APPALTI E FONDI NERI / 26 indagati per corruzione al Ministero della Difesa, a Terna, RFI e Polo Strategico Nazionale

Corruzione al ministero della Difesa con decine di indagati. La Guardia di Finanza, è notizia di oggi, sta indagando sui possibili reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. Quindici persone sono state messe sotto indagine, tra cui anche l’ufficiale di Marina, Antonio Angelo Masala. Perquisiti alcuni dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori. L’inchiesta vede sotto inchiesta 26 persone.

Le perquisizioni della Finanza sono state eseguite in alcuni uffici del ministero della Difesa, di Rete Ferroviaria Italiana, di Terna e del Polo Strategico Nazionale. I finanzieri, coordinati dal sostituto Lorenzo Del Giudice, indagano su possibili reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. Le perquisizioni si inseriscono nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma che ha come filone principale l’inchiesta che portò all’arresto, nell’ottobre del 2024, dell’ex direttore generale di Sogei Paolino Iorio. Il manager venne bloccato mentre intascava una tangente da 15mila euro da un imprenditore. In casa, nel corso di perquisizioni, gli furono trovati oltre 100mila euro. Iorio ha patteggiato una pena a tre anni di carcere.

Il filone investigativo prende le mosse da precedenti accertamenti su Sogei, la società informatica del Ministero dell’Economia, e si concentra su un presunto sistema di appalti informatici pilotati attraverso fondi neri. Secondo gli inquirenti, le operazioni prevedevano la creazione di fatture false per generare liquidità in contanti, parte della quale sarebbe stata riciclata in beni di lusso, come orologi pregiati.

L’inchiesta ipotizza anche interferenze nella stesura dei capitolati di gara e l’accesso a informazioni riservate, con l’obiettivo di favorire determinate aziende in appalti milionari. Tra i casi più attenzionati, una gara da 400 milioni di euro relativa a RFI. Tra gli indagati figurano anche alti ufficiali, tra cui il generale Francesco Modesto, sospettato di aver contribuito a definire i requisiti tecnici delle procedure prima del loro avvio ufficiale. Il coinvolgimento di dirigenti di imprese pubbliche e grandi player industriali completa il quadro di un presunto sistema in grado di influenzare settori strategici dell’economia nazionale.

L’attività investigativa, coordinata dai magistrati Giuseppe De Falco, Giuseppe Cascini, Lorenzo Del Giudice e Gianfranco Gallo, procede con l’analisi dei documenti e dei dispositivi informatici sequestrati, per ricostruire l’intera filiera dei flussi finanziari. Secondo quanto emerge, le indagini erano partite da una segnalazione dello stesso ministero della Difesa, che aveva individuato comportamenti sospetti e ha assicurato “pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti.

Sono circa 15 le nuove persone poste sotto indagine, portando a 26 il numero totale dei coinvolti a partire dall’inchiesta su Sogei. Il nuovo filone coinvolgerebbe anche l’ufficiale di Marina, Antonio Angelo Masala. Fra le persone perquisite anche generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori. Per il pm Lorenzo Del Giudice sarebbero state commesse irregolarità negli appalti informatici. A quanto si apprende, le indagini che hanno portato alle perquisizioni odierne sono partite da una segnalazione tramite esposto dello stesso ministero della Difesa, che aveva ravvisato situazioni sospette.

“In merito alle perquisizioni condotte dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Roma, il Ministero della Difesa ha assicurato pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti. Eventuali responsabilità accertate – si legge in una nota della Difesa – saranno perseguite con la massima severità, nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria”.

Il Fatto Quotidiano riporta dettagli secondo i quali  “per gli inquirenti si tratta di “un articolato sistema criminale finalizzato a riciclare ingenti somme di denaro, verosimilmente derivanti da reati fiscali perpetrati per mezzo dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti finalizzate, tra l’altro, alla creazione di ‘fondi nerì utilizzati per il pagamento di commesse corruttive”. Complessivamente 26 le persone iscritte nel registro, tra loro “è emersa la figura dell’imprenditore romano Francesco Dattola, amministratore di fatto della Nsr s.r.l. – si legge nell’atto di 28 pagine – il quale si è dimostrato incline a procurarsi ingenti somme di denaro contante, attraverso il meccanismo di fatturazioni false e riciclaggio”.

Un sistema illecito, secondo la procura di Roma, che puntava anche allo “smercio su mercati paralleli di orologi di lusso” e con il denaro destinato “alla corruzione di soggetti pubblici e privati in grado di agevolare il coinvolgimento delle sue imprese in commesse ed appalti nel settore informatico e digitale di sua competenza, garantendosi in tal modo una rilevante porzione nel mercato di settore grazie alla riconoscente intercessione di personaggi di vertice, tra l’altro, di Red Hat, tra i colossi della produzione digitale, Terna, Rete Ferroviaria Italiana e in generale della pubblica amministrazione”.

Oltre a Dattola, nel corso delle indagini è emersa – sempre secondo la ricostruzione fatta dal giornale diretto da Marco Travaglio – la figura di Antonio Spalletta, intermediario in grado di incidere sui processi decisionali e di funzionamento di talune pubbliche amministrazioni, e che ha certamente favorito l’ingresso delle società di Dattola in ambienti di estrema importanza strategica, tra cui Polo Strategico Nazionale s.p.a. e, soprattutto, il Ministero della Difesa, comunque traendone proprio e personale vantaggio”. Per la sua presunta attività corruttiva, sottolineano gli inquirenti, “Dattola ha la necessità di procurarsi in modo occulto notevoli quantità di denaro contante. Come è emerso nel corso delle intercettazioni, telefoniche ed ambientali, e dai successivi accertamenti della Guardia di Finanza, tale necessità è stata soddisfatta attraverso un complesso e ingegnoso sistema di monetizzazione che è stato oggetto di specifiche indagini e compiuto accertamento. Tale meccanismo è stato promosso e diretto da Dattola con la materiale collaborazione di Stefano Tronelli (attraverso la società a lui riconducibile la Tron Group Holding s.r.I.). I rilevanti elementi indiziari raccolti hanno permesso di delineare il modus operandi degli indagati nonché di quantificarne l’illecito profitto che ammonta a non meno di 590mila euro”. Secondo l’accusa inoltre, Tronelli dopo aver emesso fatture per operazioni inesistenti nei confronti della Nsr s.r.l. e dopo aver ricevuto i relativi bonifici bancari da parte di Dattola, acquista presso una gioielleria orologi di notevole valore, ceduti contestualmente ad un secondo gioielliere. Quest’ultimo rivende, a sua volta, a terzi soggetti sul mercato parallelo (reselling) gli orologi acquistati. a prezzi notevolmente più elevati. In questo modo, Tronelli dopo aver provveduto al ritiro della provvista contante, la riconsegna all’originario detentore, Dattola”.

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