di Piero Di Antonio
(Seconda parte) – L’erosione della costa ferrarese è un problema – come indica la cronaca degli ultimi mesi – alquanto complesso che lascia presagire altri periodi che rendono urgente limitare l’aggressione dell’acqua. Il mare, croce e delizia dei gestori degli stabilimenti balneari, costringe i gestori e le amministrazioni pubbliche a combattere, non senza fatica e denaro, contro un “nemico” invasivo, quasi inarrestabile.
Il Po continua a essere la principale causa della salute e della malattia dei Lidi Ferraresi, soprattutto a Volano, la località più vicina alla foce e quindi più sensibile a ciò che il grande fiume scarica in mare, anzi a ciò che non porta più. Il continuo prelievo di sabbia dall’alveo del fiume a causa delle dighe, fa sì che il Po trasporti meno sedimenti e senza sabbia nuova quasi tutta la costa non si rigenera, permettendo all’erosione di vincere la sua battaglia.
LA PRIMA PARTE
Un passaggio da non trascurare resta l’inquinamento, sia chimico sia delle microplastiche, ennesima dimostrazione a volte di quanto l’uomo sia poco attento e sensibile alla salvaguardfia dell’habitat. L’Emilia Romagna è una delle zone più industrializzate d’Italia, ma non si può sottacere o sminuire, in nome di un ecologismo parolaio, il ruolo che fabbriche e insediamenti commerciali hanno nella distribuzione del benessere alle popolazioni che orbitano sul fiume e nelle valli circostanti. E’ indubbio, però, che il Po riversa nel mare tutto ciò che raccoglie nella Pianura Padana dando vita a un paradosso: i Lidi Ferraresi dipendono dal Po per la loro stessa esistenza, la sabbia, ma subiscono le colpe ambientali con l’inquinamento della valle.
Che cosa è costretto ad accogliere l’Adriatico? I cosiddetti nutrienti, l’azoto e il fosforo, che derivano dai fertilizzanti agricoli, punto di forza dell’economia emiliana, che fanno proliferare le alghe (eutrofizzazione) e intorpidiscono l’acqua. Nei casi peggiori portano alla mucillagine, sebbene va ricordato che negli ultimi anni il fenomeno della “vene del mare” non si è ripetuto nelle forme clamorose ed emergenziali del 1989.
Ci sarà un rischio mucillagine nell’estate 2026, dopo un ritorno significativo di due anni fa? Le previsioni dei biologi marini che hanno monitorato le temperature dell’Adriatico sono confortanti. Fino a qualche giorno fa la temperatura superficiale del mare Adriatico è risultato superiore di poco alla media stagionale, ma tra maggio e giugno, in assenza di venti e correnti, la calma piatta, si rischia di avere dei piccoli ammassi di mucillagini. Anche in questo caso, si è in presenza di un deterrente estetico molto forte che costringe sempre più turisti a preferire la piscine al tuffo in mare.
Altri nemici delle spiagge sono le microplastiche e gli inquinanti di ultima generazione. Il Po (sempre lui) è il principale vettore di plastica di tutto il Mediterraneo, il che dà l’idea di come il fenomeno abbia dimensioni preoccupanti e di come ingenti quantità di inquinanti finiscano nella sabbia e perfino nella nostra catena alimentare. Non vanno trascurati anche i residui dei farmaci e i metalli pesanti che, sebbene regolamentati dalle leggi, hanno un impatto importante sull’ecosistema marino.
Tra gennaio e marzo 2026, la struttura oceanografica Daphne ha eseguito dei pre-monitoraggi sulla qualità del mare, mente la stagione ufficiale dei campionamenti per la balneazione comincerà tra pochi giorni, a maggio. Ma dai controlli già fatti dall’inverno scorso a oggi si possono fare previsioni su come saranno le acque.
La più prevedibile sarà la torbidità elevata per le forti piogge di inizio primavera che hanno aumentato la portata del Po riversando in mare un’enorme quantità di sedimenti sospesi che rendono l’acqua in modo visibile “marrone o grigia” soprattutto al Lido di Volano e al Lido delle Nazioni. Ciò spaventa i turisti anche se è bene sottolineare che non si è sempre in presenza di inquinamento batterico. I sedimenti sospesi, spiega l’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è un parte molto fine del materiale organico e inorganico che si deposita al fondo dei bacini acquatici secondo uno schema illustrato qui sotto.

