La vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti all’Inter e al Milan è al centro di un’inchiesta della procura di Milano per l’ipotesi di turbativa d’asta e rivelazioni di segreti d’ufficio che vede nove indagati. Dal Comune, in sostanza, sarebbero state fornite informazioni segrete e costruito un bando per favorire Inter e Milan.
Gli agenti del nucleo di polizia economica della Guardia di Finanza hanno eseguito stamani alcune perquisizioni, precedute, nei giorni scorsi, da una serie di audizioni di funzionari del Comune che, a quanto si è appreso, sono stati sentiti come testimoni. E c’era già, da quanto riferito, una situazione di pre-allarme per il possibile sviluppo delle indagini. Già nel giorno in cui i due club hanno firmato il rogito per l’acquisto dello stadio, ritenuto uno degli impianti più belli e funzionali del mondo, e versato 197 milioni di euro al Comune, si era saputo che l’inchiesta aveva fatto un passo in avanti con la contestazione dell’ipotesi di turbativa d’asta.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati cellulari e dispositivi. Le indagini – coordinate da Paolo Ielo e dai pm Cavalleri, Filippini e Polizzi – riguardano anche il direttore generale di Palazzo Marino, Christian Malangone, oltre a ex manager e consulenti delle due squadre, agli ex assessori all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e all’allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, Simona Collarini. Indagati anche manager e figure legate ai due club, come Alessandro Antonello, Mark Van Huukslot e Giuseppe Bonomi. Inoltre, sono stati perquisiti gli uffici della societa’ M-I Stadio Srl. Si tratta dell’azienda, nata nel 2000, la cui quote sono divise con il 50% tra i due club Milan e Inter e che da anni si occupa della gestione del Meazza.
L’indagine punta a verificare la correttezza della compravendita di San Siro. Se la strada scelta della “raccolta di manifestazioni di interesse” – con un avviso pubblicato il 24 marzo 2025 e chiuso il 30 aprile – così come è stata costruita, abbia o meno rispettato i paletti della legge o se si sarebbe dovuto procedere con una gara internazionale.
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Il fronte giudiziario sullo stadio è stato aperto in seguito a una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. L’ipotesi da verificare è se la vendita del Meazza a Inter e Milan, per cui il Comune ha già incassato 197 milioni di euro, sia stata un’operazione che possa aver favorito gli interessi privati a scapito dell’interesse pubblico. Il sospetto è che sia stata “usata” la legge sugli stadi per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici.
Sugli sviluppi dell’inchiesta interviene il ministro dello Sport Andrea Abodi, che invita a mantenere una linea netta ma senza allarmismi. “Il mio pensiero è che, di fronte a situazioni che richiedono accertamenti, dobbiamo sottolineare con soddisfazione la volontà di fare chiarezza da un lato e di fare pulizia dall’altro”. Il ministro, parlando a Rozzano a margine delle celebrazioni per il Servizio Civile Universale, ha escluso effetti a catena sul sistema stadi e sugli eventi internazionali: “Si tratta di vicende indipendenti tra loro”. E ha aggiunto una riflessione più ampia sul rapporto tra sport e società: “Lo stadio è parte della società, non un mondo a sé. Così come nella società esistono pagine nere o comunque pagine che meritano di essere analizzate, altrettanto deve accadere all’interno degli stadi, dove poche persone non possono condizionare la vita di molti.”
Nel frattempo esponenti milanesi di Fratelli d’Italia e della Lega chiedono le dimissioni del sindaco Sala: “Non può scaricare sugli altri le proprie responsabilità”. Sul sindaco e sulla giunta di centrosinistra si sta abbattendo una bufera anche politica dagli esiti molto incerti.
