Nuova svolta nel caso della morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del suo ufficio di Palazzo Salimbeni il 6 marzo del 2013. A oltre tredici anni dai fatti, la Commissione parlamentare d’inchiesta ha indicato per la prima volta la pista interna dell’omicidio facendo due nomi come presunti protagonisti della vicenda. Durante la riunione dell’Ufficio di presidenza, il presidente Gianluca Vinci ha affermato che, sulla base degli elementi raccolti dai consulenti e dei colloqui con alcuni detenuti, nelle vicende che avrebbero portato alla morte di Rossi sarebbero coinvolti, con ruoli differenti, Giuseppe Mussari, l’ex presidente della banca, e Gabriele Ceccherelli, giocatore del calcio fiorentino. Mussari sarebbe stato il mandante dell’intimidazione (Rossi non doveva essere ucciso), mentre Ceccherelli l’organizzatore dell’azione che avrebbe scelto le persone da coinvolgere nella fase esecutiva, rimaste tuttora senza nome. Dall’inchiesta sarebbe anche emersa una pista, da approfondire: il coinvolgimento della criminalità organizzata, con particolare riferimento alla ‘ndrangheta inserita nella Bassa Mantovana e nella Bassa Reggiana. Il boss della ‘ndrangheta Grande Aracri aveva un conto nella filiale di Viadana del Monte Paschi. La banca era lo sponsor della locale squadra di rugby.
Uno dei moventi. Un’annotazione di polizia giudiziaria redatta dal Tenente Colonnello Adolfo Gregori per la Commissione parlamentare d’inchiesta – scrive il Corriere Fiorentino – sintetizza le dichiarazioni rese da un testimone detenuto. Il documento, acquisito al protocollo il 16 ottobre 2026, riporta gli elementi emersi durante un colloquio investigativo incentrato sulla ricostruzione della sera della scomparsa del manager del Monte dei Paschi. Nel verbale si attesta che il testimone, a seguito dell’indicazione di un soggetto emerso dalle indagini, ha descritto la figura come “molto potente e molto pericolosa”. Gli atti richiamano ingenti flussi finanziari e presunti legami con la ‘Ndrangheta, menzionando la capacità di effettuare trasferimenti fino a 50 milioni di euro mediante elaboratore informatico e la presenza di dati riservati conservati su chiavette USB.
In merito alle dinamiche logistiche, la testimonianza individua l’arrivo di Rossi nei pressi della sede bancaria a bordo di un Van a noleggio. Dopo una sosta iniziale nella piazza antistante l’ingresso principale, il manager sarebbe salito nel proprio studio scortato da tre persone per recuperare i dispositivi di memoria. Un quarto soggetto, riconducibile ad ambienti legati all’uso della forza nel calcio fiorentino’ sarebbe invece rimasto nel veicolo.
GLI ATTI ALLA PROCURA
“Abbiamo deciso di trasmettere gli atti. Invieremo tutta la documentazione alla Procura. L’autorità giudiziaria saprà come muoversi” ha detto Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta in una conferenza stampa, riferendosi a quanto acquisito da due detenuti. Secondo quanto riferito da Vinci, Mussari sarebbe stato il presunto mandante di un’azione intimidatoria che “inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi”, mentre Ceccherelli avrebbe organizzato la fase operativa, individuando le persone da coinvolgere, senza partecipare direttamente all’esecuzione. La Commissione precisa che si tratta di una ricostruzione investigativa maturata nell’ambito dei propri lavori e non di responsabilità accertate in sede giudiziaria.
Giuseppe Mussari, 64 anni, è uno dei nomi più noti della storia recente del Monte dei Paschi di Siena. Avvocato originario di Catanzaro e laureato in Giurisprudenza all’Università di Siena, è stato presidente della Fondazione Monte dei Paschi dal 2001 al 2006 e successivamente presidente della banca Mps dal 2006 al 2012. Dal 2010 al 2013 ha inoltre guidato l’Associazione Bancaria Italiana (Abi). Già nelle ultime ore il nome dell’ex presidente di Mps era stato anticipato da indiscrezioni giornalistiche, come quello del presunto mandante individuato dalla Commissione. Mussari ha respinto con forza ogni addebito, definendo le accuse “una follia prima ancora che una calunnia gravissima”, annunciando iniziative legali.
Molto meno conosciuto è Gabriele Ceccherelli, soprannominato “Lo Zena” e giocatore (calciante) del Calcio storico fiorentino. Secondo la Commissione parlamentare, sarebbe lui il soggetto che avrebbe organizzato l’azione, scegliendo le persone da coinvolgere nella fase esecutiva. La morte di David Rossi è stata archiviata per due volte come suicidio, ma le nuove consulenze tecniche e gli approfondimenti della Commissione hanno alimentato la convinzione che il manager possa essere stato vittima di un omicidio. “Non so niente, non conosco nessuno di questa vicenda, l’unica volta che sono stato a Siena è stato per comprare un paio di scarpe, non ho nulla a che fare con questa vicenda” ha commentato stamani.
