Tutte le visite aumentano? No. Aumentano soprattutto le prime visite; le visite di controllo restano generalmente a 17,90 euro.
Il cittadino pagherà il 5,8% in più? Non necessariamente. Il 5,8% è una media riferita alle tariffe modificate, non al ticket di ogni assistito.
Il limite di 36,15 euro viene abolito? No. Nella maggior parte delle Regioni resta il tetto massimo ordinario per ricetta, salvo discipline regionali specifiche.
Chi è esente inizierà a pagare? No, purché l’esenzione sia valida, correttamente registrata e applicabile alla prestazione prescritta.
Le prestazioni private aumentano automaticamente? No. Il decreto riguarda il Servizio Sanitario Nazionale e le strutture accreditate per l’attività convenzionata. I listini privati seguono regole autonome.
Serve una nuova ricetta per un appuntamento già fissato? Di norma no. È però opportuno verificare con il Cup il ticket aggiornato e l’eventuale necessità di integrare un pagamento anticipato.
Quanto costa una prima visita ordinaria? La tariffa nazionale passa generalmente da 25 a 26 euro.
Quanto si paga per una prima visita cardiologica? La nuova tariffa è di 38 euro, ma nelle Regioni con tetto a 36,15 euro il ticket ordinario non dovrebbe superare quest’ultimo importo.
Dal 21 settembre dunque non scatterà un aumento generalizzato e uniforme di tutti i ticket. Cambieranno le tariffe di 448 prestazioni specialistiche e di 222 codici della protesica, ma oltre otto prestazioni comuni su dieci resteranno invariate. Gli effetti maggiori riguarderanno alcune prime visite, la cardiologia, l’agoaspirato della mammella e specifiche procedure diagnostiche. Il tetto di 36,15 euro per ricetta e le esenzioni limiteranno però l’impatto per molti pazienti. La cifra effettivamente richiesta dipenderà dalla prestazione, dalla composizione della ricetta, dall’esenzione posseduta e dalle regole applicate dalla singola Regione.
NEL DETTAGLIO
La revisione interessa: 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale, 222 codici dell’assistenza protesica su misura; visite specialistiche, esami diagnostici e procedure ambulatoriali, ortesi spinali, protesi di arto, ausili ottici e altri dispositivi destinati alle persone con disabilità. L’aumento medio delle tariffe aggiornate è stimato intorno al 5,8%, ma le variazioni sono molto differenti da una prestazione all’altra. L’impatto aggiuntivo per il Servizio sanitario viene calcolato in circa 210,7 milioni di euro l’anno: 183,1 milioni per la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni per la protesica. Per la prima visita cardiologica la tariffa sale a 38 euro, ma dove resta in vigore il tetto di 36,15 euro il cittadino non esente dovrebbe pagare al massimo tale importo. L’aumento effettivo sarebbe quindi di 2,55 euro rispetto ai precedenti 33,60 e non di 4,40 euro.

Otto prestazioni su 10 non subiranno variazioni

Un meccanismo analogo riguarda l’agoaspirato della mammella: la nuova tariffa arriva a 36,50 euro, ma il ticket può fermarsi a 36,15 euro.  Oltre otto prestazioni su dieci non dovrebbero subire variazioni. Rimangono inalterati molti esami di uso frequente:L’ecografia dell’addome inferiore conserva una tariffa di 37,80 euro. Tuttavia, nelle Regioni che applicano il limite ordinario, il ticket resta fermo a 36,15 euro. Non cambiano neppure le tariffe dei principali esami di laboratorio, come emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES. Aumenta di 50 centesimi il costo attribuito al prelievo venoso.
Prima visita e visita di controllo
La prima visita specialistica ordinaria passa generalmente da 25 a 26 euro. Il nuovo importo riguarda, tra le altre, le prime visite: neurologiche; ginecologiche; ortopediche; pneumologiche; endocrinologiche; gastroenterologiche; chirurgiche; di medicina fisica e riabilitativa. La visita di controllo resta invece a 17,90 euro. È considerata prima visita anche quella richiesta per un nuovo disturbo, per un nuovo quesito diagnostico o per il peggioramento di una patologia già conosciuta. La visita di controllo periodica o follow-up serve invece a verificare gli esami richiesti dallo specialista, valutare l’efficacia di una terapia o seguire nel tempo una condizione già presa in carico. La corretta indicazione sulla prescrizione è importante sia per il percorso clinico sia per il ticket.

Come si calcola il ticket

Il ticket si calcola sommando le tariffe delle prestazioni riportate sulla ricetta, entro il limite previsto dalla Regione. Se, per esempio, gli esami prescritti valgono complessivamente 24 euro, un assistito non esente paga 24 euro. Se la somma arriva a 50 euro, nelle Regioni che applicano il tetto ordinario il cittadino paga al massimo 36,15 euro e la parte restante viene coperta dal Servizio Sanitario.

