Fermato con l’accusa di omicidio volontario l’agente di polizia Carmelo Cinturrino. Era sotto accusa da giorni per la morte di un pusher a Rogoredo. Il fermo, disposto dalla Procura, è stato eseguito questa mattina dalla Squadra mobile.
I fatti risalgono al 26 gennaio, quando lo spacciatore Abderrahim Mansouri è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa durante una sparatoria nel cosiddetto ‘boschetto della droga’ nel corso di un controllo antispaccio. Tutta una messinscena.
Ad accusare Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, sono stati i suoi stessi colleghi, che nei giorni successivi hanno raccontato di come l’agente si comportasse (è emerso che chiedeva ogni giorno il pizzo ai pusher, anche allo spacciatore da lui ucciso) e anche di quel giorno, quando l’agente fermato li aveva fatti allontanare per poi sparare a Mansouri.
Altri pesanti elementi di prova sono stati scoperti nelle chat intercorse tra i colleghi che quel giorno erano con lui. Cinturrino aveva tentato di scagionarsi dicendo che lo spacciatore impugnava una pistola e lo aveva minacciato, ma si è poi scoperto che non era vero. E che l’arma era stata messa vicino al suo corpo solo dopo l’omicidio. Sull’arma, infatti, è stato trovato solo il Dna di Cinturrino. La chiamata per i soccorsi, poi, era partita solo venti minuti dopo.
In una nota della nota questura, è scritto che “il provvedimento restrittivo si fonda sugli approfondimenti investigativi condotti dalla Squadra Mobile e dal Gabinetto Regionale Polizia Scientifica della Polizia di Stato, con il coordinamento dalla Procura della Repubblica, e in particolare si basa sulle risultanze delle escussioni testimoniali, interrogatori, analisi delle telecamere e di dispositivi telefonici ed accertamenti di natura tecnico scientifica, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’evento”. E ancora: “Determinante è stato accertare che la vittima, nel momento in cui è stata attinta, non impugnava alcuna arma, che è stata portata e posta accanto al corpo in una fase successiva”.
