LA GUERRA ALL’IRAN / L’ex capo dell’antiterrorismo Usa: “Trump ha ceduto a Israele”

Una rivelazione destinata a far discutere è emersa nelle ultime ore dalle dichiarazioni di Joe Kent, ex direttore del National Counterterrorism Center, che ha gettato un’ombra inquietante sulle reali motivazioni che hanno portato gli Stati Uniti alla guerra contro l’Iran. Secondo Kent in un post pubblicato su X (ex Twitter), prima dell’inizio delle ostilità “la comunità dell’intelligence statunitense, inclusa la Cia, era concorde sul fatto che l’Iran non stesse sviluppando un’arma nucleare”. Una valutazione che, se confermata, contraddice radicalmente la narrativa ufficiale che ha accompagnato l’intervento militare.

“Una delle tante tragedie di questa guerra, ha scritto Kent, è che prima del suo inizio la comunità dell’intelligence valutava correttamente che, in caso di attacco da parte di Israele e degli Stati Uniti, l’Iran avrebbe preso di mira le basi statunitensi nella regione e bloccato lo Stretto di Hormuz. Le agenzie di intelligence avevano inoltre previsto che «colpire la leadership iraniana avrebbe rafforzato il regime e incoraggiato gli oltranzisti».  L’accusa più pesante, tuttavia, è un’altra: «Nonostante la professionalità e la precisione della comunità dell’intelligence, la narrazione e l’agenda diffuse da un governo straniero, Israele, hanno prevalso e ci hanno costretti a entrare in questa guerra». Kent non è un critico occasionale. Lo scorso marzo si è dimesso dalla carica di direttore del National Counterterrorism Center con una lettera di dimissioni esplicitamente motivata dal dissenso sulla guerra. «Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran», scriveva all’epoca. «L’Iran non rappresentava una minaccia imminente ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana“.

La reazione dell’amministrazione non si è fatta attendere. Davis Ingle, portavoce della Casa Bianca, ha definito le dichiarazioni di Kent “piene di menzogne. Le più gravi sono le false affermazioni secondo cui il principale Stato sponsor del terrorismo non rappresentava una minaccia per gli Stati Uniti e che Israele avrebbe costretto il Presidente a lanciare l’Operazione Epic Fury”. Il portavoce ha ribadito la posizione ufficiale: “In qualità di Comandante in Capo, il Presidente Trump ha agito con decisione sulla base di prove concrete che dimostravano che il regime terroristico iraniano rappresentava una minaccia imminente e si stava preparando a colpire per primo gli americani. La priorità assoluta del Presidente Trump è sempre stata garantire la sicurezza del popolo americano”. Ma a smentire la Casa Bianca era stata la stessa Tulsi Gabbard, direttore dell’intelligence nazionale (DNI), la quale, in una deposizione al Congresso, affermò che, secondo le valutazioni della comunità intelligence, l’Iran non stava ricostruendo le sue capacità di arricchimento nucleare dopo i raid del 2025.

L’articolo proviene da InsideOver

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