di Claudia Zamorani
— Sarebbe un atto di straordinaria bellezza e pacifica ribellione se, alla prossima manifestazione, noi adulti scegliessimo di smettere i panni degli spettatori rassegnati e giudicanti per scendere in piazza, spalla a spalla, accanto ai nostri figli.
Nelle nostre città una generazione intera sta cercando di riprendersi il futuro. Ragazze e ragazzi manifestano per denunciare un presente soffocante: il carovita, gli affitti inaccessibili che trasformano il diritto allo studio in un privilegio, un mercato del lavoro spregiudicato che offre precariato e salari da fame, la crisi del clima, un mondo che sembra votato all’autodistruzione per nostra stessa mano. Eppure, la risposta di gran parte della politica e del dibattito pubblico è la consueta cinica strategia della delegittimazione.
Si accendono i riflettori sulla vetrina rotta, sull’infiltrato di turno, sulla violenza di pochi, con il solo e malcelato scopo di ridurre un disperato grido di allarme a un mero problema di ordine pubblico. Si squalifica la protesta per non dover affrontare il merito ineludibile delle rivendicazioni.
È esattamente qui che entra in gioco il nostro ruolo. Immaginate una mobilitazione trasversale, capace di saldare le generazioni. Noi adulti — genitori, zii, nonni — che scendiamo in strada per fare scudo, per proteggere la voce dei più giovani da chi tenta di ridurla al silenzio o alla macchietta. Questi ragazzi e ragazze sembrano gli unici, in un Paese profondamente assopito, ad avere ancora il coraggio della speranza e l’ostinazione di farla sentire.
Anche perché la cecità delle istituzioni sfiora il grottesco. Mentre i giovani chiedono il pane — dignità, casa, un pianeta vivibile —, le priorità del potere ricordano il vecchio e spietato “se non hanno pane, mangino brioche”. L’ultima risposta al carovita e alla crisi sociale è la possibilità di spendere fino a 600 euro per una targa automobilistica personalizzata.
Sappiamo come andò a finire a Versailles. Senza attendere eventi traumatici, c’è un solo modo per rispondere a questo stacco dalla realtà: andare in piazza con i nostri figli e sostenere la loro battaglia.

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