Se critichi il governo di Israele sei un antisemita. E’ questo l’obiettivo del disegno di legge sull’antisemitismo in discussione alla Camera che di fatto capovolge il mondo: la Destra, con l’aiuto di qualche riformista del Pd, si dice (a parole) migliore amica di Israele, dimenticando che molti dei suoi esponenti conservano i busti di Mussolini e lo inneggiano; oppure sono figli e nipoti di coloro che gli ebrei nei tempi bui della nostra storia li accompagnavano sui treni piombati“. Oggi un disegno di legge (Maurizio Gasparri e Graziano Del Rio ne sono gli strenui assertori in Parlamento) tenta di mettere il bavaglio a chi esprime legittime critiche al governo Netanyahu per quanto fatto a Gaza e quanto sta facendo, sostenendo le violenze dei coloni, in Cisgiordania. Ma i giornalisti italiani non ci stanno a questa mistificazione e lo diranno a chiare lettere domani in una manifestazioni a Montecitorio.
“La Fnsi non è antisemita. Non lo è mai stata e mai lo sarà. Non può essere considerato antisemitismo criticare le azioni dell’attuale governo d’Israele: vogliamo ricordare le decine di giornalisti e reporter uccisi durante l’attacco a Gaza. Giornalisti, non terroristi. La Fnsi vuole continuare a poter protestare e ricordare queste vittime di una violenza gratuita, senza essere tacciata di antisemitismo”. Così si è espressa Alessandra Costante, segretaria della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), replicando alle affermazioni del Presidente della Comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi, che, domenica 6 settembre, ha criticato la posizione del sindacato dei giornalisti sul disegno di legge Antisemitismo e la manifestazione organizzata il 9 settembre a Montecitorio.
Scrive professionereporter.eu: “Il ddl Antisemitismo si riferisce alla dichiarazione Ihra (International Holocaust Remebrance Alliance), che fa coincidere 7 dei suoi 11 esempi di antisemitismo con le critiche allo stato di Israele. Critiche che se fosse approvato quel testo diventerebbero reati. Al fianco della Fnsi si schiera la Rete #NoBavaglio: “Le accuse rivolte alla Fnsi secondo cui la mobilitazione contro il ddl Antisemitismo ‘legittimerebbe la violenza contro gli ebrei’, sono gravissime, prive di fondamento e pericolose per il dibattito democratico. In piazza a Montecitorio ci saranno realtà che da sempre praticano la lotta all’antisemitismo, al nazismo, al fascismo, al razzismo, all’intolleranza e a ogni forma di discriminazione, una piazza che interpreta e mette in pratica i principi della Costituzione, difendendo la libertà di informazione come presidio essenziale contro ogni odio identitario”.
La Dichiarazione di Gerusalemme. Fnsi, Rete #NoBavaglio e oltre 200 organizzazioni hanno chiesto che l’Italia adotti la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, elaborata da esperti internazionali, che distingue con chiarezza l’odio antiebraico dalla critica politica verso il governo di Israele”.
Davanti a Montecitorio ci sarà una maratona oratoria. Ci saranno giornalisti, artisti, attivisti, ONG, studenti, giuristi, docenti, accademici, organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti e della libertà di stampa, sindacati, formazioni politiche, associazioni, movimenti per la Palestina e gruppi ebraici impegnati nella tutela della memoria ma anche nel contrasto di nuove violazioni dei diritti umani. E conclude: «L’informazione deve restare libera e al servizio dei cittadini, affinché possano essere correttamente informati su ciò che accade nel mondo, senza censure né intimidazioni”.
Stampa Romana scrive: “L’antisemitismo è un male grave e antico, mai debellato, che va combattuto sempre e ovunque, come tutte le forme di discriminazione e razzismo. Ma il disegno di legge che arriva in Parlamento con la lotta all’antisemitismo non ha nulla a che vedere. Si tratta invece di nuove norme bavaglio che vogliono equiparare all’antisemitismo le critiche e le manifestazioni contro le politiche e le azioni dello Stato di Israele, che come le politiche e le azioni di qualunque altro Stato devono poter essere legittimamente criticate e contestate. La nuova legge avrebbe solo un effetto tangibile: la cancellazione del dibattito pubblico su quello che accade a Gaza, in Cisgiordania, in Libano. Si tratterebbe di una stretta sulle libertà di espressione, manifestazione e informazione garantite dalla Costituzione, una ferita per uno Stato compiutamente democratico”.
Il ddl Antisemitismo, in discussione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA. Questo significherebbe poter tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese, denunciato dall’Onu circa un anno fa. L’Italia sarebbe l’unico Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere la definizione IHRA con una legge dello Stato. A questi si aggiungono, ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale).
La proposta alternativa è adottare, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica. Gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, come la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione.






