Non c’è pace per Castellammare di Stabia, popoloso comune dell’area metropolitana di Napoli. Il Consiglio dei ministri ha messo la parola fine all’esperienza amministrativa targata Luigi Vicinanza, ex direttore dell’Espresso e del quotidiano Il Centro prima di diventare sindaco. Per la seconda volta consecutiva, il consiglio comunale di Castellammare viene sciolto per infiltrazioni mafiose. Una decisione pesante, che segna ancora una volta la storia recente della città e certifica il fallimento di un sistema incapace di sottrarsi alle pressioni della criminalità organizzata.

Non c’è pace per l’ex Città delle Acque. Negli anni Castellammare ha visto svanire molti dei simboli che ne hanno caratterizzato l’identità: le sorgenti, le terme, la funivia. Oggi cade anche l’ennesima esperienza amministrativa, travolta dall’ombra della camorra che continua a tentare di condizionare la vita pubblica e, in alcuni casi, a riuscirci.

L’amministrazione Vicinanza è durata poco più di due anni. Era nata con l’ambizione di rappresentare una discontinuità rispetto al passato, affidando la guida di Palazzo Farnese a un professionista ritenuto distante dalle logiche tradizionali della politica locale. Le aspettative, però, si sono presto scontrate con una realtà più complessa. La proliferazione di liste civiche, la frammentazione del quadro politico e le successive vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni protagonisti della coalizione hanno alimentato dubbi e polemiche fin dai primi mesi.

Tra gli episodi finiti sotto i riflettori vi sono le intercettazioni che hanno riguardato Gennaro Oscurato durante la campagna elettorale, così come altre vicende emerse nelle inchieste sulla criminalità organizzata. A ciò si sono aggiunte le ripetute denunce dell’eurodeputato Sandro Ruotolo, che ha più volte contestato all’amministrazione di non rappresentare un argine efficace contro le infiltrazioni camorristiche.

I dettagli e le motivazioni alla base dello scioglimento emergeranno con chiarezza dalla relazione della commissione d’accesso, il cui lavoro ha portato alla decisione finale del governo. Nelle prossime settimane potrebbero inoltre arrivare richieste di incandidabilità nei confronti di amministratori e politici ritenuti contigui o comunque vicini ad ambienti criminali.

Il dato politico, però, è già evidente. Tutto questo accade a soli quattro anni dal precedente scioglimento del Comune. Era il 24 febbraio 2022 quando il Consiglio dei ministri decretò la fine dell’amministrazione guidata da Gaetano Cimmino. Allora era il centrodestra a finire sotto accusa; oggi tocca a un’amministrazione sostenuta dal centrosinistra. Cambiano gli schieramenti, ma il risultato resta lo stesso. Molti di coloro che nel 2022 salutavano lo scioglimento come una liberazione della città dalle pressioni della camorra si ritrovano oggi a fare i conti con accuse analoghe. Una circostanza che dovrebbe imporre maggiore prudenza nei giudizi e una riflessione più profonda sulle responsabilità della politica locale.

VICINANZA ACCUSA IL PD: “SONO STATO LASCIATO SOLO”

La dichiarazione di Vicinanza sindaco 70enne a capo di una coalizione formata da 14 sigle di partito o di liste civiche (1. Vicinanza Sindaco con la Città, 2. Base Popolare Democratica e Progressista, 3. Essere Stabia, 4. Alleanza Verdi e Sinistra, 5. Futuro Democratico e Riformista, 6. Movimento 5 Stelle, 7. Uniti per Stabia, 8. Azione – Siamo Europei, 9. Partito Democratico, 10. Noi per Stabia, 11. Per le Persone e la Comunità, 12. La Nostra Castellammare, 13. Stabia Rialzati, 14. Solo per Castellammare).

— “Nel massimo rispetto della decisione assunta dal Governo, attendo ora di conoscere le motivazioni del provvedimento che ha disposto lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia. Sono convinto di lasciare una città in condizioni migliori rispetto a quelle in cui l’avevo trovata, grazie a un lavoro costante, concreto e silenzioso portato avanti in questi anni. Auspico che Castellammare non torni nell’immobilismo amministrativo che avevo riscontrato al mio insediamento e che ha caratterizzato gran parte degli ultimi vent’anni. Ho sempre sostenuto, e lo ribadisco, che è nei vuoti amministrativi che la criminalità organizzata trova lo spazio per radicarsi. Per questo rivendico la scelta di non essermi dimesso e di aver portato a termine il mandato affidatomi dai cittadini, onorando fino in fondo la fiducia e la speranza che avevano riposto in me. È grazie al loro sostegno se sono rimasto al mio posto, a lavorare, fino all’ultimo minuto. Resta l’amarezza per non aver ricevuto dal principale partito del centrosinistra il sostegno che avrei ritenuto opportuno. Al contrario, ho subìto continui attacchi personali da parte della componente più giustizialista e settaria del Pd guidato da Elly Schlein. Un metodo di delegittimazione che, a mio avviso, è molto lontano da una sana dialettica democratica e dal modo in cui la politica dovrebbe porsi al servizio delle comunità che amministra. Lascio l’incarico di sindaco, che ho avuto l’onore di ricoprire per due anni, con la serenità di aver sempre agito nell’interesse della città, con impegno e senso delle istituzioni.”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui