Due baby killer in azione nella più grande moschea della contea di San Diego, in California: cinque i morti, tra i quali i due adolescenti. Il Nyt e il Washington Post hanno ricostruito l’accaduto nell’Islamic Center californiano. Una madre in preda al panico ha chiamato la polizia per segnalare che suo figlio con diverse pistole risultava disperso. Una telefonata angosciante e una frenetica ricerca hanno preceduto la sparatoria nella moschea. Le vittime – che in un primo momento sembrava fossero tre – sono salite a cinque: tre adulti e due adolescenti. E sarebbero proprio questi ultimi gli autori della sparatoria. La polizia di San Diego, giunta sul post della sparatoria, in un primo momento aveva trovato tre persone morte. Nelle vicinanze, poco dopo, hanno rinvenuto i due adolescenti, i presunti attentatori, morti in un’auto.
Un crimine d’odio
Due adolescenti armati e in tenuta militare hanno aperto il fuoco lunedì mattina – secondo l’orario locale – al Centro islamico di San Diego, in California, uccidendo una guardia di sicurezza e altri due uomini fuori dalla moschea, prima di essere trovati morti, apparentemente per ferite da arma da fuoco autoinflitte: è quanto riferito dalla polizia. Il capo della polizia di San Diego, Scott Wahl, ha dichiarato che le forze dell’ordine locali e l’FBI stanno indagando sull’attacco alla moschea come crimine d’odio. L’età dei due autori del folle gesto è rispettivamente di 17 e 18 anni: hanno aperto il fuoco uccidendo tre uomini all’esterno della moschea, tra cui una guardia di sicurezza che, secondo le autorità, ha avuto un ruolo cruciale nel limitare le perdite di vite umane.
La telefonata di una madre alla Polizia
La sparatoria è stata preceduta un paio d’ore prima da una segnalazione alla polizia: alle 9.42 – ora locale – infatti la centrale locale ha ricevuto una chiamata da una madre che denunciava la scomparsa del figlio e la sparizione di diverse armi e della sua auto dalla propria abitazione.
Era molto agitata: ha dichiarato agli agenti che il figlio aveva tendenze suicide ed era in compagnia di un’altra persona, entrambi vestiti con abiti mimetici. La ricerca del ragazzo è partita immediatamente, ritenendo elevato il grado di minaccia: si è ricorsi ai lettori delle targhe nel tentativo di localizzare l’auto su cui viaggiava. Degli agenti sono inoltre inviati al liceo precedentemente frequentato dal giovane, ritenendolo un possibile obbiettivo.
Poco dopo gli spari
La segnalazione è arrivata pochi minuti dopo le 11.40: la polizia viene informata della presenza di un uomo armato armato al Centro Islamico. L’intervento degli agenti è immediato, ma quando arrivano sul posto possono solo constatare la morte di tre persone all’esterno della moschea. Tra le vittime, Amin Abdullah, guardia di sicurezza e padre di otto figli. I sospettati si sono già allontanati nel giro di dieci minuti. Nel frattempo un giardiniere, a pochi isolati dal Centro islamico, viene raggiunto da colpi d’arma da fuoco sparati da un veicolo. Per fortuna l’uomo indossava un casco da lavoro che ha deviato il proiettile, salvandogli la vita. Da lì a pochi minuti viene ritrovata l’auto scomparsa con all’interno due adolescenti deceduti. Durante una conferenza stampa serale, Wahl ha dichiarato che la polizia non era a conoscenza di alcuna “minaccia specifica” alla moschea o a qualsiasi altro centro religioso, scuola, zona commerciale o altro luogo. Il capo della polizia ha invece spiegato che poche ore prima della sparatoria erano state avviate le ricerche dei giovani sospettati, a scopo precauzionale, ricerche in corso quando sono arrivate le chiamate che segnalavano la sparatoria nella moschea .
Foglio con scritte di odio razziale
La madre di uno dei due attentatori aveva rivelato di aver trovato in casa un bigliettino lasciato dal figlio con scritti sull’orgoglio razziale. Il capo della polizia si è rifiutato di rivelare ulteriori dettagli sul contenuto del biglietto. Inoltre, secondo quanto riportato dalla Cnn, su una delle armi utilizzate nella sparatoria erano presenti scritte di incitamento all’odio “generici”. Secondo il capo della polizia non riportavano “una minaccia specifica, soprattutto non una minaccia specifica al Centro Islamico. Si trattava semplicemente di discorsi d’odio generici che abbracciavano un’ampia gamma di argomenti”.
La Cnn rivela anche il nome di uno dei due autori della sparatoria al Centro islamico: si tratterebbe di Caleb Vazquez, 18 anni e del 17enne Cain Clark. La donna che ha chiamato la centrale operativa della polizia per segnalare la scomparsa del figlio poche ore prima della strage sarebbe stata la madre del 17enne. Il ragazzo non frequentava il liceo del quartiere ma era iscritto a un programma di istruzione online. Ma aveva partecipava fino all’anno scorso alle attività e agli sport scolastici della vicina Madison High School: aveva fatto parte della squadra di wrestling della scuola dal 2024 al 2025. “Sembrava un bravo ragazzo”, ha detto alla Cnn un ex compagno di squadra, che lo conosceva solo per aver partecipato insieme agli allenamenti e alle gare di wrestling. “Non sembrava il tipo da fare una cosa del genere”.
L’Iman: “Intolleranza e odio senza precedenti. Siamo tutti responsabili”
L’imam e il direttore del Centro islamico di San Diego hanno invocato la tolleranza religiosa, affermando che ognuno è responsabile della creazione di “una cultura dell’amore”. Lo scrive la Cbs. “Quello che posso dire in questo momento è che la mia comunità è in lutto”, ha detto l’Imam, Taha Hassane, durante una conferenza stampa. “È qualcosa che non ci saremmo mai aspettati, ma allo stesso tempo, l’intolleranza religiosa e l’odio che purtroppo esistono nella nostra nazione sono senza precedenti”. “Siamo tutti responsabili, qualunque sia il nostro ruolo, come genitori, come operatori dei media, come funzionari eletti, come forze dell’ordine, come leader religiosi”, ha affermato Hassane. “Tutti noi possiamo fare qualcosa per proteggere la nostra nazione, per proteggere la nostra società”. Hassane ha inoltre esortato il pubblico a rispettare la privacy delle vittime e delle loro famiglie.
Il precedente in Michigan
L’incidente arriva in un periodo di forte tensione con la guerra in Iran. In marzo una sinagoga in Michigan è stata presa d’assalto. Ora invece una moschea. “Sono indignata dalla sparatoria. I luoghi di culto devono essere santuari, dove l’odio e la violenza non hanno posto”, ha detto la sindaca di Los Angeles, Karen Bass. La città di New York, che in Zohran Mamdani ha il primo sindaco musulmano della storia, ha invece rafforzato le misure di sicurezza presso le moschee per precauzione anche se non ci sono minacce.
