di Claudia Zamorani
— L’intervento del sindaco di Ferrara sull’edilizia residenziale pubblica offre un saggio esemplare di quella che si potrebbe definire la pedagogia del risentimento: un’operazione retorica accuratamente studiata per trasformare un diritto sociale fondamentale — l’accesso all’abitazione — in un premio identitario a somma zero.Nel lessico di questa narrazione, la povertà smette di essere una vulnerabilità umana a cui la Repubblica e la comunità locale devono rispondere con spirito di solidarietà, per diventare invece un terreno di permanente competizione e conflitto.
Attraverso l’artificio del “prima i nostri” il welfare municipale viene svestito della sua funzione costituzionale di livellatore delle disuguaglianze e convertito in un dispositivo di distinzione censitaria e nazionalistica. Anche considerate le tante case popolari sfitte a Ferrara che necessiterebbero solo di un po’ di manutenzione per tornare ad essere in uso.
L’ossessione per i vincoli punitivi, la creazione di nemici invasori, l’innalzamento di barriere burocratiche e la pretesa di gerarchizzare la sofferenza in base all’origine o all’anzianità di presenza tradiscono una visione strutturalmente escludente, dove l’integrazione è considerata una concessione e mai un investimento collettivo. Ma, per noi, la casa deve andare a chi ne ha bisogno. Punto.
Ciò che rende questa posizione intellettualmente friabile, tuttavia, non è soltanto la sua matrice discriminatoria, ma la profonda asimmetria tra la foga declamatoria e l’efficacia dell’azione di governo.
La memoria corre inevitabilmente alla drammatica vicenda del Grattacielo di Ferrara: quando l’emergenza abitativa e il degrado sociale si sono manifestati nella loro forma più concreta e complessa, lasciando centinaia di residenti e famiglie senza casa, il furore legislativo del primo cittadino si è convertito in una singolare atarassia amministrativa.
Di fronte a cittadini reali rimasti privi di un’alternativa dignitosa – emergenza che in Spagna avrebbe provocato le insurrezioni delle piazze – il Comune ha scelto l’inerzia, dimostrando che la tutela della comunità cessa di essere una priorità non appena smette di servire da carburante propagandistico. Per il resto che dire? Speriamo, un giorno, di avere anche noi una Silvia Salis sindaca.







