“IO ESCO A GIOCARE” / Nasce la campagna per far tornare i bambini nei cortili e negli spazi di quartiere

I cortili, i piccoli spazi di quartiere, i luoghi quotidiani sono stati per lungo tempo ambienti di incontro, di gioco libero, di sviluppo dell’autonomia e di costruzione della fiducia in sé stessi, ma negli ultimi decenni sono stati abbandonatiLa campagna “Io esco a giocare” nasce dalla necessità di recuperare questa funzione, rilanciando l’informazione e la pratica del gioco libero negli spazi comuni pubblici e privati, oggi occupati da parcheggi e aperti al traffico. 

di Consulta Cinnica Bologna

Quando è stata l’ultima volta che abbiamo visto un gruppo di bambini giocare liberamente sotto casa, senza adulti a controllare ogni passo? Fino a qualche decennio fa era una scena normale. Cortili, piazzette e piccoli spazi di quartiere erano il primo territorio di esplorazione infantile. Oggi invece molti di questi luoghi sono vuoti, occupati dalle auto, recintati o semplicemente dimenticati. Nel frattempo le giornate dei bambini sono diventate sempre più organizzate, accompagnate e sorvegliate.

Famiglie, scuole e servizi si prendono giustamente cura dei bisogni primari dei più piccoli – sicurezza, educazione, benessere – e questo è un grande valore. Ma nel farlo rischiamo di dimenticare un altro bisogno fondamentale della crescita: la possibilità di sperimentarsi.

I bambini hanno bisogno di provare, esplorare, sbagliare, inventare giochi, trovare soluzioni da soli. È attraverso queste esperienze dirette, non sempre guidate dagli adulti, che costruiscono autonomia. Questa non nasce all’improvviso nell’adolescenza: si costruisce molto prima, passo dopo passo. Nasce quando un bambino può scendere sotto casa a incontrare amici e amiche, quando inventa un gioco senza che un adulto lo diriga, quando litiga, prova a risolvere e ricomincia. In quei momenti si apprendono competenze che nessuna attività organizzata riesce davvero a insegnare: prendere decisioni, gestire piccoli rischi, negoziare con gli altri, orientarsi nello spazio. Sono esperienze piccole, ma fondamentali.

Molti genitori oggi sono frenati da una paura comprensibile: «E se succede qualcosa?». Le notizie amplificano i pericoli e la risposta diventa spesso il controllo: accompagnare, sorvegliare, proteggere sempre. Ma raramente ci chiediamo quale possa essere il costo opposto: che cosa succede ai bambini se non sperimentano mai autonomia?

Diversi studi mostrano che una crescita iperprotetta può favorire ansia, insicurezza e difficoltà di attenzione e nel prendere decisioni. Bambini e bambine che non hanno mai potuto muoversi da soli diventano spesso adolescenti che temono di sbagliare.

A questo si aggiunge una nuova sfida. Come ricorda il pedagogista Francesco Tonucci, ideatore del progetto La città dei bambini, oggi siamo di fronte a una sorta di “pandemia silenziosa” prodotta dai dispositivi elettronici. Gli schermi possono esporre precocemente i bambini a relazioni solo virtuali, a dinamiche di confronto esasperato e a percorsi di isolamento che spesso emergono pienamente nell’adolescenza.

Per questo è importante agire presto. E una delle risposte può essere sorprendentemente semplice: restituire a bambini e bambine gli spazi vicino a casa. I cortili condominiali, i piccoli spazi di quartiere, i luoghi quotidiani possono tornare a essere ambienti di incontro e di gioco libero. Il cortile, in particolare, è spesso il primo spazio “fuori casa” in cui bambini e bambine – inizialmente accompagnati dai genitori – possono sperimentare gradualmente autonomia in sicurezza, costruendo relazioni, competenze sociali e fiducia in se stessi.

Da queste riflessioni nasce la campagna “Io esco a giocare”, che rilancia l’informazione e la pratica del gioco libero nei cortili condominiali. Non si tratta di tornare al passato, si tratta di ricostruire gradualmente gli spazi di libertà possibile.

Nel 2021 il Comune di Bologna ha compiuto un passo importante introducendo nel Regolamento Edilizio cittadino una norma che riconosce e tutela il diritto al gioco libero nei cortili condominiali. Ora la sfida è rendere questo diritto vivo e concreto: farlo conoscere, parlarne nei condomìni, coinvolgere famiglie, amministratori, pediatri, cittadini e cittadine.

Per questo vi proponiamo di parlarne insieme e di compilare e diffondere il breve questionario online anche per avere un quadro della situazione reale (qui). Perché restituire ai bambini il diritto di giocare sotto casa non significa solo migliorare la loro crescita. Significa anche rendere i quartieri più vivi, più attenti, più comunità, contrastare “il virus” che ci attira nel mondo virtuale, con un piccolo gesto quotidiano.

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Note:

1) Consulta Cinnica è una libera Consulta nata a Bologna per una Città amica dell’Infanzia.  La parola cinnica deriva da cinni (bambini)

2) Regolamento Edilizio del Comune di Bologna, parte seconda, titolo III, art. 80, comma 4.1 (2021) – Spazi per il gioco nei cortili privati:

4.1 Il Comune di Bologna riconosce il diritto dei bambini al gioco e alle attività ricreative proprie della loro età, dando così attuazione all’articolo 31 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e recepita nell’ordinamento italiano con legge n. 176 del 25 maggio 1991. A tal fine, nei cortili, così come nei giardini e nelle aree all’aperto degli edifici privati ad uso abitativo, deve essere consentito il gioco dei bambini, fatte salve le fasce orarie di tutela della quiete e del riposo, ove stabilite dai regolamenti condominiali, che in orario diurno non possono superare le due ore.

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