Una conseguenza segnalata nel rapporto ARPAE/Daphne del 2026 è la bassa salinità dovuta all’apporto di acqua dolce dal Po che comporta la creazione di un ambiente ideale per la fioritura, a partire già dal prossimo mese di giugno, di alghe precoci. Sull’inquinamento batterico, la nota positiva in questo viaggio sul pianeta Lidi-Po, sono i risultati dei test di prova eseguiti qualche settimana fa. La quasi totalità dei punti di campionamento nei Lidi Ferraresi, sono quasi cento, rientra nei limiti di legge, mentre i cosiddetti Punti Neri si concentrano vicino a Porto Garibaldi e alla foce del Po a Volano, soprattutto dopo i forti temporali che causano lo sversamento dei rifiuti delle reti fognarie.
Il riferimento all’inquinamento ha riflessi proprio sui turisti, sulle famiglie che scelgono i Lidi per le vacanze ormai sempre più brevi. I gruppi a basso reddito lamentano la scarsità di spiagge libere e gratuite – e le poche sopravvissute sono situate proprio vicino alle foci oppure in posti dove la qualità dell’acqua appare peggiore – e non apprezzano il costo del soggiorno in posti di scarso valore. Pagare cifre abbastanza alte per un ombrellone davanti a un mare che appare sporco a causa dei detriti del Po, crea spesso un senso di frustazione nel turista che non ha alternative se non restarsene a casa.
Che qualcosa di positivo, sebbene ancora insufficiente, si registri nel nostro Paese in materia di qualità delle acqua ci viene dal Rapporto dell’Ispra che ha monitorato un totale di più di 7.700 corpi idrici superficiali (fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione): il 43,6% è in stato/potenziale ecologico buono o superiore, mentre poco più del 75%
è in stato chimico buono. Per le acque sotterranee, su un totale di 1.007 corpi idrici, quasi l’80% è
in stato quantitativo buono, mentre il 70% è in stato chimico buono. I corpi idrici superficiali e
sotterranei sconosciuti sono diminuiti notevolmente e nel 2027 le aspettative sono di un netto miglioramento. L’analisi rivela e conferma che le maggiori percentuali di fiumi e corpi idrici fluviali, soprattutto costieri si trovano in Sardegna e nel distretto dell’Appennino Centrale.
Riguardo alle pressioni dell’uomo, a conferma di quanto si denuncia da anni nel distretto del Delta, l’inquinamento derivante dall’agricoltura rimane la pressione che incide di più sulle acque superficiali, seguita dalla pressione di tipo idromorfologico (opere di difesa idraulica, attraversamenti di strade/ferrovie), da quella puntuale (in particolare gli scarichi urbani) e dai prelievi. L’invito che l’Ispra fa alle amministrazioni del territorio è quello di una gestione della risorsa idrica che deve basarsi su adeguati strumenti di analisi dei corpi idrici, delle pressioni a cui sono soggetti e di valutazione dell’efficacia delle misure che puntano a migliorare lo stato e la mitigazione degli impatti.
L’erosione della costa ferrarese dovuta al grande fiume che dovrebbe nutrire il mare ma che ha quasi smesso di costruire le spiagge, aumentando il rischio di inquinamento con l’incessante riversare in mare fertilizzanti agricoli, microplastiche e inquinanti emergenti che incidono sul sistema marino, pone il titolare della concessione davanti a faticose attività: lottare per la sopravvivenza dinanzi all’avanzare del mare e al danno economico che deriva dalla spiaggia che si restringe, sostenere costi occulti imposti dalla difesa dalla costa, affrontare l’aumento dei canoni demaniali (ora a circa 3.500 euro di media all’anno) e l’incertezza della Direttiva Bolkestein che impone nuove gare per le concessioni demaniali.
In questo quadro si fa strada però l’esclusione sociale per le famiglie che si trovano davanti a prezzi aleatori e insostenibili per ombrellone e sdraio, indotte di conseguenza alla rassegnazione per via della scomparsa delle spiagge libere. Il problema dei costi, le gare per le concessioni e la necessità di interventi strutturali che facciano superare l’emergenza discendono da quanto detto finora, ma che alla fin fine dovrebbero tendere con interventi mirati e intelligenti a un turismo estivo più sosteninile e accessibile.
2- continua




