La televisione pubblica tedesca ARD ha dedicato un ampio servizio all’Italia e alle Olimpiadi chiedendosi se sciare, visto l’andamento dei prezzi durante i Giochi di Milano-Cortina, non stia per diventare un lusso per pochi fortunati. La stessa Sofia Goggia si è lamentata della ridotta presenza di appassionati alle gare di sci alpino: “Colpa dei prezzi troppo alti” ha detto la campionessa italiana, alzando così il livello dei malumori sul costo dei biglietti. La campionessa italiana, ultima tedofora di Cortina, ha evidenziato quanto sia dispendiosa questa Olimpiade: “In Coppa del Mondo – ha siegato – c’è molto più pathos. Qui i biglietti costano molto di più, quindi c’è quasi un disincentivo a venire”. Il suo è stato solo l’ultimo affondo su quanto sia dispendiosa quest’Olimpiade.
Nella discesa libera di domenica non c’è stato il tutto esaurito. Nella combinata i tifosi saliti sulle Tofane non erano neanche 2.800. I posti disponibili erano quasi 3.700. In molte gare di Coppa del Mondo dello sci femminile si arriva anche a 5mila spettatori.
Per il Super G femminile in programma oggi, giovedì 12 febbraio,, in cui la stessa Goggia spera nel podio così come l’altra azzurra Federica Brignone, l’accesso all’impianto costerà 220 euro per i biglietti di categoria A, 100 per il secondo livello. E i raffronti con le gare di altre importanti manifestazioni sportive danno ragione alla Goggia. In Coppa del Mondo, è acclarato, l’accesso ai campi di gara è sostenibile e il pubblico accorre numeroso.
Sulle piste si nota una scarsa affluenza anche per la difficoltà degli spostamenti nella prima Olimpiade “diffusa sul territorio” come ha scritto anche il New York Times. Il numero di spettatori è minore di quello previsto. C’è da aggiungere che secondo Altroconsumo vi è stata una caduta della richiesta di pernottamenti nei giorni olimpici. I Giochi “diffusi” promettevano bassi costi e sostenibilità ambientale, mentre l’effetto più evidente è un’odissea logistica per gli spettatori. Le distanze toccano i 400 chilometri e muoversi con i mezzi pubblici richiede ore di viaggio.
Critica anche la presenza di appassionati, la domanda, infatti, è in calo. Il che equivale a dire che i prezzi proposti prima dei Giochi non sono stati ben calibrati. Dormire in un hotel a tre stelle o in un Airbnb nelle località dei Giochi, dunque non solo a Milano, costa molto meno rispetto a un normale fine settimana di gennaio. Rispetto ai numeri rilevati a dicembre, i prezzi degli alloggi sono crollati. “Evidentemente – spiega Altroconsumo – gli albergatori e i proprietari di case si aspettavano una domanda maggiore e, alla fine, sono stati costretti ad abbassare i prezzi”. E mentre a Cortina si spendono in media 500 euro per dormire in un fine settimana olimpico in hotel (il 6% in meno rispetto a gennaio), a Milano si superano di poco i 300 euro. Prezzi in caduta libera anche sugli Arbnb: gli appartamenti in affitto breve a Milano risultano essere in queste ore molto più convenienti degli alberghi.
In generale viene messa sotto accusa la politica dei prezzi, poco sostenibili per molte tasche, che provocano, a gare ancora aperte, un continuo ritocco al ribasso. Una comparazione va comunque fatta: alla cerimonia inaugurale di San Siro il costo minimo del ticket era di 260 euro, all’Olimpiade estiva di Parigi il costo medio per l’ingresso alle gare era, invece, di 50 euro.
E mentre Milano e Cortina d’Ampezzo ospitano i Giochi, si fa serrato il dibattito sul futuro degli sport sulla neve, tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica. Un tema che ha attirato l’attenzione anche dei media internazionali, tra cui appunto la televisione pubblica tedesca ARD, che ha ospitato Gabriele Melluso, presidente dell’Associazione no-profit del terzo settore Assoutenti, che ha acceso i riflettori sul’impatto concreto dei rincari.
Secondo Assoutenti, i grandi eventi rischiano di trasformarsi in un volano per aumenti incontrollati, a scapito dei consumatori: “Le Olimpiadi invernali hanno dato vita a una vera e propria guerra dei prezzi che sta dando un ingiusto arricchimento per pochi” ha detto Melluso. Da premettere che la tendenza ad aumenti ingiustificati arriva da lontano. I dati raccolti da Assoutenti mostrano un trend chiarissimo: sciare costa sempre di più. Negli ultimi quattro anni, nei principali comprensori sciistici italiani, gli aumenti degli skipass sfiorano il +40%.
A Livigno, ad esempio, il giornaliero è passato da 52 euro (stagione 2021/2022) a 72 euro (+38,5%). Incrementi che pesano in modo diretto sui bilanci famigliari. Se nella stagione 2021/2022 i rincari erano stati motivati dall’emergenza caro-energia, per gli anni successivi non esistono giustificazioni oggettive. Le tariffe energetiche sono tornate su livelli ordinari e l’inflazione media in Italia risulta stabile.
Per Assoutenti, dunque, si tratta di aumenti privi di reali motivazioni economiche, che finiscono per scaricare i costi sui consumatori. Dal punto di vista formale, i prezzi degli skipass sono pubblicati online e quindi accessibili. Tuttavia, manca un elemento fondamentale: la trasparenza sulle ragioni degli aumenti. Nessuno spiega ai cittadini perché, anno dopo anno, sciare costi sempre di più, né vengono fornite prove o dati che giustifichino i rialzi.
Secondo Assoutenti, per tornare a Milano-Cortina 2026, il collegamento tra luoghi olimpici e aumento dei prezzi è evidente. Come spesso accade in Italia in occasione dei grandi eventi, all’aumento della domanda corrisponde un repentino rialzo delle tariffe in tutto il comparto turistico. A incidere è anche l’uso dei prezzi dinamici da parte delle strutture ricettive, un meccanismo simile a quello dei biglietti aerei e dell’Alta Velocità, che fa schizzare le tariffe nei periodi di maggiore affluenza. E in questi giorni anche gli appassionati degli sport invernali subiscono gli effetti dei prezzi troppo alti, almeno dai primi bilanci che i giornalizi specializzati stanno tracciando.
Il risultato di una situazione che comincia a preoccupare – considerando che il turismo invernale è un asset molto importante e redditizio per l’industria delle neve – è sotto gli occhi di tutti: sempre più famiglie rinunciano alla vacanza sulla neve oppure riducono la permanenza. La classica settimana bianca è diventata un lusso riservato a pochi, mentre molti italiani optano per weekend brevi o soggiorni mordi e fuggi, nel tentativo di contenere le spese. Un segnale chiaro che, se non si interviene, rischia di trasformare uno sport popolare in un’esperienza esclusiva in cui la speculazione agisce spesso indisturbata. E l’Olimpiade è lo specchio che ne proietta l’immagine in tutta Europa.
