Sull’onda della crisi abitativa che affligge da tempo la Spagna, il governo aveva varato un  decreto per fronteggiare l’emergenza, ma la Destra, sempre molto sensibile ai grandi interessi dei fondi speculativi immobiliari, ha votato contro mettendo in minoranza il primo ministro Pedro Sanchez. Il Congresso spagnolo ha quindi rigettato il decreto di misure contro l’emergenza abitativa con 172 voti a favore e 178 contrati delle destra: Partito Popolare e Vox, e i voti decisivi dei 7 deputati della forza catalanista Junts per Catalunya. Subito dopo la votazione, da fuori il Parlamento, nella Carrera de San Geronimo, dove da questa mattina manifestavano gli attivisti dei sindacati degli inquilini e migliaia di cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol, si sono levate urla di protesta: “I vostri profitti, la nostra miseria!’ e ‘Subito sciopero generale!’.

Il governo aveva approvato un primo pacchetto di misure per affrontare la crisi abitativa, ribattezzato “decreto Maricarmen”. Il provvedimento, presentato dalla ministra della Casa e dell’Agenda urbana Isabel Rodríguez García, era articolato in quattro blocchi. Il primo riguarda la tutela delle persone vulnerabili e prevede lo stop agli sfratti fino al 2030. Il secondo punta a contrastare la speculazione immobiliare e gli effetti degli affitti brevi. Tra le misure c’erano il divieto di acquisto da parte dei fondi speculativi fino al 2028, l’incentivo a destinare gli immobili a prezzi accessibili e un intervento fiscale sugli appartamenti turistici, con l’Iva al 10%. Il terzo blocco prevedeva agevolazioni fiscali per proprietari e inquilini con redditi fino a 33mila euro e prestiti a tasso zero per sostenere le famiglie nell’acquisto della prima casa. Il quarto riguarda l’aumento dell’offerta abitativa, con l’obiettivo di realizzare più alloggi e più edilizia pubblica. Secondo la ministra, si tratta dell’intervento più importante per affrontare la crisi, anche se la sua attuazione richiederà tempo. Tra le misure più discusse c’era infine la proroga automatica di due anni dei contratti di affitto in vigore che scadono prima del 31 dicembre 2028. La norma è stata tra quelle che hanno provocato maggiori tensioni tra gli alleati di governo.

Il provvedimento è stato varato dopo settimane di proteste sulla crisi abitativa, alimentate anche dalla vicenda di Maria del Carmen Abascal, conosciuta come Maricarmen, 87 anni, sfrattata dall’appartamento di Madrid in cui viveva da 70 anni. La sua storia è diventata il simbolo delle difficoltà incontrate da molti residenti nel trovare e mantenere un’abitazione a prezzi accessibili. Dopo lo sfratto, Maricarmen ha potuto tornare nella sua casa grazie a una trattativa mediata dal Comune di Madrid con il fondo d’investimento proprietario dell’edificio. L’accordo prevede per lei un nuovo contratto con un canone compatibile con le sue possibilità economiche. La soluzione raggiunta per Maricarmen non ha però fermato le proteste. La sua vicenda ha contribuito a portare al centro del dibattito nazionale il tema degli sfratti, degli affitti e del ruolo dei fondi immobiliari, mentre in diverse città spagnole sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone. È in questo contesto che Sánchez ha cercato nuovamente un accordo con gli alleati di governo per approvare il pacchetto di misure sulla casa.

La sconfitta del governo Sánchez  non implica che il premier abbia già deciso di sciogliere le Cortes.  Tuttavia, rende più concreto lo scenario di elezioni anticipate: a settembre il Psoe aveva già perso l’11esimo decreto-legge della legislatura e accumulato 39 sconfitte su iniziative legislative.  El País parla esplicitamente di  una campagna elettorale ormai avviata e riferisce che, in ambienti del Psoe, la caduta dei decreti viene considerata un’opportunità politica per capitalizzare la forte mobilitazione sociale sul tema della casa. Anche Rtve segnala che i dirigenti socialisti considerano l’ipotesi di elezioni anticipate nel caso di caduta dei decreti. La Vanguardia indica il 29 novembre come prima finestra disponibile per le elezioni anticipate. Paradossalmente, quindi, il governo può trasformare una sconfitta parlamentare – e la rottura del patto con i separatisti catalani di Junts – in un argomento elettorale con una grande presa sull’opinione pubblica.

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