Il Papa: “L’Europa non si abitui a vedere i suoi mari come cimiteri senza lapidi”

Papa Leone prova a risolvere il dramma dei migranti sulla scia di papa Francesco. Stamani dal porto spagnolo di Arguineguin, punto di approdo dei viaggi della speranza della rotta atlantica, anche lui, come Bergoglio l’8 luglio del 2013 a Lampedusa, ha gettato in mare una corona di fiori per commemorare tutti quelli che, inghiottiti dai flutti o dalle negligenze dei soccorsi, l’approdo non lo hanno visto e sono andati a picco aggrappandosi ai resti dei cayucos e dei pateras, le imbarcazioni di fortuna maggiormente utilizzate.

Leone ha sferzato: “Non basta gestire gli arrivi, distribuire cifre, rafforzare le frontiere o lamentare le morti quando sono già avvenute. Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti devono rischiare la morte per cercare la vita?” Iniziando il suo denso discorso, Prevost si è voluto innanzitutto inchinare, sottolineando nel testo il gesto del capo, per richiamare l’inviolabile dignità umana che, ha detto, “non ha passaporto e non conosce frontiere”.

“L’Europa si faccia un esame di coscienza, non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi”‘ ha scandito quindi dal molo della “verguenza”, per attivare una più adeguata struttura di accoglienza.

Una definizione, quella di “molo della vergogna” che non a tutti piace in Spagna, dove molti, e tra questi il presidente del governo Pedro Sanchez che ha accolto lui stesso Prevost all’arrivo nella base aerea di Gando, ritengono superata mentre vorrebbero maggiore aiuto dagli altri membri dell’Unione nella gestione degli arrivi. “La dignità umana vie legali e sicure – insiste il Pontefice – , soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione”.

Alle donne vittime di tratta, Prevost riserva un capitolo a parte: “Ogni vita umana è una benedizione, nessuno può comprarla, venderla, usarla o scartarla”. “Se altri hanno dato un prezzo al tuo corpo – dice rivolgendosi a Blessing, una donna che non può uscire allo scoperto essendo ricercata dai suoi trafficanti di cui una volontaria ha letto però una lettera – Dio non ha mai smesso di guardarti come una persona di valore inestimabile. Se ti hanno trattata come una cosa, la Chiesa vuole dirti oggi: sei figlia e sorella”, “la tua vita non appartiene a chi ti ha fatto del male, il tuo corpo non appartiene a chi si è approfittato di te”, e “ha una dignità che nessuno può strapparti”

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