Clamorosa svolta nel caso dell’uccisione della studentessa Chiara Poggi a Garlasco. La Procura di Pavia ha invitato a comparire per il 6 maggio Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima, modificando il capo d’imputazione in omicidio volontario, togliendo la parte in cui era già accusato in concorso con altri ignoti o con Alberto Stasi. Ora solo al 38enne, dunque, che all’epoca aveva 19 anni, viene contestato nella nuova inchiesta dai pm pavesi l’omicidio della studentessa.
L’omicidio avvenne il 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia. La vittima Chiara Poggi fu ritrovata senza vita nella villetta di famiglia dal fidanzato Alberto Stasi, studente di economia alla Bocconi di Milano. Il corpo di Chiara era riverso sulle scale che conducevano alla cantina della villetta. Stasi tornò in auto e chiamò i soccorsi e si diresse poi verso la caserma dei carabinieri dove raccontò che aveva trovato il corpo di Chiara. Le prime indagini vennero svolte senza le necessarie attrezzature che di norma vengono utilizzate per evitare di inquinare la scena del delitto. Venne appurato poi che le molte persone incaricate dei rilievi sulla scena del crimine non avevano adottato misure volte a non inquinare le prove come guanti e il gatto stesso della ragazza fu lasciato libero di muoversi per la casa per tutto il tempo. Le indagini furono condotte con molta approssimazione. A pagare per quel delitto che scosse l’opinione pubblica di tutta Italia è stato finora proprio il fidanzato di Chiara, Alberto Stasi.
Andrea Sempio, 38 anni, lavorava in un negozio di telefonia. La decisione di riaprire il caso fu presa dalla Procura di Pavia dopo che i legali di Alberto Stasi avevano chiesto una nuova analisi di prova genetica: l’attenzione si è concentrata subito sulla “impronta 33” trovata vicino al corpo della vittima, che sarebbe potuta appartenere proprio a Sempio. Grazie alle nuove tecniche di rilevamento e analisi genetiche – migliori rispetto a quelle utilizzate anni prima – le indagini sono state così riaperte
Il delitto di Garlasco, quindi, continua a tenere banco anche oggi e a riservare clamorose sorprese. Nonostante l’uccisione di Chiara Poggi sia avvenuta 19 anni fa, il caso è ancora dibattuto, soprattutto nei programmi tv. Se Alberto Stasi dovesse risultare innocente potrebbe ottenere per la sua carcerazione, dal 2015, un risarcimento senza precedenti, fino a 6,5 milioni di euro.
Alla decisione processuale si è arrivati attraverso cinque gradi di giudizio: Stasi fu inizialmente assolto sia in primo grado nel 2009 che in appello nel 2011 prima che, nel 2013, la Cassazione annullò l’assoluzione e dispose un nuovo processo. Nel secondo appello su Garlasco del 2014 fu condannato a 24 anni per omicidio volontario, sentenza confermata dalla Cassazione con la pena che fu poi ridotta a 16 anni grazie al rito abbreviato. In carcere da 11 anni, Stasi ha ottenuto l’accesso al regime di semilibertà a partire dall’11 aprile 2025. Da allora ogni giorno esce dal carcere di Bollate e vi fa ritorno la sera.
Ora la Procura di Pavia sta per chiedere alla Procura generale di Milano la revisione del processo. La svolta nella indagini si è avuta con il supplemento delle indagini e delle perizie, e grazie a una pressione mediatica senza precedenti per un caso di cronaca nera. L’accusa che i magistrati sottoporranno al tribunale è quella di omicidio volontario: per loro a uccidere Chiara Poggi, 19 anni fa, è stato Sempio, da solo. E il 6 maggio, con tutta probabilità, i pm scopriranno altri indizi o nuove prove che, secondo quanto è trapelato, aprirebbero scenari per certi versi inediti del delitto.
