SICCITA’, IL GRANDE RIGAGNOLO

0
112

Il Po soffre di una crisi che rischia di estendersi agli altri fiumi del Veneto e nel Delta. “Con la scomparsa dei ghiacciai, i corsi d’acqua si stanno progressivamente trasformando in grandi grondaie che fanno defluire con rapidità la pioggia verso il mare, privi però di quel rilascio graduale e costante garantito sempre dalle riserve montane. La crisi che interessa il Po rischia a breve di estendersi all’Adige e al Brenta”. Ad affermarlo è Alex Vantini, presidente di ANBI Veneto, nel commentare i dati sulla portata del principale fiume d’Italia. L’ANBI Veneto è l’associazione regionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue. Associa e rappresenta gli 11 consorzi di bonifica del Veneto, enti cui spetta  la gestione del reticolo idraulico minore con finalità irrigue, di sicurezza idraulica e ambientali. I suoi studi interessano anche il lato ferrarese del Po e il Delta

La crisi idrica che sta colpendo il fiume Po con ripercussioni particolarmente gravi nell’area del Delta – spiega Vantini –  si distingue per la straordinaria e preoccupante repentinità con cui si è verificato il calo della portata negli ultimi dieci giorni. Senza un sistema di invasi distribuiti lungo la rete afferente ai grandi fiumi, l’acqua piovana, pur abbondante nei primi dieci giorni del mese, è già defluita a mare.”
Dati alla mano, nella prima settimana di giugno, il Po registrava un flusso superiore ai 1.000 metri cubi al secondo al misuratore di Pontelagoscuro; una quota che si è più che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei 450 metri cubici al secondo, valore limite per la garanzia di efficacia delle due barriere antisale del Delta, sul Po di Tolle e sul Po di Donzella. Nelle ultime ventiquattro ore il crollo è stato ancora più marcato: dai 440 metri cubi al secondo di martedì si è scesi ieri a 380 mc/s, mentre questa mattina il valore è appena superiore a 350 mc/s. In questo scenario emergenziale, con l’acqua del mare risalita a 10 chilometri nell’entroterra”, il Consorzio di bonifica Delta del Po “si è visto costretto” a chiudere alcune derivazioni destinate all’agricoltura, “una misura indispensabile per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi”.
E nel bacino del fiume Po con il livello idrometrico che va dai -3,4 metri del Ponte della Becca (Pavia) ai -6,7 metri di Pontelagoscuro (Ferrara)  fino ai -8 metri di Cremona, facendo salire l’allarme in un’area dove nasce quasi un terzo dell’agroalimentare Made in Italy e si concentra circa la metà dell’allevamento nazionale. Ad affermarlo è la Coldiretti con l’ondata di caldo record che sta causando i primi danni soprattutto al Nord Italia, con precipitazioni azzerate e le coltivazioni già entrate in sofferenza.
La Pianura Padana rappresenta infatti il principale polo agroalimentare del Paese, caratterizzato da produzioni ad alta intensità e da un elevato valore economico. In quest’area si concentra quasi l’intera risicoltura nazionale e circa la metà della produzione italiana di pomodoro da industria. Il bacino del Po ospita, inoltre, la maggior parte degli allevamenti bovini e suinicoli italiani, costituendo il fulcro delle principali filiere zootecniche nazionali. Da questo territorio provengono alcune delle eccellenze più rappresentative del Made in Italy alimentare, come i formaggi Dop Parmigiano Reggiano e Grana Padano, oltre a numerosi salumi e prosciutti di qualità certificata, tra cui il Prosciutto di Parma. La situazione più difficile, rende noto Coldiretti, si registra nel Cremonese dove il livello del fiume si è fortemente abbassato e gli impianti che pescano acqua direttamente dal Po per l’irrigazione stanno già avendo difficoltà. A rischio ci sono soprattutto pomodoro e mais, così come nel Bergamasco.
La sofferenza idrica non risparmia il resto del territorio regionale Veneto che si trova in una situazione difficile, determinata in special modo dalla carenza di manto nevoso in quota. “Al momento non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque, anche in previsione del grande caldo in arrivo che comporterà un aumento di richiesta d’acqua per le piante”, spiega il direttore di ANBI Veneto Silvio Parizzi.
Tra le aree sotto stretta osservazione figura il comprensorio del Consorzio di Bonifica Brenta. Qui, a causa della sofferenza delle risorgive e della ridotta portata del torrente Tesina, l’ente consortile ha già rivolto un appello ai cittadini per un uso parsimonioso della risorsa idrica, che deve essere finalizzata unicamente alle necessità irrigue”. Il Consorzio ha inoltre fatto sapere che, qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, è già al vaglio la possibilità di ridefinire i turni di irrigazione per gestire la scarsità d’acqua.
La sofferenza idrica, poi, non risparmia il resto del territorio regionale. “L’intero Veneto si trova in una situazione difficile, determinata principalmente dalla carenza di manto nevoso in quota” e “al momento non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque, anche in previsione del grande caldo in arrivo che comporterà un aumento di richiesta d’acqua per le piante”, spiega il direttore di Anbi Veneto Silvio Parizzi. A questo punto resta da chiedersi fino a quando una tale emergenza non investirà il Ferrarese.
La siccità e la magra del Po sono una vera e propria mazzata per le lanche, i rami morti e le zone umide che compongono l’ambiente del Grande fiume. Uno dei risultati più eclatanti lo si sta purtroppo vedendo in queste ore a Zibello dove si sta verificando una grave moria di pesci nella lanca che si trova in località Via Longa. La scarsità di acqua, le temperature elevate e la mancanza quindi di ossigeno sono certamente la causa di questo fatto, segnalato anche alle autorità preposte.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui