I colloqui di pace di Islamabad sono già “falliti”. Così ha detto il vicepresidente americano J.D. Vance nel lasciare il tavolo, e il Pakistan, dopo una mezza maratona di 21 ore. “Hanno scelto di non accettare le nostre condizioni”, ha detto Vance in una breve conferenza stampa da Islamabad. “Ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice: un metodo di intesa che rappresenta la nostra offerta finale e migliore”, ha aggiunto. “Vedremo se gli iraniani l’accetteranno”. Ha lasciato quindi uno spiraglio aperto.
I colloqui tra alti funzionari si sono protratti oltre le 6 del mattino di domenica, ora locale, per quello che tutti i media internazionali raccontano come un evento a suo modo “epocale”, “storico”. Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha scritto sui social media che i colloqui in Pakistan “hanno riguardato diverse questioni principali oggetto di negoziazione, tra cui lo Stretto di Hormuz, la questione nucleare, le riparazioni di guerra, la revoca delle sanzioni e la fine definitiva della guerra contro l’Iran e nella regione”. Baqaei, che si trovava in Pakistan come membro della delegazione iraniana, ha aggiunto che il successo dei colloqui dipendeva dall’”accettazione da parte degli Stati Uniti dei legittimi diritti e interessi dell’Iran”.
Israele non è stato coinvolto nei colloqui e Benjamin Netanyahu ci ha tenuto a precisare che la guerra “non è finita”. Mentre Vance illustrava la situazione di stallo nei negoziati, il presidente Trump e il segretario di Stato Marco Rubio si trovavano in un palazzetto dello sport a Miami per l’UFC 327, a guardare un montaggio video di incontri passati, racconta il New York Times.
Intanto, il Regno Unito si prepara alla guerra: il Chief of Defence, sir Knighton, vuole aggiornare il “Libro della guerra” accantonato dopo la caduta dell’URSS Con le tensioni in Ucraina che non si arrestano – e la Russia che non sembra essere stata minimamente scalfita dalle sanzioni occidentali – e la guerra in Medio Oriente che potrebbe aver creato un nuovo “villain” globale, non stupisce che il Regno Unito sembri intenzionato ad accelerare sulla preparazione a una presunta (o sedicente) guerra imminente: un tema che è finito – non a caso – al centro di un’intervista rilasciata dal Capogabinetto della Difesa del governo Starmer, sir Richard Knighton, a Sky News, parlando della nuova preparazione bellica del Regno Unito.
Dopo Svezia, Norvegia, Finlandia e Francia anche il Regno Unito si prepara quindi alla guerra. Il piano Uk è persino più inquietante degli altri perché Londra si prepara a una guerra mondiale combattuta con le armi nucleari. Il premier Keir Starmer ha già accolto le raccomandazioni della Strategic Defence Review, che viene aggiornata ogni dieci anni. Il nemico è sempre lo stesso: la Russia di Putin, che Londra definisce una minaccia “immediata e pressante”. L’obiettivo del piano britannico, lungo 140 pagine, è rendere la Gran Bretagna “pronta a combattere una guerra” in Europa o nell’Atlantico qualora dovesse servire.
Tra i primi punti della strategia c’è lo storico punto di forza inglese: la flotta. Secondo il piano, Londrà si i doterà di una nuova flotta di sottomarini d’attacco a propulsione atomica, fino a dodici vascelli che saranno pronti entro la fine di questo decennio. Inoltre, verranno investiti 15 miliardi di sterline (circa 18 miliardi di euro) per ammodernare la forza nucleare: il Regno Unito sta prendendo in considerazione l’acquisizione di bombardieri strategici in grado di sganciare testate atomiche. 1,5 miliardi di sterline saranno destinati alla costruzione di sei nuove fabbriche di armi.
La Strategic Defence Review non tratta solo la difesa dei confini: il piano britannico prevede anche la formazione di una nuova Guardia nazionale, un esercito territoriale di cittadini impegnati a difendere le infrastrutture strategiche, gli aeroporti e le linee di comunicazione. Si cercherà anche di arrestare lo svuotamento delle Forze Armate, i cui ranghi si sono assottigliati rapidamente negli ultimi decenni. È chiara la differenza di questo piano rispetto agli opuscoli distribuiti in Francia, in alcuni Paesi del Nord Europa e al kit di sopravvivenza presentato da Bruxelles: l’obiettivo del Regno Unito è preparare alla guerra la parte militare del Paese, non i cittadini.
