Nel prossimo consiglio dei ministri Giorgia Meloni proporrà alcuni provvedimenti riguardanti la scuola: sarà introdotto un tetto al numero degli strumenti stranieri per ogni classe, sarà vietato alle studentesse di indossare burba o niqab e sarò obbligatorio per i genitori degli studenti di altre nazionalità apprendere la lingua italiana. La presidente del Consiglio lo ha annunciato alla kermesse deilla Gioventù Nazionale che si è tenuta a Roma.

Un intervento, a tratti retorico e mieloso, rivolto soprattutto agli studenti stranieri, chiara dimostrazione del voler rincorrere l’ex generale Vannacci, ormai suo competitore politico a Destra e quindi spina nel fianco sul futuro della coalizione di governo. Nell’annunciare che presto anche le gli istituti professionali saranno denominati licei, Giorgia Meloni si è dilungata su una polemica che sa ormai di strantio: dare a tutti lo stesso voto – ha detto – è stato il fallimento del Sessantotto, addebitando quindi alla sinistra la volontà di scalfire il merito e di creare una scuola per tutti, che, a suo dire, avrebbe dato l’effetto contrario. La premier, in crisi di argomenti e ricorrendo a retorica stucchevole, dimentica che il merito nella scuola è stato svilito proprio dall’esistenza di un’istruzione privata che ha privilegiato i figli di quelle famiglie abbastanza facoltose che costituiscono l’ossatura dell’elettorato di Destra.

Da ricordare che la sinistra (leggere Gramsci e tralasciando Tolkien a questo punto sarebbe molto istruttivo, ndr) si è sempre battuta per dare a tutti i ragazzi la possibilità di andare avanti nello studio, aiutandoli nel superare difficoltà sociali ed economiche innegabili. Mai ha proposto di dare lo stesso voto a tutti. La scuola del “tu sei figlio di…” è stata la prima causa di un’istruzione mortificata e di classe. Ai giovani del suo partito, la Meloni ha detto che “non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo sono i bambini italiani poiché minoranza. Chiamare tutto questo integrazione è una menzogna. Chi vuole venire in Italia deve imparare la nostra lingua e conoscere le nostre regole. È l’unico modo serio di accogliere”.

VANNACCI APPROVA, I PRESIDI CHIEDONO UN BAGNO DI REALTA’

Sul tetto degli stranieri, Roberto Vannacci si è detto d’accordo, ma dai presidi arriva una precisazione. “In termini didattici la questione è fondata e condivisibile, ma è difficile trovare una soluzione tecnica”, spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi. Il problema è innanzitutto territoriale: “La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria. Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri che facciamo, non li accogliamo a scuola?”. In Italia, gli studenti stranieri sono circa 950 mila, l’11 per cento della popolazione scolastica. E i due terzi sono nati nel nostro Paese e parlano un italiano spesso migliore di parecchi nostri connazionali. Il limite degli studenti stranieri esiste però da tempo: la circolare Gelmini, già dal 2010, fissa il tetto al 30 per cento, ma quasi quattromila istituti lo superano perché altrimenti i presidi sarebbero costretti a spostare gli alunni.

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