La Spagna ha annunciato l’intenzione di vietare i social network ai minori di 16 anni: in occasione del World Governments Summit di Dubai, il premier socialista Pedro Sánchez aveva parlato della necessità di proteggere i ragazzi del “Far West digitale” che sono diventati i social, e di rendere le piattaforme responsabili dei i contenuti che mostrano.
Nelle scorse ore è arrivata la risposta di Elon Musk, proprietario di X, la piattaforma nota come Twitter, ed è stata decisamente sopra le righe. Come di consueto per Musk (e del resto anche per il suo alleato Donald Trump), Musk, simpatizzante per i nazisti tedeschi, ha fatto ricorso ad attacchi personali, definendo Sánchez “un tiranno” e poi “il vero fascista totalitario” in una serie di tweet, in cui non sono mancate nemmeno varie “conferme” a utenti politicamente schierati contro Sánchez, che fa parte della sinistra. Dal canto suo, Sánchez aveva accusato Musk di usare Twitter per amplificare disinformazione, in particolare dopo le polemiche sulla decisione del governo spagnolo di regolarizzare circa 500.000 lavoratori senza documenti e richiedenti asilo.
Secondo Sánchez, i social sono diventati uno “stato fallito”, in cui le leggi vengono ignorate e i reati tollerati; il pacchetto di misure in lavorazione non solo vieterà l’accesso ai social agli under 16, ma introdurrà conseguenze anche penali per le piattaforme e i loro dirigenti che non controlleranno i contenuti falsi e anche pornografici. La proposta arriva in una fase in cui l’Europa sta diventando sempre più critica nei confronti delle cosiddette “Big Tech”, soprattutto dal punto di vista dell’impatto che le loro tecnologie hanno sui minori e sulla società in generale. Negli ultimi anni l’attenzione si è spostata dai FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Nvidia, Google) ai MAMAA, l’acronimo che rappresenta una nuova generazione di giganti della tecnologia, tra cui Meta Platforms (META), Amazon (AMZN), Microsoft (MSFT), Apple (AAPL) e Alphabet (Google), Nvidia. Queste aziende, con una capitalizzazione di mercato combinata di svariati trilioni di dollari, rappresentano una parte significativa del mercato globale. In questo 2026 il conto totale degli investimenti dalle grandi aziende del tech arriverà alla cifra monstre di 660 miliardi di dollari.
In principio fu l’Australia, che lo scorso dicembre ha reso il divieto dei social già attivo per gli under 16. Oltre alla Spagna, anche la Grecia, come Regno Unito e Francia, sono al lavoro in questo senso, anche se a quanto pare al momento il limite in discussione è a 15 anni, non 16.
Qual è la proposta del premier spagnolo? La misura più dura è quella di vietare i social network ai minorenni. Sarà una delle misure più dure di tutta Europa, che prevede che l’età minima per accedere a Facebook, Instagram e così via sia di 16 anni. Come se non bastasse, i titolari delle piattaforme tech coinvolte dovranno implementare delle tecnologie di verifica dell’età molto rigorose e difficili da aggirare, analoghe a quelle viste per esempio per i siti porno.
Parlando al World Governments Summit di Dubai, Sánchez ha motivato la decisione con la necessità di proteggere i minori da un ambiente digitale che ha definito “un Far West”, caratterizzato da dipendenza, abusi, pornografia, manipolazione e violenza. Il primo ministro ha inoltre dichiarato che l’esecutivo introdurrà leggi per rendere penalmente responsabili i dirigenti dei social media nel caso in cui non rimuovano contenuti illegali o d’odio.
Le nuove norme non si limiteranno alla rimozione dei contenuti: saranno sanzionati anche individui e piattaforme che contribuiscono ad amplificare materiale illegale, anche tramite algoritmi. “Trasformeremo la manipolazione algoritmica e l’amplificazione di contenuti illegali in un nuovo reato penale”, ha detto Sánchez. Tra le misure allo studio c’è anche una sorta di osservatorio che dovrà misurare e monitorare come e quanto le piattaforme digitali alimentano divisioni sociali.
È chiaro che Sánchez vede questa misura come una priorità e un’urgenza: l’iter legislativo dovrebbe partire tra pochi giorni. Difficile fare una previsione attendibile sulle tempistiche. Quello spagnolo non è l’unico governo, europeo e non, a essersi decisamente stufato dell’effetto che i social hanno sui più giovani. Già a dicembre, per esempio, l’Australia ha già vietato i social agli under 16, mentre Francia e Danimarca stanno lavorando a loro volta a misure analoghe, anche se l’età target è inferiore (15 anni). Macron in particolare vuole fare in modo che il divieto sia attivo già da questo autunno, in concomitanza con l’inizio del nuovo anno scolastico. Dal canto suo, Sánchez ha sottolineato che la Spagna sta collaborando con altri cinque Paesi europei per rafforzare e coordinare l’applicazione delle regole sui social media a livello transfrontaliero, ribadendo che si tratta di una sfida che va oltre i confini nazionali.
‘insediamento dell’amministrazione Trump ha acuito lo scontro commerciale tra gli Stati Uniti e l’Europa con al centro proprio la regolamentazione delle big tech, le grandi aziende tecnologiche che sostengono apertamente il presidente Trump e che non vogliono che la Ue regolamenti l’Intelligenza Artificiale e le stesse aziende della Silicon Valley. Il vicepresidente Vance a Monaco, nella sua prima apparazione in Europa, non risparmiò critiche feroci alla Ue per la sua “eccessiva regolamentazione” dell’Intelligenza Artificiale e per una asserita “censura autoritaria” nel controllo dei contenuti online.
In quell’occasione il numero due della Casa Bianca aveva inquadrato l’Intelligenza Artificiale al pari di “una nuova rivoluzione industriale” che però “non si realizzerà mai se l’eccessiva regolamentazione dissuaderà gli innovatori dall’assumersi i rischi necessari per far progredire il progetto”.
Gli Stati Uniti e Regno Unito non sottoscrissero il documento finale per un’IA “sostenibile e inclusiva” che porta in calce invece la firma di Europa, India e Cina. La decisione di vari Stati Europei di regolamentare i social media e l’IA viene vista come una rappresaglia e un approccio più strategico nel settore tecnologico e delle Big Tech, la cui regolamentazione è proprio al centro della faglia che separa sempre di più le due sponde dell’Atlantico. La risposta europea all’aggressività degli stati Uniti ha però un suo punto debole: il voto necessario di tutti gli Stati per intreprendere una qualsiasi reazione alla sfida eei giganti della tecnologia. Mettere d’accordo 27 Paesi non è facile.
