercato del contadino ma non sempre è possibile, sia per motivi di tempo sia per una questione di costi. Allora cosa scegliere? Non tutti i punti vendita offrono gli stessi vantaggi. I discount propongono prezzi più competitivi su molti prodotti di largo consumo, anche se a volte la qualità viene sacrificata. I mercati rionali sono ideali per frutta e verdura fresche, a patto di conoscere gli orari migliori per ottenere sconti dai venditori. I supermercati tradizionali possono offrire convenienza tramite tessere fedeltà e sconti personalizzati. Alternare i luoghi di acquisto in base alle offerte può generare un risparmio significativo a fine mese.
Leggere le etichette aiuta a evitare prodotti con ingredienti superflui e costosi. Privilegiare le confezioni più grandi è spesso conveniente, ma solo se si tratta di alimenti consumati regolarmente per evitare sprechi. I prodotti a marchio del distributore offrono spesso qualità paragonabile ai brand più noti, a un prezzo inferiore.Attenzione alle strategie di marketing: gli articoli più costosi sono solitamente posizionati all’altezza degli occhi, mentre quelli più economici si trovano negli scaffali bassi. Buttare cibo equivale a sprecare denaro. Conservare correttamente gli alimenti allunga la loro durata e ne preserva la freschezza. Congelare porzioni extra, riutilizzare gli avanzi per nuove ricette e rispettare la rotazione dei prodotti in dispensa sono pratiche essenziali per ridurre gli sprechi. Distinguere tra “da consumarsi preferibilmente entro” e “scadenza tassativa” aiuta a non gettare cibo ancora commestibile.
Un metodo efficace per evitare gli sprechi alimentari è applicare la regola del “first in, first out” (primo dentro, primo fuori). Questo principio, utilizzato nella gestione degli stock alimentari, prevede che i prodotti acquistati per primi vengano consumati prima di quelli più recenti. In pratica, basta sistemare la dispensa in modo che gli alimenti con scadenza più ravvicinata siano facilmente accessibili, evitando così che vadano dimenticati in fondo agli scaffali. Questo semplice accorgimento riduce il rischio di buttare cibo ancora buono e aiuta a mantenere sotto controllo le scorte domestiche.
Risparmiare sulla spesa alimentare non significa privarsi della qualità, ma adottare un approccio più consapevole. Pianificare gli acquisti, scegliere con attenzione i punti vendita, leggere le etichette e ridurre gli sprechi sono azioni semplici che, nel tempo, generano un notevole impatto economico e ambientale. Cambiare abitudini richiede un piccolo sforzo iniziale, ma i benefici sono duraturi e tangibili.






