di Piero Di Antonio

I cantieri perenni. Dopo il crollo del Ponte Morandi nel 2018, la rete è stata sottoposta a un imponente piano di controlli e ristrutturazioni. Sebbene necessaria per la sicurezza, la gestione dei cantieri riduce spesso le corsie disponibili, generando code improvvise anche a decine di chilometri di distanza.
Costi sempre in crescita: nonostante i tentativi del governo di bloccare gli aumenti, nel 2026 i pedaggi sono tornati a salire (in media dell’1,5% per l’adeguamento all’inflazione sancito dalla Corte Costituzionale e dall’ART).
Le incongruenze dei rimborsi: l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) ha introdotto l’obbligo per i gestori di rimborsare gli automobilisti per i ritardi, ma le procedure di richiesta risultano complesse e frammentate tra i vari operatori. Vediamo la discrepanza tra i metodi utilizzati dai gestori per definire i rimborsi e la percezione dei ritardi da parte dell’automobilista. Qui si entra in un argomento che sarà di sicuro fonte di tensioni.
Il gestore, infatti, tiene conto dei cosiddetti “dati proprietari” che isolano il ritardo causato solo dai cantieri programmati. Eventi come traffico intenso, condizioni meteo avverse o incidenti sono esclusi dal calcolo del “ritardo significativo” necessario per l’eleggibilità al rimborso. L’automobilista, invece, percepisce il ritardo come un disagio globale. Per chi è al volante, la causa tecnica (cantiere contro traffico) è secondaria rispetto al tempo totale perso, motivo per cui le associazioni dei consumatori criticano questo sistema di rimborsi, considerandolo troppo restrittivo. Il “ritardo significativo” viene calcolato come il valore minore tra il ritardo di viaggio effettivo e il ritardo attribuibile ai soli cantieri. Questo meccanismo riduce le probabilità di ricevere un ristoro economico rispetto a quanto l’utente percepisce come “tempo rubato” al proprio viaggio.
Per mitigare la frustrazione di automobilisti e autotrasportatori, i rimborsi – ci viene detto – vanno calcolati in base alla durata del disagio. Indennizzi per ritardi superiori a 15 minuti su tratte superiori a 50 chilometri (indipendentemente dal ritardo per percorsi inferiori a 30 chilometri) e rimborsi dal 50% al 100% del pedaggio per blocchi superiori ai 60 minuti.
I punti più critici
A1, Autostrada del Sole (Milano-Napoli): è la spina dorsale d’Italia. I tratti più problematici si concentrano nel nodo di Milano (tangenziali e svincoli), nel tratto appenninico tra Bologna e Firenze (dove i cantieri per l’ampliamento e la messa in sicurezza provocano lunghe code nei fine settimana) e nel nodo di Roma. Gli aumenti si attestano sull’1,5% e colpiscono gli spostamenti di merci e persone su lunghe distanze.
A14 – Autostrada Adriatica (Bologna-Taranto): da anni il tratto tra Marche e Abruzzo è definito un “collo di bottiglia” a causa dei lavori di ammodernamento delle gallerie e dei viadotti. I restringimenti a una singola corsia nei punti a due corsie per senso di marcia creano code chilometriche durante gli esodi estivi e nei weekend.
A4 – Autostrada Serenissima (Torino-Trieste): è tra le autostrade più trafficate e congestionate d’Europa per il traffico pesante. I tratti tra Milano, Bergamo e Brescia e la tangenziale di Mestre sono noti per la densità di veicoli e il rischio elevato di incidenti nei momenti di punta, aggravati dai cantieri per la quarta corsia dinamica.
A3 – Napoli-Salerno / A3 – Napoli-Pompei-Salerno: questa specifica arteria ha subito uno degli aumenti più consistenti nel 2026 (+1,925%). Il traffico locale si mescola a quello turistico, causando rallentamenti e un elevato grado di saturazione della capacità stradale.

Rete Ligure (A10, A12, A26): i nodi della Liguria (nella foto) sono caratterizzati da una conformazione orografica difficile (gallerie e viadotti). La concentrazione di cantieri di manutenzione ha reso gli spostamenti tra Genova, la Riviera di Ponente e quella di Levante estremamente lenti, con tempi di percorrenza spesso raddoppiati.
Un sistema sotto stress
Il quadro che emerge è, comunque, quello di un sistema sotto stress, caratterizzato da un intreccio tra flussi turistici intensi e cantieri di manutenzione che, seppur rimodulati, restano un fattore di forte instabilità. In prossimità degli esodi estivi il nodo di Bologna si conferma il punto nevralgico di maggiore sofferenza. Qui, oltre al naturale sovraccarico dovuto alla confluenza tra la A1 (Milano-Napoli) e la A14 (Bologna-Taranto), il sistema soffre la pressione dei flussi che si riversano sulla Tangenziale di Bologna. Inoltre, sono frequenti lavori di consolidamento e manutenzione in prossimità del raccordo tra la A1 e la Variante di Valico. Le deviazioni in corso (come tra il km 221 e 227) comportano restringimenti a una corsia, che nelle ore di punta possono causare rallentamenti significativi (stimati in oltre 20 minuti di ritardo in base ai volumi di traffico).
L’A14, l’Autostrada Adriatica, è monitorata come una delle tratte più critiche d’Italia per l’intera stagione perché interessata da un piano pluriennale di ammodernamento. Sebbene i cantieri tendano a essere sospesi durante i picchi di esodo, permangono restringimenti legati alla messa in sicurezza di viadotti e gallerie. Il tratto marchigiano-abruzzese è storicamente soggetto a rallentamenti non solo per i cantieri, ma anche per la conformazione del tracciato, che in estate vede un aumento esponenziale del traffico pesante e turistico verso il Sud.
Il test del lungo ponte del 2 Giugno
L’esodo inizia già nel weekend che va dal 30 maggio alla festa della Repubblica, con una previsione di circa 45 milioni di veicoli in circolazione. Questo periodo funge da prova generale per l’estate, con criticità concentrate su A1, A14, A22 (Brennero) e A10 (Liguria).
Sarà anche il periodo ideale per monitorare la novità della gestione dei rimborsi dei pedaggi introdotti di recente per i tempi di percorrenza eccessivi causati dai cantieri. Sarà utile verificare come e se gli automobilisti riusciranno a usufruire di queste misure durante i mesi di luglio e agosto. Nel frattempo arriva l’immancabile raccomandazione delle partenze intelligenti, la pianificazione del viaggio “fuori fascia”: la finestra alle 5 alle 7 del mattino e le ore notturne restano le uniche in grado di garantire una fluidità accettabile.
Resta una verità di fondo: l’aumento del parco macchine, la mancanza di una politica di intermodalità e la retorica dei cantieri aperti solo dove è necessario, soprattutto sull’Autosole e sull’Adriatica, rendono impossibile evitare i rallentamenti e il conseguente stress. Per ora c’è l’annuncio che Anas e Autostrade per l’Italia hanno varato un piano straordinario di sorveglianza specialmente sulle distrazioni alla guida (smartphone) o sulla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e alcol. Ma l’andamento sulle nostre autostrade resta sempre lento, e costoso.
