Un gruppo di nazionalisti e razzisti dell’Arkansas, attivo sotto il nome di “Return to the Land” (RTTL), sta costruendo insediamenti e villaggi riservati ai soli bianchi: si tratta dell’ultimo tentativo, da parte di filonazisti organizzati, di creare spazi esclusivi per tutelare la propria presunta superiorità razziale e culturale. Ecco il resoconto che ne fa The Voice of New York.
di Zoe Andreoli
(New York) . L’odio razziale tenta di farsi roccaforte protetta. In diverse aree rurali degli Stati Uniti prende forma un progetto separatista che ha il compito di ricostruire la segregazione residenziale eludendo la legislazione sui diritti civili. L’organizzazione suprematista Return to the Land (RTTL) ha avviato la creazione di insediamenti destinati soltanto a persone di origine europea, schermando le proprietà dietro la veste giuridica del club privato. Il primo esperimento ha già preso vita in Arkansas, ma la rete cerca già di estendersi tra gli Ozarks, gli Appalachi e il Sud del Paese.
L’origine del modello risale alla fine del 2023, quando il gruppo ha acquistato un terreno di 65 ettari nei pressi di Ravenden, in Arkansas, per una cifra pari a 237.000 dollari. Per aggirare i divieti imposti dal Fair Housing Act del 1968, la legge federale che proibisce la discriminazione razziale nelle vendite immobiliari, i promotori hanno impiegato un’architettura societaria elaborata da un’Intelligenza Artificiale e rintracciata sul forum 4chan.
La struttura combina un’associazione privata con una società a scopo di lucro. Questo meccanismo, per i fondatori, consentirebbe di selezionare i residenti in base a criteri etnici e religiosi. Per accedere al complesso occorre versare una quota di 25 dollari e sottoporsi a controlli sulla propria ascendenza. Attualmente l’insediamento di Ravenden ospita circa 40 persone, tra cui dodici bambini istruiti a casa. I registri giudiziari indicano che entro maggio 2026 l’organizzazione aveva già raccolto oltre 200.000 dollari, destinati in gran parte alla ricerca legale e all’espansione del progetto.
In un intervento diffuso sulla piattaforma X, il fondatore di RTTL Eric Orwoll ha chiarito senza mezzi termini la matrice ideologica dell’iniziativa: “Avrai Hitler 2.0 quando te lo meriti. Non si farà vedere da un popolo che non si impegna da solo. Dobbiamo impegnarci.”
Il fenomeno cavalca la teoria complottista della “grande sostituzione”, ritornata centrale nei discorsi dell’estrema destra mentre la demografia americana si fa sempre più plurale. L’avanzata di questi insediamenti avviene in un contesto contraddistinto dal ridimensionamento di diverse tutele storiche nate negli anni Sessanta durante la presidenza di Lyndon Johnson.
Tuttavia, il tentativo di schermare la discriminazione sotto forma di associazione privata incontra un limite normativo ben più antico del Fair Housing Act. Come osserva la docente di giurisprudenza della Tulane University Stacy Seicshnaydre, e riportato dalla piattaforma AXIOS. l’ostacolo principale per il gruppo risiede nel Civil Rights Act del 1866. Questa legge dell’epoca della Ricostruzione, ancorata alle garanzie del Tredicesimo Emendamento, vieta in modo assoluto e senza eccezioni la discriminazione razziale nei contratti e nei trasferimenti di proprietà, non lasciando spazi di manovra alle clausole dei club privati.
La tenuta dell’espediente legale è oggi al vaglio di un tribunale federale. A promuovere la causa è stato un cittadino cristiano di origine russo-ebraica, rifiutato dalla comunità di Ravenden dopo aver dichiarato le proprie radici, il matrimonio con un uomo nero e la presenza di figli birazziali. L’azione giudiziaria ha l’intento di bloccare sul nascere un piano che, secondo le intenzioni dichiarate dal movimento, vorrebbe sviluppare cittadelle fino a 50.000 abitanti. Mentre l’ufficio del procuratore dell’Arkansas ha avviato un’indagine preliminare seguito alle prime segnalazioni, l’apertura della fase istruttoria in sede federale potrebbe presto costringere l’organizzazione a svelare accordi finanziari, elenchi di soci e mappe dei futuri insediamenti.
Il tentativo di riaprire i cancelli della segregazione residenziale rivela quanto la frattura sociale americana sia ancora profonda. Il rispetto dei diritti fondamentali passa anche dalla possibilità, per ogni individuo, di avere un luogo da chiamare casa.






