E’ stato un giovane di 21 anni, Eitan Biondi, a sparare il 25 aprile con una pistola ad aria compressa contro due manifestanti dell’Anpi vicino al parco Schuster a Roma. Ai poliziotti che hanno suonato alla sua porta nel quartiere Monteverde per fermarlo con l’accusa di tentativo di omicidio ha detto di far parte della Brigata Ebraica. “Non lo conosciamo, non abbiamo tra i nostri membri persone che rispondano a questo nome e non abbiamo alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma”, chiarisce in una nota il direttore del Museo della Brigata ebraica, Davide Riccardo Romano.
Fondamentali per individuarlo sono state le immagini delle telecamere di vigilanza. Gli inquirenti sono risaliti a lui dal casco integrale scuro (che aveva disegni particolari) e dalla targa dello scooter bianco, un Honda Sh. Avendo le immagini di questi due elementi, la Digos è riuscita poi a seguirne gli spostamenti nelle immagini e a capire l’identità dello sparatore.
I colpi avevano raggiunto una coppia di 60enni, entrambi iscritti all’Anpi, rimasti feriti in maniera non grave: il pomeriggio del 25 aprile indossavano il fazzoletto dell’Associazione nazionale dei partigiani. Il 21enne ha sparato rimanendo seduto sulla scooter, più volte e a distanza ravvicinata. I due anziani sono rimasti feriti alla mano, al volto e alla spalla fortunatamente in modo non grave. Il 21enne poi si è dato alla fuga. Se anche le ferite non sono risultate gravi, l’accusa ipotizzata dalla procura di Roma è il tentato omicidio.
“Siamo venuti a conoscenza dagli organi di stampa del fermo di Eitan Bondi che sarebbe l’autore dell’episodio violento commesso a Roma il 25 aprile. La Brigata Ebraica ribadisce con forza di non conoscerlo, di non avere tra i suoi membri persone che rispondano a questo nome. Sottolinea anche di non aver alcun rappresentante né iscritto nella città di Roma”. Così in una nota del direttore del Museo della Brigata ebraica, Davide Riccardo Romano. “Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza”, scrive ancora Davide Riccardo Romano. “La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera. Ringraziamo di tutto cuore le forze dell’ordine per aver agito con tale rapidità. La loro prontezza è un segnale importante e un messaggio chiaro: certi atti non devono essere tollerati. Ci riserviamo inoltre di adire a vie legali contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso. La violenza non ha mai fatto parte dei nostri valori e non li rappresenterà mai“, aggiunge Romano.