Elezioni di metà mandato che segnano una svolta non da poco nella politica americana (e di riflesso in quella mondiale) dominata finora da una Destra aggressiva e minacciosa. I democratici conquistano la maggioranza della Camera dei Deputati (un trionfo) e si avviano a controllare il Senato, in mano finora ai Repubblicani. Per Trump è una disfatta che da oggi lo mette all’angolo e con lui tutto il mondo Maga e degli evangelici che hanno trasformato la Casa Bianca in una corte di guerrafondai e di fanatici religiosi. Il voto di metà mandato dice anche e soprattutto che – affidandosi a volti nuovi, giovani, di talento – la Destra, anche potente e dilagante, si può battere. Bastano idee chiare e l’arma del coraggio.

Ciò che molti osservatori fingono di non  vedere è il prepotente ingresso nella scena politica, non solo in America, dei giovani. Per i Milei, i Bolsonaro, i Netayahu , gli oligarchi senza pudore delle tecnologie, per i filonazisti come Elon Musk o l’inquietante Peter Thiel, per l’affollata corte dei trumpiani il vento sta cambiando. Problemi sono in arrivo anche per la nostra presidente del Consiglio che con tutta probabilità dovrà dimostrare di sapersi muovere tra un’Europa poco amata e un’America che l’ha tradita.

Anche in queste ore Trump non si smentisce a lancia proclami allarmanti: “Se sarò battuto, userò i miei enormi poteri per fermare i comunisti”. E non pochi osservatori sostengono che per nascondere la sconfitta potrebbe attaccare di nuovo l’Iran, spinto in questo dal suo amico Netanyahu. Ma i poteri estremi che minaccia di usare contro i democratici e le democrazie non sono altro che il segno della paura. Trump sta tremando. Un congresso in mano agli avversari può metterlo in  stato d’accusa, può approvare l’ impeachment. Senza contare che nei cassetti di molti senatori e deputati sono custoditi documenti ritenuti scottanti che l’opinione pubblica mondiale ancora non conosce. Sulla copertina c’è scritto un solo nome: Jeffrey Epstein

ORE 4.26 ITALIANE. Democratici in vantaggio in Texas, nella sfida elettorale più importante e sentita: con oltre la metà dei seggi scrutinati (il 54%) il democratico James Talarico (nella foto) è in vantaggio con il 59 dei voti sul repubblicano Ken Paxton, al 39%. Il risultato finale veniva dato in bilico dai sondaggisti, vista anche la forza che i Repubblicani dimostravano di avere in Texas, uno Stato che governano con ampi margini da ben 33 anni, ma che negli ultimi tempi ha conosciuto l’ascesa di questo giovane democratico, ex seminarista, che ha saputo conquistare il cuore dell’elettorato giovanile. Qui, ha esercitato un forte pressione contro Talarico anche Elon Musk che ha finanziato con quasi mezzo miliardo di dollari la campagna elettorale di Paxton.

Nel Michigan, Abdul El-Sayed, è in netto vantaggio sul repubblicano Rogers, fortemente sostenuto da Trump, mentre in Georgia il dem Jan Ossoff può già esultare avendo sbaragliato il repubblicano Mike Collins con un netto 59 per cento di voti: “Gli americani hanno respinto la corruzione e l’incompetenza di Trump”. Ossoff viene paragonato negli Stati Uniti ad Obama. In Georgia, Keisha Lance Bottoms entra nella storia: la democratica è la prima donna nera a diventare governatrice di uno Stato americano.

Secondo i risultati dai vari Stati chiamati a rinnovare, non tutti, i senatori, si è avuta la conferma della tendenza che la quasi totalità degli istituti demoscopici registrava da diverse settimane. Per il Partito Repubblicano -con Trump che ha gestito tutte le candidature estromettendo gli esponenti più moderati – la notte delle elezioni di metà mandato si sta rivelando disastrosa. Questo è quanto traspare con sempre maggiore nettezza dai commenti dei media americani e dai voti che affluiscono negli uffici elettorali. Ora il presidente trema. Con la perdita della maggioranza alla Camera dei deputati, Trump rischia la messa in stato d’accusa per la guerra all’Iran dichiarata senza l’approvazione del Congresso e per gli affari della famiglia.

LA VIGILIA DEL VOTO AMERICANO

REFERENDUM SU TRUMP

OGGI, ORE 1,30 ITALIANE. Elezioni di Midterm. Per il New York Times i Democratici sono «in vantaggio al Senato». Trump sempre più nervoso e, scrive il Corriere della Sera, si dice pronto “a usare poteri spaventosi” in caso di sconfitto. Poi dalla Casa Bianca insulta la stratega della campagna elettorale dei Democratici, Jessica Tarlov, ospite di Fox News. Infine, prima delle 18, proclama la Settimana dell’anticomunismo, una decisione che potrebbe aprire scenari inquietanti.

Donald Trump ha firmato il proclama nel pomeriggio con queste parole: “Proclamo la settimana dal 1° al 7 novembre ‘Settimana dell’anticomunismo’. Invito tutti gli americani a restare saldi nella difesa contro qualsiasi minaccia allo stile di vita americano e a proteggere la nostra fiamma ardente della libertà dall’oscurità del comunismo”. Il documento è stato pubblicato sul sito della Casa Bianca prima della chiusura dei seggi, alle 18.

Nelle ore della lunga attesa dei risultati, cresce la fiducia nel campo dei Democratici. “Siamo a punto di svolta, verso un cambiamento radicale della direzione del Paese”, ha detto il leader dei democratici in Senato Hakeem Jeffries mentre la maggioranza degli americani sta ancora votando per le elezioni di metà mandato. “Siamo a un passo dal ritorno dei democratici al controllo della Camera”, ha aggiunto.

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