Il carburante comincia a scarseggiare, i distributori espongono cartelli con la scritta del tutto esaurito e i Tir bloccano strade, caselli autostradali e accessi ai porti. La protesta contro il caro carburante sta mettendo in difficoltà il Sud Italia, con ripercussioni sulla circolazione delle merci e sui rifornimenti. Da Campania e Puglia fino a Calabria e Sicilia, la mobilitazione degli autotrasportatori si allarga e cresce la preoccupazione per le conseguenze sull’economia e sulla distribuzione dei prodotti.

La situazione più critica riguarda Puglia e Basilicata, dove numerosi automobilisti si sono messi in fila per fare il pieno, mentre diversi impianti hanno esaurito le scorte. Confartigianato Trasporti lancia l’allarme e parla di un rischio concreto e imminente di paralisi totale della logistica e del sistema economico del Paese.

Il caro carburanti sta infiammando il Sud dal 28 settembre, ma solo ora la grande stampa comincia a darne conto: agricoltori e autotrasportatori protestano contro l’impennata dei costi, mentre si accende lo scontro tra governo e opposizioni. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, lancia avvertimenti anziché spiegare e comprendere le ragioni del disagio: “Manifestare è lecito e degno di rispetto, bloccare le strade per impedire ai prodotti di essere distribuiti è un reato”.  Gasolio, energia e fertilizzanti costano sempre di più, mentre i ricavi rischiano di non coprire le spese. A esprimere la rabbia della categoria è Pietro Magna, organizzatore della protesta nel Crotonese: “Non vogliamo essere più il bancomat dello Stato, vogliamo lavorare e portare un pezzo di pane a casa”. Gli agricoltori chiedono un prezzo equo del gasolio e interventi concreti per salvaguardare le aziende.

Anche gli autotrasportatori denunciano le difficoltà legate al caro diesel e ai fondi attesi. In Calabria i camion si fermano ai margini delle strade, mentre in Puglia si registrano proteste e carenze di carburante. Conftrasporto e Unatras hanno chiesto un incontro con il governo. Senza risposte l’Italia un fermo nazionale. Il ministero dei Trasporti ha convocato un tavolo per il 27 ottobre. L’opposizione alza il tiro e annuncia tre interrogazioni a Bruxelles, alla Camera e in Consiglio regionale sui 45,6 milioni di euro assegnati dall’Unione Europea.

LA SITUAZIONE SULLE STRADE

Le prime conseguenze dei blocchi si fanno sentire sulle pompe di benzina. Nelle province di Bari e Barletta sono state segnalate lunghe code ai distributori, con automobilisti alla ricerca di carburante. Situazione difficile anche a Potenza e nei Comuni vicini, dove molti impianti hanno esposto il cartello del tutto esaurito.
A complicare i rifornimenti le proteste degli autotrasportatori, che stanno interessando importanti collegamenti stradali. Particolarmente critica la situazione lungo la statale Jonica, tra Puglia, Basilicata e Calabria, e nell’area del Vulture-Melfese.

Campania. La protesta coinvolge ormai gran parte del Mezzogiorno. I camionisti hanno organizzato presidi a Napoli e Caserta. Sull’autostrada A30 Caserta-Salerno è stata chiusa l’uscita di Nola in entrambe le direzioni.

Puglia.  Nel Foggiano la mobilitazione è arrivata al sesto giorno, mentre circa 500 Tir hanno attraversato in corteo la statale 379 da Brindisi in direzione Bari.

Basilicata. Disagi si registrano ancora sulla strada statale 106 Jonica, nel Metapontino, in provincia di Matera, al confine con Calabria e Puglia, dove c’è un presidio degli autotrasportatori. In mattinata è prevista anche una manifestazione di produttori di grano duro tra Montescaglioso e Matera, mentre dopo le difficoltà dei giorni scorsi, in diversi comuni lucani, oggi è possibile fare regolarmente rifornimento di carburanti.

Calabria.  Fedralog (Federazione regionale della logistica calabrese) ha organizzato quindici presidi in prossimità di snodi strategici, tra cui l’aeroporto di Lamezia Terme e il porto di Gioia Tauro. La mobilitazione è prevista fino al 20 ottobre.

Sicilia. A Palermo i manifestanti hanno presidiato l’accesso al molo Santa Lucia, ostacolando l’uscita dei mezzi pesanti e le operazioni di scarico delle navi. “In Sicilia non circolano mezzi pesanti”, ha dichiarato Salvatore Bella, coordinatore del comitato trasporti siciliani, descrivendo l’ampiezza della protesta.

Le ragioni della protesta

Al centro della mobilitazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio, che sta facendo crescere i costi di gestione delle aziende di trasporto. Secondo Salvatore Bella, con il carburante arrivato a 2,30 euro al litro, un pieno costa circa mille euro in più, ai quali si aggiungono altri 700 euro per il trasporto via nave. Spese che, denunciano gli operatori, rendono sempre più difficile continuare a lavorare. “Stiamo messi male tutti, aziende e autisti, entrambi con il cappio al collo”, hanno raccontato i camionisti impegnati nel presidio nei pressi del casello di Nola. La protesta coinvolge anche il settore agricolo. Venerdì 16 ottobre gli agricoltori della Coldiretti Basilicata si sono mobilitati con i trattori davanti alla sede della Regione a Potenza per chiedere interventi contro il caro carburante, l’aumento dei costi di produzione e la riduzione dei redditi.

Che fa il governo

Il governo cerca una soluzione per evitare che la protesta si allarghi. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è al lavoro per anticipare a martedì 20 ottobre l’incontro con gli autotrasportatori, in precedenza previsto per il 27 al ministero. Secondo fonti del suo entourage, il confronto potrebbe svolgersi alla Prefettura di Milano. Sul tavolo c’è anche la richiesta di risorse economiche per affrontare l’emergenza. “Se il ministero dell’Economia stanzierà risorse che abbiamo chiesto nell’immediato pari almeno a 80 milioni di euro ci sarà almeno nell’immediato una maggior serenità” ha dichiarato Salvini.

La protesta arriverà a Roma?

Gli autotrasportatori chiedono risposte immediate. Assotir accusa il governo di non aver affrontato le difficoltà del settore, mentre Confartigianato Trasporti avverte che il protrarsi della crisi potrebbe compromettere la distribuzione delle merci e coinvolgere altri comparti produttivi. Dalla Calabria arriva anche un ultimatum. “Siamo pronti ad andare a Roma con i nostri Tir se entro martedì 20 ottobre non avremo avuto risposte concrete alle nostre richieste», ha annunciato Mario Pansini, coordinatore in Calabria di Fedralog.

 

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