Dopo il documentario di Margherita Ferri sulla vicenda di Giulio Regeni, il giovane ricercatore torturato e ammazzato in Egitto da agenti mai comparsi in tribunale e che la faranno franca, il ministero della Cultura ha bocciato anche il finanziamento al film su Federico Aldrovandi. Infatti, tra i titoli esclusi dal contributo che dovevano essere prodotti in Emilia Romagna c’è “Aldro vive” della società Controluce Produzione di Stefano Muroni.
LA VICENDA
Gli operatori sanitari del 118 lo trovarono sdraiato, con i polsi ammanettati dietro la schiena e due manganelli spezzati accanto al corpo martoriato, in via Ippodromo, a Ferrara. Era l’alba del 25 settembre 2005 e Federico Aldrovandi aveva soltanto 18 anni, frequentava l’Itis elettronica, giocava a calcio, suonava il clarinetto, faceva karate e tifava per la Spal. Ad ucciderlo furono 4 agenti della Polizia di Stato tutti condannati per omicidio colposo a tre anni e sei mesi, pena ridotta a sei mesi con l’indulto. A distanza di vent’anni il caso Aldrovandi resta impresso nella memoria.
Federico era andato con gli amici a un concerto reggae a Bologna. Al ritorno, verso le 5 del mattino, si era fatto lasciare al parcheggio delle scuole elementari vicino casa.Tra le 5 e le 5,23 lo studente fece nove telefonate ai suoi amici, ma nessuno rispose. Alle 5,48 una residente chiamò il 113 segnalando una persona che urlava. Sul posto arrivarono due volanti, in una c’erano gli agenti Enzo Pontani e Luca Pollastri, nell’altra Monica Segatto e Paolo Forlani. Alle 6,04 i poliziotti chiamarono un’ambulanza. Probabilmente era già morto.
Secondo la prima versione ufficiale, il decesso fu conseguenza di un malore causato da alcol e droghe. Ma una prima perizia accertò 54 lesioni ed ecchimosi. Le successive perizie stabilirono che la morte era avvenuta per arresto cardiaco dovuto a compressione toracica e ai colpi subiti. La svolta arrivò grazie al blog di denuncia aperto dalla madre Patrizia Moretti nel 2006. E soprattutto grazie alla diffusione da parte della famiglia della foto simbolo di questa vicenda: Federico massacrato, con i segni dei manganelli sul volto e la macchia di sangue sul lenzuolo bianco.
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice Francesco Maria Caruso, scrisse: “La sproporzione tra la presumibile condotta della vittima e quella degli imputati colora in modo negativo il fatto. Ma anche se il ragazzo fosse stato effettivamente molto agitato, la mancanza di senso della funzione sociale della polizia, l’inaffidabilità degli imputati, la loro oggettiva ‘pericolosità’ per la manifesta inadeguatezza nell’autodisciplinarsi nell’esercizio delle delicatissime funzioni e nell’autocontrollo nell’uso dello straordinario potere di esercizio autorizzato della forza, giocano nel senso di attribuire al fatto un’obbiettiva elevata gravità”. Corte d’Appello e Cassazione confermarono la condanna per omicidio colposo a tre anni e sei mesi. Nel luglio 2012 l’allora capo della polizia Antonio Manganelli porse anche le scuse pubbliche. Ridotta la pena a sei mesi con l’indulto, nel 2014 i quattro agenti rientrarono in servizio, con incarichi amministrativi.
LE REAZIONI ALLA BOCCIATURA
«Da 15 anni lavoro nel mondo del cinema – spiega il produttore Muroni – e ho imparato che i bandi si vincono e si perdono. Il ministero ci ha sempre sostenuti, dal progetto dei murales di Gherardi alla creazione e allo sviluppo della filiera creativa. Anche la nostra ultima pellicola, “Il soldato senza nome”, ha ricevuto il suo supporto e continueremo a collaborare a stretto contatto». Da quanto emerso a vincere sono stati progetti ambiziosi, con richieste economiche importanti: «Guardando la lista delle selezioni ufficiali – continua il presidente della filiera creativa Ferrara La Città del Cinema – i film finanziati sono soprattutto produzioni di grandi dimensioni, con budget consistenti, a differenza del nostro, più semplice sotto il profilo produttivo». Per l’attore e imprenditore ferrarese non si tratta della prima “battuta d’arresto”: «In passato abbiamo partecipato ad altri bandi, anche della Regione Emilia-Romagna, senza sempre ottenere risultati. Ad esempio, “Oltre la Bufera”, il film su don Minzoni, è stato selezionato solo al secondo tentativo».
Il film dedicato alla storia di Federico e a quella di chi ha sempre lottato per fare luce sul caso e ottenere giustizia non riceverà quindi i fondi ministeriali, ma non per questo si fermerà: «Il film si farà, come è stato annunciato – sottolinea Muroni –. A settembre inizieranno le riprese e la pellicola sarà visibile il prossimo anno».
Più crude invece le parole del giornalista e scrittore Andrea Scanzi, che definisce le scelte «stolte, ottuse, cieche e immorali» e sottolinea, da parte della commissione, «un totale disinteresse per la cultura, un’incurabile voglia di vendetta contro “l’egemonia culturale” di sinistra.
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Più come vendetta contro l’egemonia culturale della sinistra, che c’entra poco, la bocciatura appare come l’espressione di una cattiva coscienza del potere arbitrario e violento con gli ultimi e gli indifesi, e che non vuol essere mai messo in discussione.
