L’ex ministro della Cultura, Dario Franceschini, scende in campo per sostenere Elly Schlein. L’esponente dem non ha dubbi sulle primarie di coalizione del centrosinistra e su chi appoggerà il Partito Democratico, ovvero, la sua attuale segretaria. E’ un’investitura chiara. Franceschini di Elly Schlein dice: “E’ una vincente, ha vinto le primarie, le elezioni regionali e ha costruito una coalizione che sembrava impossibile costruire”, riconoscendo alla segretaria dem tutti i meriti del lavoro svolto negli ultimi tre anni.
E Silvia Salis? La sindaca di Genova è indicata da molti nel Pd e nell’area centrista come possibile alternativa a Schlein e Conte alla guida del campo progressista, ma Franceschini frena, definendola una “leader del futuro”. L’esponente Pd, infine, non si sottrae alla polemica sul federatore: nessun federatore, non è più tempo.
Il nome di Silvia Salis è emerso con forza nel dibattito politico. Un’intervista a Bloomberg, agenzia internazionale, ha alimentato l’ipotesi che la sua figura possa trasformarsi in una proposta di sintesi per il campo progressista, indicando una possibile alternativa a Giorgia Meloni. Questo slancio ha riacceso le domande su modalità di selezione del candidato, rapporti tra partiti e priorità programmatiche. La reazione degli alleati è stata immediata e variegata: chi guarda con interesse a un’ipotesi di investimento senza primarie, chi mette in guardia dai rischi di una competizione interna, e chi richiede chiarezza sul mandato politico locale. Nel mezzo c’è la posizione della stessa interessata, che ha cercato di bilanciare una disponibilità a valutare l’ipotesi nazionale con il dovere di completare il suo mandato comunale.
La notizia ha generato immediati scossoni tra le forze che ambiscono a costruire l’alternativa a Meloni. Al Pd,a parte la partito, Franceschini, chiara pposizione espressa da uno dei big del è prevalsa la cautela: da una parte la segreteria rivendica il lavoro svolto negli ultimi anni, dall’altra emerge il timore che un passo falso o un’accelerazione imprevista alimentino divisioni interne. Il Movimento 5 Stelle e altre formazioni hanno mantenuto un atteggiamento più freddo, mentre esponenti riformisti hanno espresso apprezzamento e lusinghe.
Tra i commenti più rilevanti c’è stato l’incoraggiamento pubblico di alcuni leader riformisti, che vedono in Salis un possibile catalizzatore per una lista o un progetto moderato. Al contempo molti nel centrosinistra hanno ricordato che la questione delle regole è centrale: la sindaca stessa ha espresso riserve sulle primarie, giudicandole divisive e potenzialmente dannose in vista di una campagna nazionale. Questo nodo resta al centro del confronto tra Elly Schlein, che insiste sull’importanza delle primarie, e chi invece spinge per una soluzione concordata.
SONDAGGIO SULLE PRIMARIE
Nella sfida alle primarie per il leader della coalizione di centrosinistra tra Elly Schlein e Giuseppe Conte sarebbe il secondo a prevalere di pochissimo. In pratica si può dire che c’è una sostanziale parità, considerato il margine di errore della rilevazione. E’ quanto emerge dal sondaggio realizzato da Tecnè per l’Agenzia Dire (www.dire.it), con interviste eseguite tra l’8 e il 9 aprile scorsi. Il leader M5s raccoglierebbe infatti il 41% dei consensi contro il 40% della segretaria Pd. Resta alta la quota degli indecisi. La percentuale di chi non è in grado di fornire una risposta si attesta al 19%.

La coalizione di centrodestra ancora in vantaggio sul quella di centrosinistra nelle preferenze degli italiani, anche se solo con meno di un punto di scarto. La coalizione di governo si attesta infatti al 46,1% contro il 45,2% dell’alleanza progressista. In teste alle preferenze è ancora Fdi. Il partito di Giorgia Meloni raccoglie il 29% dei consensi, a seguire Fi l’8,9%, la Lega con il 7,2% e Noi Moderati con l‘1%. Nel centrosinistra a guidare la coalizione è sempre il Pd con il 22,3% dei consensi, segue l’M5s con 12,8%, Avs con 6,3%, Iv con il 2,3% e +Europa con l‘1,5%. Fuori dal conteggio delle alleanze sia la nuova formazione di Roberto Vannacci che si attesta al 2,7% che Azione di Carlo Calenda con il 3,1%.
