Quello che tutti temevano con l’avvento della rivoluzione tecnologica sta per avverarsi: al posto dei lavoratori nelle aziende arrivano i robot, con buona pace per l’occupazione degli umani. L’avvisaglia si è avuta, con grande sorpresa dei sindacati, in un recente incontro nella sede della Regione Emilia con la Bonfiglioli Riduttori, il gruppo che vanta 4.700 dipendenti, che ha 20 stabilimenti di produzione e che progetta, produce e distribuisce in tutto il mondo motoriduttori, dispositivi di azionamento, congegni per l’automazione, la robotica, le macchine mobili e per l’energia rinnovabile. Ebbene, il colosso ingegneristico ha annunciato il progetto di sostituire le persone con i robot. In pratica la completa automatizzazione del magazzino di Calderara. Ciò comporterebbe più di 60 esuberi tra il personale dell’appalto e del subappalto. (Nelle foto: sopra, l’automatizzazione in un magazzino di logistica; sottoa, Sonia Bonfiglioli, presidente della Confindustria Emilia Centro).
In questo modo si materializza una delle principali preoccupazioni del mondo del lavoro. Il progetto della Bonfiglioli è quello di investire in un progetto di automazione che comporterebbe il potenziale totale esubero del personale impiegato nell’appalto, con Bcube, e nel subappalto, con Client Solution.
Immediata la risposta dei lavoratori: le rsu di Bonfiglioli, di Bcube e di Client Solution hanno proclamato due ore di sciopero e svolto una assemblea congiunta ai cancelli per informare il personale e decidere insieme come costruire una mobilitazione che convinca l’azienda a fare un passo indietro rispetto a questa decisione giudicata “gravissima”. A sostegno della richiesta di un confronto istituzionale, l’assemblea dei lavoratori ha dato mandato alle rappresentanza sindacali di aprire lo stato di agitazione, proclamare il blocco degli straordinari e un primo pacchetto di 24 ore di sciopero che saranno articolate a partire da lunedì.
La decisione ha colto di sorpresa i sindacati, scrive Vania Vorcelli dell’Agenzia Dire (www.dire.it): “L’automazione viene comunicata senza alcun confronto con le rsu elette nello stabilimento di Calderara, senza alcuna comunicazione alle organizzazioni sindacali e senza che i dettagli di questo investimento e degli impatti sull’organizzazione del lavoro e sull’occupazione fossero illustrati in nessun incontro con le rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori” scrive la Fiom-Cgil di Bologna. “Il fatto che la nostra azienda pensi che un investimento in automazione debba portare in automatico a delle uscite è un precedente pericoloso e gravissimo per tutti. Mobilitarci insieme ai colleghi in appalto non è solo un necessario atto di solidarietà ma è fondamentale per il nostro futuro”, spiega Giamplacido Ottaviano, rsu Fiom Bonfiglioli.
“La vertenza sull’appalto dura ormai da mesi: già nel corso del 2024 abbiamo dovuto mettere in campo 24 ore di sciopero a seguito della decisione di Bonfiglioli di reinternalizzare improvvisamente una parte delle nostre attività, generando unesubero di otto colleghi che, solo grazie alla nostra mobilitazione e al supporto degli operai Bonfiglioli, abbiamo alla fine gestito con un accordo”, racconta Alessio Pittarello, rsu Fiom Bcube.
“Non credo sia giusto scaricare eventuali problemi produttivi chiedere con urgenza la convocazione di un tavoloo gli effetti di strategie di investimento sempre su noi lavoratori in appalto e non penso sia dignitoso per le nostre professionalità che le decisioni sul nostro futuro vengano assunte sulle nostre teste senza alcun coinvolgimento”, sostiene. “Non possiamo arrenderci all’idea che gli investimenti sull’innovazione e l’automazione, tanto più se sostenuti anche con incentivi pubblici stanziati in legge di bilancio o con l’intervento delle Istituzioni locali, siano lo strumento per contrarre occupazione e diritti”, protesta Pasquale Di Domenico, segretario organizzativo della Fiom di Bologna. “Per questo abbiamo deciso di chiedere un incontro in sede istituzionale in cui Bonfiglioli fornisca tutte le informazioni su questo progetto e apra un confronto per contrattarne gli effetti sull’organizzazione del lavoro complessiva nel sito, garantendo continuità occupazionale per tutti i lavoratori, in appalto e non”.