Cosa succede con gli esami del sangue

Gli esami di laboratorio rappresentano il caso più frequente di ricetta contenente più prestazioni. Il ticket viene calcolato sommando la tariffa di ogni analisi e quella del prelievo, fino al limite regionale. Se sulla ricetta compaiono emocromo, glicemia, colesterolo e trigliceridi, le singole tariffe vengono sommate. Dal 21 settembre i principali parametri restano invariati, mentre il prelievo venoso sale da 3,80 a 4,30 euro. L’aumento effettivo sarà quindi, in molti casi, di 50 centesimi, a meno che la ricetta non avesse già raggiunto il tetto massimo.

Chi non paga il ticket

Le nuove tariffe non cancellano né modificano automaticamente le esenzioni. Continuano a essere previste esenzioni per: determinate condizioni di reddito ed età, disoccupazione, quando ricorrono i requisiti di legge, pensione sociale o pensione minima con i requisiti previsti, patologie croniche, malattie rare, invalidità, gravidanza. Per le prestazioni previste dai protocolli; diagnosi precoce e screening oncologici organizzati, donazione di sangue, organi o tessuti, nei casi stabiliti, infortuni sul lavoro e malattie professionali, secondo le disposizioni applicabili. Le principali esenzioni per reddito. I codici nazionali più frequenti sono:
– E01: cittadini con meno di 6 anni o più di 65 anni appartenenti a un nucleo familiare con reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro;
– E02: disoccupati e familiari a carico appartenenti a un nucleo con reddito inferiore a 8.263,31 euro, elevato a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e aumentato di 516,46 euro per ogni figlio a carico;
– E03: titolari di assegno sociale e familiari a carico;
– E04: titolari di pensione al minimo con più di 60 anni e familiari a carico, entro i limiti reddituali previsti.
Il disoccupato ai fini dell’esenzione sanitaria non coincide sempre con chi è semplicemente privo di lavoro. Occorre rispettare la definizione e i requisiti previsti dalla normativa. In caso di dubbio bisogna rivolgersi all’Asl o verificare la propria posizione nel Fascicolo sanitario elettronico.

Patologie croniche e malattie rare: l’esenzione non copre tutto

Chi ha un’esenzione per patologia cronica o rara non è necessariamente esente da qualsiasi ticket. L’esenzione copre normalmente le visite e gli esami individuati per il monitoraggio, la diagnosi e il trattamento della specifica malattia. Una prestazione richiesta per un problema non collegato alla patologia può quindi restare a pagamento. È indispensabile che il medico riporti sulla ricetta il corretto codice di esenzione: se il codice manca o non è valido, il Cup può calcolare il ticket ordinario.

Cosa controllare sulla ricetta

Prima di prenotare conviene verificare: il codice esatto della prestazione, se è indicata come prima visita o visita di controllo; il quesito diagnostico, la classe di priorità — U, B, D o P — quando prevista, l’eventuale codice di esenzione, la validità temporale dell’impegnativa, la presenza di prestazioni appartenenti alla stessa branca, l’eventuale preparazione necessaria per l’esame. Un errore nel codice della prestazione può determinare un importo diverso, impedire la prenotazione oppure costringere il paziente a richiedere una nuova prescrizione. Per le prestazioni fissate dal 21 settembre in poi può essere applicata la nuova tariffa anche se la prenotazione o la prescrizione sono precedenti. In generale conta la tariffa vigente al momento dell’erogazione, ma le modalità tecniche della transizione devono essere recepite dai sistemi regionali. Chi ha già prenotato dovrebbe quindi controllare l’importo aggiornato sul portale regionale o sul Fascicolo sanitario, verificare nuovamente il ticket pochi giorni prima dell’appuntamento, conservare ricevuta della prenotazione e dell’eventuale pagamento anticipato, chiedere al Cup se è necessario integrare la somma, domandare il rimborso in caso di pagamento superiore al dovuto. Non è necessario annullare e rifare automaticamente la prenotazione. Bisogna invece attendere l’aggiornamento del sistema regionale o contattare il Cup. Le nuove tariffe riguardano sia gli erogatori pubblici sia quelli privati accreditati quando lavorano per conto del Servizio Sanitario Nazionale. Non riguardano invece le prestazioni totalmente private o in libera professione intramoenia, che seguono listini differenti.

Gli aumenti ridurranno le liste d’attesa?

L’obiettivo economico è rendere più sostenibile l’erogazione delle prestazioni comprese nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Tariffe troppo basse possono indurre le strutture accreditate a ridurre l’offerta di alcuni esami complessi o ad alto costo. Un rimborso più realistico potrebbe quindi favorire una maggiore disponibilità di prestazioni convenzionate. Non esiste però un automatismo. Per ridurre le liste d’attesa servono anche personale, agende aperte, tecnologie funzionanti, appropriatezza delle prescrizioni e controlli sulla reale capacità produttiva. L’aumento tariffario, da solo, non garantisce appuntamenti più rapidi. Le associazioni delle strutture accreditate continuano inoltre a contestare il nuovo impianto, ritenendo che diversi importi non coprano ancora i costi effettivi. È quindi possibile che il confronto prosegua anche dopo l’entrata in vigore.

cortesia Mondosanità.it

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