La Svezia potrebbe avviarsi verso un cambio di governo dopo un’elezione dall’esito incerto che il risultato definitivo non sarà noto prima di mercoledì. Secondo i dati diffusi oggi, lunedì, con oltre il 94% dei distretti scrutinati, il blocco di centrosinistra guidato da Magdalena Andersson, leader dei Socialdemocratici, otterrebbe 176 dei 349 seggi del parlamento, contro i 173 del blocco di centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson — un margine di appena 29.000 voti su un totale di 6,4 milioni scrutinati, e circa 200.000 voti dall’estero restano ancora da contare. Ma il risultato che soddisfa i moderati e gli esponenti della sinistra svedese è il crollo dell’estrema destra con radici neonaziste, Democratici svedesi, in evidente controtendenza con ciò che sta avvenendo nel resto d’Europa: hanno perso 11 seggi.
“Se questo risultato si confermerà, la Svezia avrà un nuovo governo”, ha detto Andersson ai propri sostenitori domenica notte, tra gli applausi di una folla giovane che affollava il ricevimento elettorale dei Socialdemocratici tra birra e champagne. Poche ore prima, la giornata era iniziata con un endorsement d’eccezione: Benny Andersson degli ABBA era salito sul palco della sede del partito per intonare “Mamma Mia”, con il pubblico che sostituiva il ritornello cantando “Magdalena”. I primi exit poll delle 20, chiusura delle urne, avevano dato un vantaggio netto al blocco di Andersson, scatenando entusiasmo tra i militanti — salvo che, poche ore dopo, le prime proiezioni reali avessero mostrato una corsa molto più serrata di quanto previsto, con appena un seggio di differenza tra i due schieramenti.
Kristersson, dal canto suo, ha definito la vicinanza del risultato una complicazione per la formazione del governo, sostenendo però che la sinistra non fosse riuscita a ottenere una maggioranza per il proprio programma economico “socialista”. “Dove finirà, resta da vedere”, ha detto ai propri sostenitori alla festa elettorale dei Moderati nel centro di Stoccolma. “Ma non abbiamo fretta”. Secondo un funzionario a conoscenza della vicenda, il premier uscente intende giocare duro nei prossimi giorni, tentando di convincere il piccolo partito liberale di Centro ad abbandonare il campo di Andersson per unirsi al proprio, prima di forzare un voto in parlamento — probabile non prima di due settimane — sulla propria permanenza a Palazzo.
Il crollo dell’estrema destra
L’elemento più significativo di questa elezione, in controtendenza rispetto al resto d’Europa, riguarda i Democratici Svedesi, il partito di estrema destra con radici neonaziste che negli ultimi anni aveva guidato la svolta del paese verso alcune delle regole migratorie più severe del continente. Le proiezioni indicano una perdita di circa 11 seggi per la formazione guidata da Jimmie Åkesson — la prima volta che il partito vede calare la propria quota di voti in un’elezione parlamentare. Il partito attribuisce il calo in parte al proprio ruolo di sostegno esterno al governo senza una presenza formale in coalizione, oltre al persistente disagio legato al proprio passato. “C’è un gruppo di elettori a cui piacciono molte delle nostre politiche ma che, emotivamente, fa fatica ad accettarci”, ha detto il deputato Richard Jomshof, ricordando che il partito ha espulso gli estremisti al proprio interno e si è scusato per il proprio passato.
Con l’estrema destra in ascesa in gran parte d’Europa, spinta dal malcontento verso i partiti tradizionali, dal costo della vita e da una geopolitica turbolenta, gli analisti ritengono che l’arretramento dei Democratici Svedesi sia dovuto più a un voto tattico degli elettori che a un reale esaurimento della spinta nazionalista. Kristersson ha governato negli ultimi quattro anni appoggiandosi ai Democratici Svedesi in parlamento, senza però concedere loro un ruolo formale in coalizione; ha assicurato che, in caso di un secondo mandato, eventuali ministri del partito nazionalista avrebbero margini di manovra limitati, restando lui il responsabile ultimo delle nomine: “Dato che sarò io a formare quel governo e a nominare ognuno di loro, posso garantire che ne faranno parte solo persone capaci, esperte e di buon giudizio”, ha detto.
Immigrazione: la porta resta chiusa
Anche in caso di vittoria della sinistra, gli analisti non si aspettano un ritorno alle politiche migratorie generose del passato. “Credo che lo spostamento più ampio verso una politica migratoria svedese più severa sia, in gran parte, qui per restare”, ha detto Niklas Bohlin, politologo dell’Università della Svezia Centrale. I Socialdemocratici di Andersson sostengono oggi un approccio molto più restrittivo rispetto a quello adottato dal partito durante la crisi dei rifugiati degli anni Duemiladieci: il governo uscente ha già abolito i permessi di residenza permanente per i rifugiati, inasprito l’accesso al welfare e intensificato le espulsioni, portando le richieste d’asilo al minimo degli ultimi quarant’anni. Un eventuale governo di centrosinistra dovrebbe comunque mantenere la linea filo-occidentale e filo-ucraina della Svezia in politica estera.
Un mosaico di piccoli partiti
Il cammino verso una coalizione resta però incerto per entrambi i blocchi. A destra, Kristersson guida un’alleanza consolidata di quattro partiti, inclusi i Democratici Svedesi. A sinistra, Andersson deve invece fare i conti con le divisioni interne al proprio schieramento: i Verdi e la Sinistra vogliono far contribuire maggiormente i più ricchi, mentre il partito di Centro si oppone a una tassa sui miliardari — e rifiuta categoricamente di sedere in un governo insieme alla Sinistra, il cui sostegno resta però indispensabile per Andersson. “Potrebbe essere un processo complicato per formare un governo”, ha detto alla televisione svedese il presidente del parlamento Andreas Norlen. Molto dipenderà, nei prossimi giorni, dalle capacità politiche della stessa Andersson nel tenere insieme un fronte tutt’altro che compatto. Andersson, dal proprio canto, ammette che una sua vittoria non consegnerà i Democratici Svedesi alla storia, specialmente se il margine finale dovesse restare così esiguo — ma ha scommesso sulla convinzione che gli elettori svedesi, alla prova dei fatti, si tirino indietro dall’affidare il potere a un partito che definisce “estremista”. “L’odio che hanno diffuso durante questa campagna — e se diventassero ministri e usassero le loro piattaforme per diffondere odio? Beh, vedremo se il popolo svedese sarà davvero tentato da questo”, ha detto.
Amelia Tricante (The Voice of New York)






