Parecchi sospetti si fanno strada nella procedura per la grazia presidenziale a Nicole Minetti, tra cui il fatto che nell’istanza il bambino, che oggi ha 9 anni, è indicato come “abbandonato alla nascita”, ospitato in un orfanotrofio in Uruguay e poi accolto da Minetti e dal compagno Giuseppe Cipriani. Da quanto emerso il bimbo aveva una madre e un padre, una famiglia povera. E Minetti e Cipriani hanno avviato una causa contro di loro per ottenere la potestà genitoriale, concluso nel 2023. Ma il passaggio decisivo, il presupposto per la grazia, è relativo a due anni prima, al 2021, quando la coppia porta il bimbo negli Stati Uniti e lo fa operare in una clinica specializzata a Boston. Ci sono dubbi poi sulla grave malattia di cui soffrirebbe il bimbo. Nell’istanza si parla di pareri contrari ricevuti in Italia che avrebbero reso necessario il ricorso a specialisti americani.
Ma secondo Repubblica, i medici indicati, del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova, non avrebbero mai visitato il bambino. Sullo sfondo ci sono poi le ambiguità relative alle adozioni in Uruguay, un sistema opaco dove orfanotrofi e case famiglia sono stati più volte al centro di scandali. Anche per questo non c’è un accordo sulle adozioni tra Italia e Uruguay. C’è poi il contesto in cui si inserisce tutta la vicenda. La madre biologica del bimbo risulta al momento irreperibile, mentre l’avvocata che la difendeva è morta carbonizzata insieme al marito, in un incendio su cui si indaga per duplice omicidio. Dubbi anche sul fatto che Nicole Minetti abbia veramente cambiato vita per prendersi cura del bimbo. Il Fatto Quotidiano, il giornale che ha sollevato il caso, parla di feste in Uruguay con prostitute gestite da Minetti, alla stregua delle “cene eleganti” da Berlusconi per la quale è stata condannata per induzione alla prostituzione. Spuntano anche i rapporti tra il compagno della Minetti, Cipriani, e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, al centro dello scandalo che sta scuotendo gli Stati Uniti e non solo. Tutte “notizie false” per Minetti, che ha avviato con i propri legali un procedimento formale per la diffida.
I documenti presentati dal Guardasigilli Nordio al Capo dello Stato per la concessione della grazia a Nicole Minetti erano falsi? Intorno a questo sopetto ruota il clamoroso sviluppo della vicenda che ha provocato una nota del Quirinale sulla “supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza da parte del ministero della Giustizia”.
Nicole Minetti ottiene la grazia “umanitaria” per via di un bambino dato per abbandonato che avrebbe avuto bisogno di cure: vengono, infatti, cancellate le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato che Minetti avrebbe dovuto scontare ai servizi sociali. Ma gli atti parlano di genitori vivi e poveri. Il bambino ha una madre biologica in Uruguay che, da metà febbraio, risulta scomparsa. Non solo. L’avvocata che la difendeva è morta carbonizzata in un incendio insieme al marito (anche lui avvocato). C’è il sospetto che si sia trattato di un duplice omicidio. Sulla grazia, spuntano le prime ombre sui motivi umanitari che hanno portato alla concessione della grazia all’ex consigliera regionale della Lombardia e animatrice del bunga bunga berlusconiano.
LA NOTA. “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti – si legge nella nota dell’ufficio stampa del presidente Mattarella – su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”. Così la nota dell’ufficio stampa del Quirinale in riferimento all’inchiesta del Fatto quotidiano sulla vicenda dell’adozione del bambino da parte di Nicole Minetti.
“Più si scava – si legge su Il Fatto- più le ragioni della grazia traballano. A partire da un presupposto: quel bambino che nell’istanza viene presentato come ‘abbandonato alla nascita’ senza legami famigliari non lo era… Gli atti del Tribunale di Maldonado consultati dal Fatto raccontano invece che ancora oggi ha entrambi i genitori viventi e identificati, tanto che Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani (erede della dinastia dei ristoratori Cipriani) hanno intentato una causa contro di loro per ottenere la ‘Separación Definitiva y Pérdida de Patria Potestad’“.
NOTIZIE FALSE? Ed è proprio da queste notizie, dalle quali emergerebbero circostanze diverse da quelle rappresentate al Presidente della Repubblica con la domanda di grazia, che nasce la richiesta del Quirinale. Va ricordato che sia il Procuratore generale di Milano che il Ministro Carlo Nordio avevano dato il loro parere favorevole alla grazia in quanto l’affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l’assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero.
La nota del Quirinale precisa che: “il presidente della Repubblica non dispone di autonomi strumenti di indagine per accertare i fatti che vengono prospettati e fonda la propria decisione sui documenti che gli vengono sottoposti nonché sulle valutazioni formulate a tal proposito dall’autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia”. La lettera del Quirinale, si sottolinea, è infatti partita” in seguito a notizie di stampa dalle quali emergerebbe la sussistenza di circostanze diverse da quelle rappresentate al presidente della Repubblica con la domanda di grazia. Nel caso in questione – si rileva – il procuratore generale di Milano e il ministro hanno motivato il loro parere favorevole alla grazia in quanto l’affidamento in prova della Minetti le avrebbe reso estremamente difficile la cura e l’assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a periodiche visite e a terapie specialistiche all’estero”.
Il ministero della Giustizia risponde alla lettera facendo sapere di aver avviato le verifiche richieste al Quirinale e un eventuale primo esito potrebbe arrivare entro le 24 ore. A quanto si apprende, gli uffici di via Arenula stanno effettuando gli opportuni accertamenti con la procura generale della Corte di Appello di Milano da cui è arrivato il parere favorevole, non vincolante. Parere firmato da sostituto Gaetano Brusa, già presidente del tribunale di Sorveglianza di Genova.
NICOLE MINETTI, igienista dentale, è salita alla ribalta della cronaca nel 2010 poiché coinvolta nel cosiddetto caso Ruby (o Rubygate), la diciassettenne marocchina Karima El Mahroug finita in questura per un sospetto di furto e poi, nel giro di poche ore, rimessa in libertà grazie a una telefonata di Silvio Berlusconi in persona che successivamente la fece eleggere nel consiglio regionale della Lombardia. Minetti, tra le protagoniste della serate del bunga bunga ad Arcore, fu indagata dalla procura milanese per favoreggiamento della prostituzione. Nel 2013 Minetti, assieme agli altri due imputati (Emilio Fede e Lele Mora), viene condannata in primo grado dal Tribunale di Milano nell’ambito del processo Ruby bis a 5 anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni con l’accusa di favoreggiamento alla prostituzione. Condannata a pena cumulativa di 3 anni e 11 mesi, fece richiesta di affidamento ai servizi sociali nel 2022 (la decisione sarebbe arrivata nel 2025), a cui ha fatto seguito una domanda di grazia presidenziale; con parere favorevole del Procuratore della Corte d’Appello e del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che hanno rilevato “necessità di provvedere a esigenze famigliari”. La grazia le è stata concessa l’11 aprile 2026 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “motivi umanitari”, citando “gravi condizioni di salute di un parente minore”.
