TERRORISMO / Arrestato un17enne: progettava una strage in un liceo di Pescara. Indagati altri sette neonazisti

Un 17enne di Pescara è stato arrestato a Perugia, dov’era domiciliato, con l’accusa di terrorismo. Stava progettando una strage al liceo artistico “Misticoni” di Pescara, ispirata alla Columbine High School * del 20 aprile 1999, in Colorado. È quanto emerso dalle indagini del Ros in collaborazione con i Comandi provinciali dei carabinieri che hanno eseguito, oltre all’arresto del 17enne, anche perquisizioni in Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana, dove il giovane organizzava un attentato al liceo pescarese. Sono indagati anche sette giovani, alcuni minorenni, tutti affiliati a gruppi neonazisti e molto attivi sul web. *Leggi la cronaca di quella strage con la recensione del film di Michael Moore “Bowling in Columbine”.

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Dalle indagini è inoltre emerso che il minorenne avrebbe fatto seguire il proprio suicidio alla strage nella scuola. Il giovane è stato posto in custodia cautelare con successivo trasferimento in un istituto penale minorile su ordine del Gip del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila.  L’ordinanza è stata eseguita nelle prime ore di lunedì 30 marzo. Il minorenne è ritenuto gravemente indiziato dei reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.

L’attività investigativa, coordinata dalla procura minorile di L’Aquila, ha permesso di contestare al giovane il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco.  Tra il materiale sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di  finalità terroristica. Il minorenne, inoltre, cercava informazioni anche sulla costruzione di armi in 3D e sulla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza nota per l’estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la “madre di Satana”. (Nella foto, le indicazioni sul web per la preparazione della bomba).

CHI E’ IL 17ENNE. Indossava spesso pantaloni militari e aveva uan passione per le moto d’epoca, in particolare. Un ragazzo “chiuso e introverso”. Da Umbertide, in provincia di Perugia, lo descrivono così il 17enne arrestato ieri mattina dai carabinieri del Ros con l’accusa di terrorismo, perché pronto a fare una sparatoria al liceo pescarese, la città da cui era andato via più o meno all’inizio della scorsa estate. Non era il suo liceo – in Abruzzo era iscritto al Classico – ma non si sa perché lo avesse scelto come obiettivo. Indirizzo umanistico e «buon profitto», sottolinea qualche professore, anche se negli ultimi tempi pare studiasse per recuperare qualche sufficienza striminzita ottenuta nel primo quadrimestre.

LA WERWOLF DIVISION. Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minorenne e il vertice del gruppo Telegram denominato Werwolf Division, incentrato su contenuti e  narrazioni legati alla superiorità della ‘razza ariana’, nonché sulla costante glorificazione di mass shooters (tiratori di massa) quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya il 22.11.2011, elevati a santi per incentivare l’emulazione. È emerso inoltre l’esplicito intento di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School (20 aprile 1999), seguita dal proprio suicidio. Il gruppo punta a reclutare  i giovani e i ragazzini attarverso il web. Il gruppo Werwolf Divison è un’associazione suprematista e accelerazionista molto attiva in rete. Secondo quanto ricostruito dalle autorità, l’organizzazione mira a sovvertire l’attuale ordinamento per instaurare uno stato etico e autoritario incentrato sulla razza ariana. Seguendo gli ideali neonazisti, sono state persino progettate azioni violente nei confronti di alte cariche delle istituzioni. Emblematico quanto ricostruito dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione alla fine del 2024: tra gli obiettivi del gruppo neonazista è finito anche la presidente del Consiglio Meloni. Secondo quanto ricostruito, la leader del governo venne definita una “fascista che perseguita i fascisti” e vennero registrati anche dei dialoghi da cui sarebbe emersa un’attività di sopralluogo nelle zone di Palazzo Chigi.

Sette perquisizioni, personali e informatiche, sono state eseguite nei confronti di altrettanti minorenni, indagati, nelle provincie di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Tutti i minori, secondo gli investigatori, appaiono inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.

L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla sezione anticrimine dell’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo conclusa nel luglio 2025 dalla sezione anticrimine carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e antiterrorismo di quel capoluogo.

Il ragazzo arrestato oggi era già stato perquisito nell’ambito dell’indagine di Brescia nei confronti di persone tutte sospettate di appartenere a gruppi virtuali di estrema destra con posizioni radicali neonaziste, suprematiste, xenofobe e antisemite. Sono stati gli stessi inquirenti dell’attuale operazione a spiegare che l’indagine avviata nell’ottobre scorso è stata originata dalla precedente attività antiterrorismo (indagine “Imperium”) conclusa nel luglio 2025 dalla sezione anticrimine carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di quella città nell’ambito della quale venne appunto perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.

20 APRILE 1999: LA STRAGE DI COLUMBINE

20 APRILE 1999. Alla Columbine High School di Littleton, in Colorado due studenti uccisero 12 studenti e un insegnante, ferendo altri 24 giovani. Una strage di massa, la prima ad essere trasmessa in diretta tv, che mostrò al mondo il volto violento dell’America, un Paese armato in cui la diffusione di pistole, fucili e armi automatiche, soprattutto nelle scuole e in altri luoghi non militarizzati, è diventata un’emergenza, che nessuna amministrazione e nessun presidente è riuscito ad affrontare realmente. Complice lo strapotere della lobby delle armi, la temibile NRA (National Rifle Association), nei confronti della quale il presidente Donald Trump aveva detto: “Con me nessuno vi toccherà”. Il regista americano Michael Moore girò 2 anni dopo l’assalto al liceo, “Bowling in Columbine”, un film-documentario rimasto nella memoria collettiva, dovuta anche al fatto quei giorni lavorando a un documentario che conquistò il mondo.

IL TRAILER DEL FILM DI MOORE

Bowling a Columbine, applaudito per tredici minuti a Cannes nel 2002, premio Oscar nel 2003, non si limita a raccontare il massacro. Anzi, di Columbine parla relativamente poco, perché la cronaca dei fatti non basta a spiegarli: mostra gli effetti, non le cause, e a volte confonde gli uni con le altre. Moore invece volle capire, e per farlo allargò lo sguardo a quel che sta attorno, dietro, sotto. Che cosa mostra, dunque, il panorama attorno a Columbine? Un’America satura di armi troppo facili da comprare. Non è una novità, ma fa impressione ricordare che il film uscì nel 2002 e che ancora oggi si discute di questo tema. Alla disponibilità delle armi si somma la disponibilità a usarle (anche in Canada ci sono molte armi, ma si spara molto meno): un’eredità del vecchio West? Il terzo elemento affrontato da Moore è la paura, alimentata da un sistema di informazione che esaspera le insicurezze, si nutre di allarmismo e si tinge anche di razzismo. “La maggioranza delle pistole – raccontò Moore – sono vendute ai bianchi che vivono nelle periferie. Bisogna smettere di promuovere l’immagine dell’uomo nero che può farti del male”. E ancora: “Forse uno dei motivi per cui in altri Stati ci sono meno sparatorie è perché altrove si vive più in connessione con gli altri, con meno egoismo: questo rende più difficile uccidere il prossimo”.

 

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