LA FAMIGLIA DI DAVID ROSSI
Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi, moglie e figlia di David Rossi, ribadiscono “apprezzamenti” per il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta che ha “dimostrato scientificamente come la morte” dell’ex capo comunicazione di Mps “sia avvenuta in conseguenza di un omicidio”. “Al contempo, esprimono il proprio sgomento per le notizie recentemente diffuse in merito alla presunta individuazione dei mandanti e degli esecutori della vicenda”. La famiglia, “non esclude a priori alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna. Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica”. Così l’avvocato Carmelo Miceli, legale dei familiari di Rossi, commenta le notizie odierne diffuse dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. Il legale precisa inoltre che va anche “fermamente respinta l’idea che l’eventuale inattendibilità di singoli elementi o testimoni possa inficiare o compromettere l’enorme mole di lavoro e di risultanze oggettive accumulate in questi anni”.
Per anni, la versione prevalente ha sostenuto la tesi del suicidio, anche sulla base di ben due archiviazioni da parte della magistratura nell’ambito delle inchieste giudiziarie condotte sulla morte. Ma, anche a detta anche dei famigliari della vittima, e sulla base delle ultime risultanze tecniche che stanno emergendo, non viene escluso che l’uomo possa essere stato ucciso. “Ho chiesto l’acquisizione dei verbali nella parte pubblica. Ci riserviamo di leggere i verbali quando saranno disponibili” ha intanto detto l’avvocato Carmelo Miceli, legale dei familiari di David Rossi, commentando gli ultimi sviluppi. “Affideremo la nostra posizione ad una nota ufficiale” ha detto Miceli, che ha poi auspicato di “avere presto i verbali”.
Le ombre attorno al corpo . Una o più persone sarebbero rimaste all’imbocco di vicolo Monte Pio, a Siena, fino all’ultimo respiro di David Rossi, con la possibile funzione di controllare che nessuno entrasse e si avvicinasse al corpo per dare soccorso, quando forse c’era ancora margine per salvarlo dalla morte. È quanto emerge dalla perizia del Ris dei Carabinieri sulle ombre visibili nei filmati della videosorveglianza della sera del 6 marzo 2013, quando l’ex capo della comunicazione di Mps precipitò dalla finestra.
La Commissione, specie con le ultime perizie, si è orientata per la tesi dell’omicidio e ritiene che le nuove risultanze possano contribuire a ricostruire il ruolo di eventuali persone presenti nel vicolo e a chiarire se abbiano ostacolato i soccorsi. La relazione, di 74 pagine, individua 12 macro-sequenze, tra le 20:04 e le 20:14 di quella sera, caratterizzate da attenuazioni della luminosità sulla parete in marmo bianco in fondo al vicolo, in corrispondenza del passaggio delle automobili in via dei Rossi. Fenomeni che, secondo gli accertamenti del Ris, non sarebbero riconducibili ad artefatti visivi, difetti digitali o disturbi di compressione, ma compatibili con l’interposizione di corpi opachi di forma antropomorfa, verosimilmente persone, tra i fari dei veicoli e la parete.
La verifica sperimentale, condotta il 22 giugno 2026 attraverso rilievi tridimensionali con laser scanner e la riproduzione delle condizioni di ripresa, ha individuato cinque possibili posizioni, indicate come stazioni A, B, C, D e E, compatibili con le ombre osservate nel filmato del 2013. Dalle prime due sarebbe stata possibile una visuale diretta sul corpo di Rossi, seppure con alcune limitazioni; dalla stazione E sarebbero state visibili soltanto le estremità inferiori, mentre dalle posizioni C e D la visuale sarebbe stata impedita dallo spigolo del muro. “La novità più dirompente è che non era un passante” ha dichiarato Vinci, presidente della Commissione, sostenendo che la persona nel vicolo avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda e avrebbe contribuito a bloccare i soccorsi per oltre 20 minuti, quando Rossi sarebbe stato ancora vivo e soccorribile. Per Vinci, gli elementi emersi porterebbero a ipotizzare il coinvolgimento di almeno quattro o cinque persone: alcune avrebbero impedito l’accesso al vicolo, altre sarebbero state presenti nell’ufficio al momento in cui Rossi sarebbe stato appeso alla finestra. Il presidente ha inoltre richiamato una testimonianza resa anni fa da Antonio Muto, che avrebbe riferito all’avvocato della famiglia Rossi, Luca Goracci, di aver trovato più persone a impedire l’accesso al vicolo.

L’identità dei testimoni resta segreta, anche per preservarne l’incolumità. Sono soggetti che secondo Vinci “non si conoscono tra di loro”, per questo motivo le loro dichiarazioni sarebbero importanti. A conoscersi bene sarebbero invece Mussari e Ceccherelli, che secondo uno dei testi si sarebbero visti per pianificare l’azione intimidatoria. Alle accuse di essere il mandante Mussari le aveva definite “follie”. “La sua reazione è naturale”, sottolinea Vinci, “sia se fosse colpevole sia se fosse innocente”. La vera intenzione di Mussari sarebbe stata quella di spaventare Rossi per evitare che andasse avanti nei suoi propositi, in qualche modo proteggendolo dalla ‘ndrangheta.






