Nuova escalation nel conflitto tra Stati Uniti e Iran. Le forze armate americane hanno colpito per la seconda volta obiettivi iraniani sull’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz, sostenendo di aver agito contro unità dei pasdaran impegnate nella posa di mine. Teheran aveva promesso una rappresaglia «devastante» e ha risposto nella notte con missili contro installazioni che ospitano forze Usa in Giordania e con droni diretti verso una base americana negli Emirati Arabi Uniti. Le difese Patriot sono entrate in azione, mentre resta alta l’allerta anche in Qatar e Kuwait.
Il presidente americano Donald Trump viene smentito dai fatti su ciò che sta avvenendo lungo lo Stretto di Hormuz. Dopo aver annunciato che lo Stretto era stato del tutto sminato dall’esercito Usa, l’Iran fa sapere che una superpetroliera ha preso fuoco dopo aver urtato due mine navali.
Nel frattempo dopo una stasi durata trenta giorni è ripartita la guerra nello Stretto: gli Usa hanno attaccato due rampe di lancio iraniane sull’isola di Larak, l’Iran ha lanciato la rappresaglia contro basi aeree in Giordania e negli Emirati Arabi Uniti. Ore dopo, la televisione di Stato iraniana riferisce che una superpetroliera ha preso fuoco dopo aver urtato due mine navali mentre tentava di attraversare lo stretto dal lato meridionale. Lo Stretto che pochi giorni fa Trump aveva proclamato completamente sminato. Si ricomincia., lo spartito è sempre lo stesso.
Le Guardie Rivoluzionarie Islamiche hanno avvertito che altre navi che violassero le sue regole avrebbero subito la stessa sorte e ha affermato che il rispetto dei suoi regolamenti per il passaggio attraverso lo stretto è stringente. Hanno poi affermato che l’attacco statunitense ha ucciso e ferito diversi soldati e civili. La difesa aerea avrebbe abbattuto un drone statunitense MQ-9 sopra lo Stretto, facendolo precipitare nelle acque del Golfo. In risposta all’attacco, le Guardie Rivoluzionarie “hanno preso di mira infrastrutture tecniche, strutture di manutenzione e postazioni di caccia nemici nelle basi aeree di King Hussein e al-Azraq, gestite dagli Stati Uniti in Giordania”, con missili balistici, causando “gravi danni”, secondo la televisione di stato. Ore dopo gli attacchi, Trump ha scritto sui social che l’isola di Kharg, importante centro energetico iraniano, è stata “ridotta in frantumi”, senza però fornire ulteriori dettagli.






